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Idem mutatus resurgo: SalTo16

16 maggio 12016

R3L’inverno del mio scontento si sta mutando non dico in fulgida estate, ma quanto meno in ariosa primavera.

Dopo lunghi mesi oscuri di silenzio legati a motivi che il tacere è bello, cerco di riemergere e riprendo le trasmissioni su questo povero e trascurato blog.

Approfitto per farlo del mio ritorno ad uno degli appuntamenti annuali, la solita gita fuori porta al Salone del Libro di Torino.

P1010111Rieccomi “a casa”, ovvero su un treno che mi sarà temporaneo giaciglio per recuperare il sonno perduto verso la ben conosciuta coda alle biglietterie, quest’anno preceduta da un simpatico controllo di sicurezza con metal detector e ispezione dei bagagli, una versione soft delle procedure aeroportuali che molti dei presenti contestano inter se: citando a memoria, qualcuno in coda dietro me borbotta un commento del tipo “Ridicoli! Se vogliono farci vivere nella tensione e nella paura dell’Isis allora dovrebbero mettere questi controlli nei supermercati, nei cinema…” a cui rispondo con il mio classico “Meglio non dare suggerimenti” (lo so, noi lettori forti siamo spesso dei maledetti sinistrorsi disfattisti…)

Voglio invece dimenticare la voce che ho sentito all’interno del Salone e che con stupore chiedeva “Ah, ma le case editrici non sono messe in ordine alfabetico”…

DSC00008Grazie anche al mio attuale iperutilizzo degli e-book come principale fonte di lettura, con un occhio rivolto al portafoglio, e l’altro invece verso uno degli oscuri motivi accennati in partenza, ovvero il limitato spazio euclideo degli appartamenti che non permette la compenetrazione dei corpi, avevo il buon proposito di comprare appena un paio di libri, limitandomi ai volumi a fumetti (no me stæ a rompî o belin, il termine graphic novel sarà bello e fico, anzi cool, ma non mi piace proprio)

Diciamo che il portafoglio era forte, ma la carne è stata davvero debole (anche se ammetto che ho fatto di peggio in anni passati) come mostra la prova a carico qui a fianco.

Che dire del Salone? Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale, per citare il poeta. Pieno di gente, graziose (ovviamente) standiste, adolescenti occupati in volantinaggi varî (dal politico alla pizzeria), loschi figuri ambosessi “dell’ambiente” carichi di papiri che gonfiano le borse, di vestiti costosi dai colori a volte daltonicamente accostati e spesso di rughe che frattalizzano la faccia. Ovviamnete, ovunque il guardo giri, un’infinità di libri omnigeneri a prezzi spesso abbondantemente scontati. Fra le curiosità, un enorme coniglio rosa vagamente piratesco e un drago-dinosauro a riposo ovviamente bersaglio di tutti gli smartphone e tablet dei presenti (ho spesso la tanatologica sensazione di essere l’unico rimasto a fare foto con una digitale compatta)

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Quest’anno ho (inutilmente, come già visto) cercato di limitare le spese seguendo il solito paio di incontri con gli autori. In entrambi i casi, relativi a due libri che ho in coda di lettura e sono entrambi in odore di comunismo dei bei tempi, alla faccia di chi so io.

provvrosIl primo italiano e credo “opera prima” (nel senso che credo sia il primo esperimento di narrativa di un saggista)  dell’autore Ludovico Festa, definito da Alessandro Gilioli, presentatore dell’incontro, come uno di quelli che si chiamavano “miglioristi”, la destra del Pci negli Anni di Piombo (mentre i giovinastri come Gilioli, che nel 1977 descritto nel romanzo aveva diciassett’anni come me, erano perlopiù gruppettari -vocabolo ormai sparito dal lessico e che solo i vecchi oltre il mezzo secolo come me ricordano)

La provvidenza rossa, giallo urbano milanese che prende l’avvio dalla morte di una fioraia tesserata del PCI, e dove l’inchiesta non è tanto quella dei poliziotti che cercano l’assassino della donna, quanto quella dei probiviri (altro veterologismo sparito) della sezione locale del Partito (come dice Gilioli, all’epoca anche quando lo si nominava a voce, del “Partito” si percepiva distintamente l’iniziale majuscola)

P1010121Fra ricordi e risate mezzo nostalgiche e mezzo critiche verso quelle atmosfere fra Guerra Fredda e speranze ancora vive nel futuro, all’ombra dell’immensa organizzazione militar-religiosa che fu il PCI di allora e che i ventenni di adesso probabilmente non riescono neanche a concepire; si parla di una Milano operaia che non c’è più, di una serie di personaggi-figurine tipiche e riconoscibilissime (il tesserato “trinariciuto”, l’intellettuale, il proboviro, il questurino…) talmente ben abbozzati che talvolta l’autore ammette di aver avuto qualche problema con amici anche di vecchia data che si sono (non piacevolmente) riconosciuti…

anarhAltro affollato incontro, quello presentato da Marco Peano (autore del recente e fortunato L’invenzione della madre che non ho ancora avuto il coraggio di cominciare, visto l’argomento di dolore filiale) col boliviano Rodrigo Hasbún, del quale attualmente sto leggendo alcuni racconti prima di passare al libro dell’intervista, il breve Andarsene che narra la storia romanzata di Monika Ertl, La ragazza che vendicò Che Guevara, come viene presentata in uno dei libri della foto con i miei acquistitorinesi, una biografia più classica dello stesso personaggio, ragazza di buona forse ottima famiglia tedesca e che diventa una rivoluzionaria comunista sulla pista dell’assassino del Che. Curioso bibliogemellaggio.

P1010130Nell’intervista Hasbún parla del suo essere emgrato figlio di emigrati, del passato recente boliviano, fino a qualche tempo fa (manco a farlo apposta) repubblica sudamericana tipica dalle libertà inesistenti o quasi (la succitata “emigrazione” dell’autore fu ovviamente una delle tante fughe semiclandestine all’estero di tanti boliviani) e ora posta forse su una strada migliore.

Peano si sofferma, per “deviazione professionale”, come confessa egli stesso, sulla forma letteraria del libro, chiedendosi come abbia sia stato possibili inserire dei personaggi e delle descrizioni tanto intense e diverse, anche nello stile dei capitoli, in un romanzo tanto breve (intorno alle cento pagine). Insomma, presentazione intrigante.

Mi rendo conto che ho fatto tutta una carrellata di libri che non ho ancora letto ma dei quali parlo sulla fiducia e per “sentito dire”. Comunque.

P1010138E se posso essere soddisfatto di essermi evitato l’acquazzone pomeridiano che ha martellato per un’oretta dalle colossali nubi grigie e bigie che si intravedono qui dietro il banchetto di chi protestava per la presenza di Salvini al Salone (cosa buona e giusta) non altrettanto soddisfatto posso essere rimasto per il viaggio ferroviario del ritorno, temporaneamente interrotto nella stazione semifantasma di Felizzano, a pochi chilometri da Alessandria, causa “un guasto alla motrice”. Qui una foto ricordo dei passeggeri in transumanza in attesa del treno successivo. Non voglio ricordarne l’affollamento, dovuto anche alla concomitanza del raduno degli Alpini (come l’attento osservatore avrà dedotto dalla presenza delle erte penne che spuntano nella folla).

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