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La magnifica invenzione

4 agosto 12015

Nooooo tu non credi piùùù alle fate bluuu… cominciava così la sigla di Mille e una sera, un programma televisivo sul secondo canale (spiacente, di terzi e oltre non ne esistevano proprio) grazie al quale al sabato sera la famiglia si evitava spesso la visione di Canzonissima sul primo, pardon sul Nazionale. Facendo fede la scarna pagina di wikipedia relativa all’argomento, io avevo una dozzina scarsa d’anni. Posso ritenermi scusato se allora non sapevo che quella voce che cantava la sigla era del compianto Nomade Augusto Daolio.

Quella trasmissione ha segnato à jamais il mio immaginario. Trasmettevano medio e lungometraggi d’animazione che difficilmente al parrocchiale vicino casa avrei mai visto. Forse il Bruno Bozzetto di VIP, mio fratello Superuomo, ma di certo non quello di Ego. E al cinema San Giovanni Battista non avrebbero mai trasmesso nemmeno i film di Karel Zeman. Non perché fossero particolarmente trasgressivi: ma solo per il fatto che venivano dalla Cecoslovacchia comunista, vieppiù da boicottare dopo il sangue della Primavera di Praga.

La diabolica invenzione, Il barone di Münchausen, I figli del capitano Nemo… tutti film che a prasilvederli adesso forse fanno sorridere per l’ingenuità della sceneggiatura e dei dialoghi (me ne batto il belino, Il barone me lo sono rivisto da poco e chi se ne frega se era l’edizione originale in cèco/inglese, mi ha deliziato come allora -per qualche curioso ed autarchico motivo il nome del barone diventa Prášil in boemo), ma come spiegare il fascino magico di questi attori che giravano attraverso prospettive e paesaggi usciti dalle illustrazioni di Dorè, con macchine volanti e sommergibili che gli estimatori dello Steampunk ci’han poco da fare i furbi, con improbabili -e per questo bellissimi- mostri e paesaggi marini… nessun film 3D di supereoi Marvel mi riesce a dare le stesse emozioni, mi spiace. (cheddupaaaaaaaaaalle i film 3D, detto per inciso)

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Ho ritrovato la magia di Zeman a Praga (qualcuno ne dubitava?) dove la figlia dell’artista ha messo su un piccolo “museo” dedicato al padre, un po’ nascosto fra le viuzze di Mála Strana sotto il Ponte Carlo.

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Certo, il breve percorso fra le paratie e le vetrinette più che agli adulti è adatto ai bambini (okappa, io non faccio testo) per i quali sono predisposti alcuni laboratori, ma a me bastava girare fra gli scenari, vedere “le macchine” come fossi in un cartone animato, godermi le immagini e le foto d’antan qua e là… mi son piaciuti pure i cuscini, toh! -anche questi, decisamente pensati per un pubblico infantile: ma graziosi.

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Suppongo sia inutile dire che al termine del breve tour ho speso un patrimonio -beh, non del tutto vero, ringraziando le corone boeme- nello shop del museo, dove ovviamente ho recuperato il DVD del Barone citato prima (e non solo quello…)

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