Skip to content

Saudade Açoreana

3 settembre 12014

Açores Velas 1995

Ma tu guarda cosa sono andato a ritrovare, una vecchia foto del mio viaggio alle Azzorre, nel lontano agosto 1995.

Qui si era nel porticciolo di Velas, “capoluogo” dell’isola di São Jorge, un’unghiata di terra nelle isole del gruppo Centrale.

Avevo passato un paio di giorni a Calheta, la “seconda città” dell’isola, dopo un viaggio in traghetto in pieno Atlantico di cinque ore durante il quale gli unici passeggeri a non vomitare l’anima eravamo stati in tre: un vecchietto indigeno col fido bastone, vestito rigorosamente di nero come i suoi coetanei di Asterix in Corsica, e con una faccia di prugna secca cotta dal sole, che alla partenza si era accomodato su una gomena arrotolata posta sul ponte di poppa e non si era minimamente mosso fino all’arrivo; una turista, che col fazzoletto bagnato cercava di alleviare le sofferenze del presumo proprio fidanzato dalla colorazione del viso ormai verde pisello, in una composizione plastica simile alla pietà michelangiolesca; e io, non tanto per forte fibra quanto probabilmente perché ero troppo terrorizzato dall’essere in balìa delle onde dell’oceano -calme ma luuuunghe, sembrava di essere sulle montagne russe- su un barchino grande quanto quelli che fanno i giri turistici nelle acque lisce del porto di Genova, per pensare alle mie viscere. Difatti la sera prima della partenza da Angra do Heroísmo, nell’isola Tercera, ero andato a curiosare per vedere il battello sul quale sarei dovuto salire il mattino dopo, e avevo preso in seria considerazione l’idea di chiedere asilo politico nell’isola e pazienza per il ritorno in Italia, ché tanto le ragazze azzorreane erano pure carine.

Qui invece il viaggio era meno preoccupante, si trattava solo di una trasbordata per arrivare all’isola di Pico, proprio di fronte, “una passeggiata” in un canale di acque tranquille.

E quella che si vede in mezzo, imbarcata da baldi giovani isolani, era un’altra vecchia abitante del posto che in pratica “prendeva la corriera” per andare, chissà, forse a trovare i parenti sull’isola vicina. Magari era una di quelle che avevo incontrato per i sentieri di Calheta, contadine nerovestite che mi guardavano subito con aria da strega di Macbeth, e che appena salutavo con un “bom dia” dettato più dal terrore che dalla cortesia, mi restituivano il saluto sorridendo calorose (una, che mi vide passare per “il centro” di Calheta il giorno dopo, mi salutò con la mano manco fossi un amico di famiglia…)

Vorrei si notasse la quantità di mercanzie sull’imbarcazione e sul molo. E purtroppo non si vede la densità abitativa del barchino, sembravamo i profughi albanesi dei tempi che furono.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: