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Praga ieri e oggi

29 luglio 12015

lo so, il blog sta diventando monotematico o perlomeno monocittàtico; è un momento così… 😀

Ho ritrovato le vecchie foto del mio primo viaggio a Praga.
Ne metto un paio a confronto con le analoghe scattate qeuest’anno quasi negli stessi luoghi.


neruda25

Questo è il raffronto fra il “prima” e il “dopo” della Nerudova, la salita al Castello. Il palazzo è quello che, come indica la gran targa in bronzo, fu la casa dello scrittore Jan Neruda; palazzo detto “dei due soli” per la scultura sopra il portone, che diede il nome anche alla birreria U dvou slunců a piano terra: che pare sia stata, oltre ad un mio nostalgico ricordo, un ritrovo nascosto di ribelli nei lontani anni ’70, dopo la fallita primavera di Praga.

Ammetto che a vederlo così, in due immagini che non possono riportare il silenzio quasi ovattato e privo di macchine della strada di allora, non sembra giustificare troppo il mio sfogo nostalgico di qualche tempo fa, in fondo il palazzo oggi è ripulito e restaurato. Ma a costo di ripetermi, non sapete il magone…


Questa invece è un’opera fra le tante che si trovano qua e là per Praga -e sbucano fuori quasi a sorpresa- dello scultore indigeno David Černý.

Come ho scoperto solo quest’anno, la scultura dall’evocativo nome di Quo vadis? vuole ricordare i tedeschi dell’est che hanno cercato asilo -a volte trovandolo- presso i cugini dell’ovest. La macchina è ovviamente una Trabant, l’unico mezzo allora possibile per gli Ossie tedeschi.

A sinistra, come mi apparve la prima volta, all’ingresso della piazza dell’orologio di Staré Město, la città vecchia.

A destra, come la si vede oggi, dopo aver aggirato alle spalle l’ambasciata tedesca alla quale l’autore l’ha donata a seguito dell’unificazione delle due Germanie: occorre seguire le istruzioni della guida tascabile Lonely Planet, ovvero proseguire nella via fino a raggiungere un campo giochi per bambini tramite il quale si entra nei sentieri del parco cittadino di Petřín dai quali si può vedere la scultura attraverso il cancello del giardino dell’ambasciata. Una caccia al tesoro, insomma.

E posso capire che in venticinque anni, esposta alle piogge mitteleuropee e forse non troppo curata la Trabi quattrozampe abbia perso il colore dorato. Ma un po’ mi inquieta vedere che ha mosso le gambe…

trabant25

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