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Always Late In Take-off, Always Late In Arrival

30 settembre 12014

ondaIl karma, sadicamente, mi ha fatto pagare la bella settimana a Tōkyō facendomi perdere la valigia con un po’ di vestiti e alcuni ammennicoli, souvenir e regali. Ma vediamo con ordine. “Cercherò di tacere” per carità di patria il nome della compagnia aerea di bandiera 😈 con la quale ho volato, sia durante l’andata sia nel disastrato ritorno. Per convenzione, chiameremo nel seguito tale compagnia aerea Alenotria. Il titolo di questo post comunque è un famoso ed eloquente acrostico che tradotto significa più o meno “sempre in ritardo alla partenza, sempre in ritardo all’arrivo”.

Difatti.

tokyo towerPer il mio ritorno dal Sol Levante, avevo trovato una combinazione accettabile come rapporto prezzo/disagi che, facendomi girare come una pallina di pachinko, da Tōkyō mi avrebbe riportato a Zena passando prima per Milano e poi per Roma, con un’oretta circa di attesa in ogni scalo. Decollo intorno al mezzogiorno giapponese, arrivo intorno alle dieci di sera genovesi. Una diciottina di ore. E va ben.

Peccato che giunto all’aeroporto di Tōkyō-Narita nel soleggiato mattino di Honshū scopro davanti agli sportelli Alenotria una coda degna di un giorno di sciopero dei controllori di volo. Non sapremo mai cosa è successo, ma dei due voli previsti per l’Italia, quello per Milano (il mio) è stato ritardato di un’ora, anzi cinquanta minuti (pignoleria necessaria nel seguito) mentre quello per Roma è previsto per la mattina successiva. Pare che in entrambi i casi “l’aeromobile atteso” abbia subito dei ritardi..

tdueE qui occorre ammirare la struttura di Alenotria Giappone che riesce a raccogliere con mefistofelica sinergia il peggio di entrambe le nazioni, ovvero la caotica disorganizzazione italiana e la perdita di tempo dei formalismi giapponesi. Innanzitutto, entrambi i voli sono stati unificati in un’unica coda. Quando manca circa mezz’ora all’imbarco milanese, qualche genio si rende conto che forse è meglio dare la precedenza a chi deve imbarcarsi oggi, e una hostess risale salmonescamente la fila con l’elenco passeggeri separando il grano dal loglio, ovvero i passeggeri per Roma da quelli per Milano, in due code distinte.

Così, dopo un’attesa di appena un par d’ore, mentre i laziodiretti attendono rassegnati il giorno che li aspetta, riesco a raggiungere il banco bagagli e cerco di spiegare alla giapponesina dagli occhi lievemente ipertiroidei e dall’inglese di non facile interpretazione che a me starebbe bene atterrare col bagaglio a Milano e arrangiarmi poi con i miei mezzi per raggiungere Genova… no, non si può: o meglio, dopo essersi consultata col proprio manager (dopo avermi indicato cortesemente e con un veloce inchino seduto di allontanarmi temporanemente dal banco ed attendere l’esito dell’incontro) si potrebbe se io accettassi di fare UN ALTRO BIGLIETTO per la stessa tratta Tōkyō-Milano, che eccezionalmente non sarei costretto a pagare, dato che nella particolare situazione contingente Alenotria ‘generosamente’ mi concederebbe un cambio di biglietto senza ulteriore spesa. D’accordo, va bene, facciamolo. Altro balletto con inchino-allontanamento-consultazione e mi viene riferito che purtroppo non è possibile effettuare il cambio di biglietto a causa del ridotto lasso di tempo rimasto prima dell’imbarco effettivo. I diavoli dell’inferno d’ora in avanti per me avranno le fattezze di giovani giapponesi dagli occhi spalancati vestite con giacca verde e gonna blu.

demone nohPrima che qualcuno lo chiedia: sì, sto schiumando di rabbia e credo di avere una faccia da demone del teatro .

Respiro fra le schiume e chiedo come posso fare, visto che a Milano di sicuro perderò la corrispondenza per Roma: tolti i 50 minuti del ritardo dall’ora prevista di attesa, avrei dieci minuti per scendere dall’aereo, trovare il gate per Roma, farmi fare la carta d’imbarco e finalmente proseguire il volo. E chi sono, Flash? “Maybe you don’t have to” risponde la mia carnefice dall’aria innocente, spiegandomi che anche se il tempo è in effetti poco, il mio volo potrebbe recuperare il ritardo, l’aereo successivo dovrebbe aspettare, e comunque nella malaugurata ipotesi io perdessi il secondo volo, Alenotria si occuperà della mia “reprotection“.

Reprotection. Termine specifico delle aerolinee che in italiano si potrebbe tradurre con “boccone avvelenato”. Ma proseguiamo.

