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Liguria Pride 2017

28 giugno 12017

Pride 2017
Sabato, per dimenticare le amarezze.

Che se oggi e domani piove come dicono,
stavolta non sarà nemmeno una torrida esperienza…
beh, almeno come meteo, intendo 😀

Drappellone di luglio

27 giugno 12017

S’è fatto di nuovo quel periodo dell’anno che le pinte di sangue toscano hanno il sopravvento (figuriamoci poi quest’anno che la parte genovese vuole sprofondare e nascondersi dopo l’elezione del sindaco parafascista…)

Domenica non avrò nemmeno bisogno di trovare una scusa per scappare dall’ufficio a qualunque costo per seguire la diretta TV. Che poi in realtà la lascio in sottofondo mentre mi preparo la cena finché c’è la tiritera degli inviati che devono riuscire ogni anno a fare un documentario vagamente interessante dicendo sempre le stesse cose ma cercando di dire qualcosa di nuovo (bell’impresa…)

Poi si apre quel portone, escono i cavalli, e prende il comando il mio cervello rettile; resto inebetito a seguire le scene di un rito che in fondo neppure mi riguarda, manco tifo per una contrada o per l’altra… ok, c’è lontana la radice di quel paese, Frosini, col castello dei templari poco distante da Siena che evidentemente cela le lontane origini della mia famiglia, ma alla faccia del richiamo ancestrale sarebbe…

Spero si vorrà ammettere con me che stavolta la Madonna di Provenzano (simpatica opera dell’artista senese Laura Brocchi) ha un’aria un po’ più sbarazzina del solito… vagamente e bonariamente “da schiaffi” se posso permettermi  (e considerando le bestemmie che tiro di solito -anche lì devono essere i litri di sangue tosco a parlare- direi che posso)

Drappellone luglio 2017

Commento politico

26 giugno 12017

#Montagbegeisterung

La nemica

12 giugno 12017

Basta così. Voglio dimenticare quanto ti ho voluto bene.

Sei Superba, ma solo in ciò che questa parola ha di deteriore. Presuntuosa, altezzosa, scostante. E meschina. Non meriti di essere apprezzata.

Quel tuo figlio Colombo dotato più di culo che di anima e d’intelligenza (sempre che sia davvero tuo figlio) deve tornare a spargere su di te la scalogna che già ti ha dispensato altre volte, generandosi una nomea di jettatore che i vecchi fingono di non ricordare ma che ben hanno presente, pensando a quando uccise alcuni operai che ne stavano spostando il monumento, o a quando quasi ti portò alla meritata bancarotta per un expo fallimentare.

Ho creduto in te nonostante i tuoi mille difetti: nonostante fossi solo una maledetta bottegaia legata al soldo, tanto da inventare, tu per prima, il cancro del capitalismo che ci porterà -speriamo- all’estinzione; nonostante il tuo leccare con costanza il paniere ai papi, vecchia guelfa bagascia che il Barbarossa avrebbe fato bene a radere al suolo; nonostante il tuo infischiartene di arti e lettere, tanto da buttar giù case natali che altrove sarebbero idolatrate, e di non sapere nemmeno come scrivere correttamente la tua lingua tanto vocalica che ora spero finirà soffocata nelle gole morenti di noi vecchi, e che hai saputo usare solo come arma di difesa e offesa contro tutti i foresti.

Nonostante tutto questo io ancora speravo in te, avevo ancora negli occhi la medaglia d’oro della Resistenza e le maglie a righe dei camalli in un pomeriggio di quello che fu il mio primo giugno.

E soffrivo, quando mi si ricordavano invece altre storie, altri eventi ed altri personaggi: di quei giorni di inizio millennio nei quali volevo ricordare solo le vecchine che sorridendo “innaffiavano” i cortei di giovani dalle finestre per alleviarli dal torrido caldo di luglio, anche se continuavo ad avere davanti agli occhi un ragazzo assassinato, vittima del tuo piegarti alla violenza fascista e assassina delle uniformi.

