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Sfogo serale di un venerdì diciassette

17 luglio 12015

janChe io lo sapevo, che sarebbe successo. Che non dovevo tornarci, specie dopo aver visto i cambiamenti subìti da altre vie.

Nerudova, la salita che porta al castello di Praga (sì, quello del Franz K.) Dedicata a Jan Neruda, scrittore, giornalista, poeta insomma gloria letteraria praghese il cui cognome sarebbe stato usato in seguito da un poeta cileno suo ammiratore (ma questa è un’altra storia)

Quella dove “appena” un quarto di secolo fa c’erano solo alcune pivnice e vinarna, birrerie e vinerie, dove ai lunghi tavoli di legno mi sedevo e incontravo gente che incurante delle difficoltà linguistiche cercava di attaccare bottone, dai massacani ancora sporchi di calce -con una dozzina di boccali segnati sulla striscia di carta- che volevano trascinarmi in non so quale loro discussione, alla ragazza di Bratislava di cui ho detto altrove, dai lettori occhialuti incuriositi dalla mia guia turistica a…

E ora? Ora il locale U Bonaparta (‘da Bonaparte’, sì, quello, il còrso) sia il vicino U dvou slunců (‘dai due soli’, astri che sono lì, dipinti sull’edificio) i cui nomi ricordavo ancora dopo l’incedere dei lustri lontano dalla Boemia -e vorrà dire ben qualcosa- sono sempre “birrerie” per così dre, ma col menu a prezzo fisso per i turisti e i tavolacci lunghissimi sono stati sostituiti da tavoli per quattro con altre conseguenze sull’arredamento. E non sono gli unici. Per tutta la salita è un (ovvio) alternarsi di pizzerie (!), ristoranti di cucina cèca, gallerie d’arte di quelle che vendono quadri a metratura, negozi di souvenirS (c’è pure un ristorante vegano 😦 ) che oscurano i portoni delle vecchie casette cinquecentesche…

So già che ci saranno i soliti grilli parlanti e puffi quattrocchi che mi tireranno fuori sagge obiezioni sul progresso, il comunismo e il capitalismo, il benessere (e ammettiamolo, i palazzi adesso sono senza dubbio restaurati e ben tenuti) e tanti altri bei discorsi maturi e ponderati.

Fottesega.

Io so solo che ho perso quella Praga, quella Nerudova, quelle pivnice e che stasera voglio restare solo con la mia nostalgica tristezza.

E chi non lo capisce, péste lo cólga!

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