Rassegnato accetto il rischio. Alla domanda classica  “Corridoio o finestrino” rispondo “Corridoio” ottenendo come risposta “sorry, tutti i posti possibili sono occupati. Devo metterla dal finestrino”. Un ultimo umeboshi avvelenato nel bento delle mie sfighe odierne.

aereoSorvolo (no pun intended) sulle condizioni dell’aeromobile sul quale riesco a salire ormai accaldato e furente: le luci di cortesia sono tutt’altro che cortesi e si accendono o spengono secondo una propria volontà indipendente da quella dei passeggeri, e il “sistema di intrattenimento” non funziona (niente film durante il volo, insomma)

Dopo la dozzina d’ore di prammatica, atterriamo a Malpensa. In ritardo. Intendo in ritardo sul ritardo previsto, in pratica quasi un’ora e mezza dopo l’orario ufficiale. Alla faccia del maybe you don’t have to. I passeggeri che proseguono per Roma (una mezza dozzzina dall’aria europea e una comitiva di una cinquantina di giapponesi che ho visti sfogliare durante il volo libri e opuscoli riguardanti ローマ , ピサ e フィレンツェ ovvero Roma, Pisa e Firenze) sono invitati a rimanere sull’aereo.

Dopo un’inutile e vieppiù ritardante passaggio degli inservienti che fanno alla bell’e meglio pulizia dell’aereo (con una sessantina di passeggeri ancora a bordo, mah) il velivolo riparte per condurci a Fiumicino, dove arriviamo dopo un’oretta.

Quivi, mentre il gruppo vacanza nipponico esegue la transumanza verso l’albergo, io e altri due disgraziati par mio dirottati dal ritardo ci dirigiamo verso il banco transiti di Alenotria per avere informazioni.

reganDelle tre signorine presenti, una è di una cortesia squisita, pari solo all’amabilità di Regan dell’Esorcista. Le altre due sono invece esseri umani, anche se non troppo brillantemente reattive. Concediamo che anche per loro sono le dieci di sera.

Fatichiamo un pelo per spiegare alle due umane come si son svolti i fatti, una delle due continua a ripetere leggendo sul terminale “Ma non capisco che problema ci sia, qui dice che il volo da Milano è atterrato…” Forse era meglio parlare con Regan… Alla fine delle fini comprendono la situazione e ci forniscono i biglietti per i voli del mattino; e come da manuale, prenotano le camere d’albergo a carico della compagnia, “E avete diritto anche alla cena e alla colazione” ci saluta una delle umane.

Accompagnati dalla seconda umana allo shuttle, raggiungiamo in una decina di minuti l’albergo. Oltre a noi, giungono anche una cinquantina di brasiliani che non so quanto dormiranno visto che li sento dire che il volo per São Paulo è alle 4 e mezza di mattina.

caffèOttenuta la chiave della stanza, rinuncio alla cena (sono quasi le undici, ormai) e chiedo alla reception gli orari dello shuttle del mattino. Orbene, io ho il decollo alle 8 e mezza. Faccio due conti, alzandomi alle sette, non avendo il problema del check-in, dovrei riuscire a fare tutto, colazione compresa. Risposta della cortese addetta “Alle sei” Ah. E quello dopo? “Alle nove” Ri-ah. E la colazione? “Mi spiace, noi cominciamo a servirla alle sei e trenta…” Cos’è, un complotto? L’albergo è dato in gestione ad Alenotria? Vabbè, pace, fammi andare a dormire, sempre se ci riesco con gli orari sballati…

Il ‘mattino’ dopo alle sei meno un quarto scendo nella hall e scopro che al gruppo paulista è stata comunque offerta la colazione alle quattro (ci sono ancora bricchi, tazzine e avanzi) per cui con un fair play senza vergogna mi aggiro fra gli avanzi e riesco pure a fare una colazione decente con un paio di cornetti ancora intonsi e un caffè ancora passabilmente caldo nel bricco.

Vabbè, ormai la storia è conclusa: prendo il volo previsto dopo un altro caffè al terminal di Fiumicino, giungo a Genova e ho la sorpresa finale preannunciata. Tanti saluti alla mia valigia e al suo contenuto.

Da anni Alenotria è sul punto di fallire e si leggono ovunque alti lài sul fatto che una simile azienda non può sparire. Spiace dirlo, e ammetto che il mio giudizio è al momento uno zinzino alterato, ma una cosa è sicura: se Alenotria fallisce, se lo è meritato più che ampiamente.

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3 commenti leave one →
  1. tony permalink
    15 ottobre 12014 08:01

    scusate ma la foto porta la data 2011,in fondo a dx

  2. 16 ottobre 12014 07:45

    eh?

  3. 16 ottobre 12014 09:09

    ah, ho capito, è riferita alla foto dell’altro post…

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