Volevo ricordare la follia fanciullesca seppur tabagista di don Gallo, e non l’aristocratica ipocrisia del tuo “adorato” cardinal Siri, anche se in fondo pare che entrambi, in modo diverso, avessero frequentazioni peripatetiche. (E taccio di arcivescovi successivi, uomini di denaro e di potere che Cristo in persona avrebbe dovuto cacciar fuori dalla cattedrale a calci in culo)

Ma non c’è niente da fare, ti stai rivelando di nuovo la puttana senza cuore che scoprivo con timore nei miei primi vagabondari nei caruggi disastrati della mia gioventù: hai fatto finta di volerli rimettere a posto, vero, ma quasi subito hai deciso che era meglio mollarli al loro destino di case fatiscenti per schiavi da ricattare, e non trattarli come il tesoro da visitare che dovrebbero essere.

Non ami la compagnia, vero, ambigua figlia di Giano? E allora sia, rimani pure da sola con le tue velenose palanche.

Che tutti ti dimentichino, mia schifosa e vigliacca città natale. Deve calare su di te l’oblio di Cartagine, devi sparire dalle carte e dai discorsi.

I turisti che non hai mai voluto accogliere pienamente devono smettere di pensarti, devi diventare davvero “un sobborgo di Milano”, come si augura uno dei tuoi peggiori candidati sindaci di oggi al quale hai voluto concedere la prova del ballottaggi e -perché no- un piccolo vantaggio numerico.

Ma un sobborgo vero, di passaggio, una città-dormitorio priva di fascino, abitata solo da popolazioni incattivite dalla tua ingratitudine, giunti da ogni continente per portarti sangue fresco e nuovo vigore, e ripagati solo con diffidenza e disprezzo. Che questi tuoi nuovi figli adottivi ti regalino solo odio e paura, matrigna imbellettata. Da far sembrare le banlieues parigine una ragazzata.

In te devono marcire le vasche dell’Acquario, arrugginirsi gl’inutili tentacoli del Bigo, i tuoi palazzi devono ritornare scrostati e cadenti come li ricordo nella mia infanzia, come li hai trascurati per decenni, per secoli. Quello è il tuo vero volto. Non il belletto che ti sei messa solo ultimamente.

Spero che tu torni ad avvelenarti, con fabbriche siderurgiche e chimiche fumiganti veleno, poste là dove dovrebbero sorgere spiagge da cartolina, come del resto si (e ti) augurano entrambe le mummie che fra due settimane si sfideranno ai ballottaggi comunali.

Ti odio per quanto sei divenuta meschina, per il tuo affidarti ai peggori ceffi disgustosi, come mi hai chiaramente dimostrato questa domenica, quando hai spalancato le tue porte e i tuoi voti ai peggiori fascisti e razzisti scaturiti dalle fogne, senza comunque abbandonare del tutto i tuoi figli più vergognosi, quelli con le ville a Sant’Ilario.

Sì, ora ti odio, Genova.

E ho paura che sarà un male dell’anima dal quale non riuscirò a guarire presto.

Prendiamone atto

2 agosto 12016

Il povero blog è in pausa, vuoi estiva vuoi di riflessione.

Cercherò di non staccare l’alimentatore.

DUEZEROZEROUNO

Sienaposto luglio 2016

2 luglio 12016

Per motivi tecnico-logistici che il tacere è bello, per un po’ di tempo non riuscirò a inviare post sul blog “in diretta”, la rete in casa è quasi assente.

Per cui per mantenere un minimo di tradizione del blog, visto che non potrò postare “a caldo” il vincitore del palio (magari un addenda successivo…), metto come segnaposto almeno il drappellone “surrealista” (autor dixit, non a torto) di Tommaso Andreini (artista interessante)

Drappellone Luglio 2016


Addenda

Contrada_della_Lupa-StemmaE dopo più dì un quarto di secolo, in un palio dai tempi tutto sommato regolari e con una bella carriera tesa la Lupa, superando nel finale Nicchio e drago, ha passato il poco ambito scettro di Nonna all’Aquila, che chissà, cercherà di scrollarselo subito di dosso ad agosto…

Genova 30 giugno 1960

30 giugno 12016

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