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Saudade do Porto – A Menina Nua

7 agosto 12014

Credo sia la statua più famosa e fotografata di Oporto, il suo nome sarebbe “A Juventude“, la Gioventù, ma tutto il popolo dei tripeiros la conosce (e adora) come a menina nua, la ragazza nuda. Vent’anni fa lessi quest’articoletto in un libriccino comprato nella famosa Lello & Irmão, la libreria la cui scala interna pare abbia ispirato la Hogwarth dei film di Harry Potter. Il libercolo era una raccolta di pezzi di costume relativi al quartiere di Pasteleira, quartiere popolare con un forte senso di appartenenza, sorta di paese dentro la città, nella zona occidentale di Oporto, vicino al museo di arte contemporanea di Serralves. Una zona forse turisticamente trascurata.

La mia copia del libro è sepolta da qualche parte nei mei scaffali dall’entropia infinita, ma per fortuna ho trovato il testo in alcuni blog portoghesi, per non dire strettamente portuensi, ad esempio qui.

La statua si trova sopra una fontana nella centrale Avenida dos Aliados, il grande viale in salita vicino alla stazione di São Bento, e confesso che anch’io rimasi subito incantato dal suo sorriso (anche se un po’ macchiato dall’inquinamento) ancora prima di conoscerne la storia. Che finalmente posso proporre nel blog.

A Menina Nua

La Storia Sconosciuta Della Famosa Statua


Il suo nome era Aurelia Monteiro Magalhães1 ed era conosciuta come Lela, Lelinha o “la ciechina del 9” – ma resterà per sempre la Menina nua di Avenida dos Aliados, la statua che tutta la città conosce e apprezza…

Era nata il 4 dicembre 1910, nel quartiere di Bonfim e poco prima della sua morte, mi disse che “era stata una delle donne più belle e desiderate del suo tempo”. Viveva al piano terra del Blocco 9 del quartiere di Pasteleira, una casa semplice e umile con i fiori a decorare l’ingresso e la sala da pranzo. Un giorno mi invitò a entrare e mi raccontò un po’ la storia della Menina nua.

«Avevo 21 anni quando ho fatto la modella per Henrique Moreira2, il maestro che ha fatto la statua: solo in seguito mi hanno messo in Avenida dos Aliados – che begli anni sono stati! Sono stata due settimane in posa e ricordo ancora con gioia e nostalgia quei momenti di lavoro, e ora potrei morire domani ma tutti sapranno chi era Lela… Inoltre, a quel tempo, stavo bene insieme agli artisti, ero bella e mi cercavano sempre. Andavo ovunque, ho vinto alcuni premi con Henrique Moreira ma oggi… mi resta la consolazione di esser lì, a voltar la schiena ad Almeida Garrett3, di fronte a Don Pedro IV.»

Le chiesi se allora ci fossero stati problemi con la nudità della statua – ad esempio, divieti, censure. Lei rispose:

«Beh, lo sanno tutti che a quel tempo c’erano alcuni settori che si sono fortemente opposti e si sono scandalizzati per la Menina nua. Eravamo molto più bigotti, 50 anni fa, le cose erano davvero molto diverse. C’erano Salazar e la PIDE4 e le persone erano più chiuse, più religiose. Fortunatamente il maestro Henrique Moreira riuscì a “portare l’acqua al suo mulino” e io rimasi là, di pietra e nuda come Dio mi ha messo al mondo…» Immediatamente sorrise, mostrando ancora i resti di un bel viso e una bocca sottile in cui i denti si erano diradati, vittime del peso degli anni e delle fatiche e dei dolori della vita. E la immaginai, una “monellaccia”, al tempo della “altra signora”5, che si mostrava nuda davanti agli uomini armati di tele e pennelli o pezzi di pietra. Beh… era quasi come essere comunista o sgualdrina.

Fece una pausa, per fare una smorfia contro il vecchio sistema. Continuai chiedendole come e quando aveva cominciato a fare la modella. Prima di rispondermi, rimase un po’ pensierosa, si alzò e si diresse verso la sua stanza, armeggiò in un armadio e mi portò un mucchio di carte e fotografie.

«Guardi, è tutto lì» mi disse. (Visivamente memorizzai una serie di immagini, piccoli riferimenti, memorie e ricordi della Menina nua). «In ogni caso, e se la memoria non mi inganna, ho iniziato con il maestro Teixeira Lopes, ho fatto da modella per l’immagine della regina Amelia. Quella statua ora è nel museo omonimo, a Vila Nova de Gaia. Quella volta avevo molta vergogna. Ero una “monella” di 18 anni, ben fatta e bella. Mia madre era morta ed ero andata a vivere con una matrigna, che ovviamente non mi piaceva; così mi sono trasferita a Bonfim, a casa di quella santa di mia nonna. Che tempi… A quel punto, ho iniziato come modella alle Belle Arti di Porto e ho cominciato ad abituarmi fino a quando sono diventata più sfacciata…»

Alzò la testa e rimase a pensare, e con una risata di vanità e ribellione, continuò:

«Ah, in quegli anni ho fatto girar la testa a tanti ragazzi, ero bella e non c’era nessuno che non mi conoscesse come la Menina nua. Poi ho trascorso alcuni anni a fare la modella, sono stata al Nord, al Sud e sono andata fino a Lourenço Marques6. Ho fatto da modella per vari maestri, tra i quali: Acacio Lino Joaquim Lopes, Dórdio Sousa Gomes Caldas, Augusto Gomes, Camarinha e il famoso Henrique Moreira Teixeira Lopes. Oltre alla Menina nua, sono nel Buçaco7, al Cinema Rivoli di Lisbona e in Mozambico… E oggi? Come mi vede, sono qui, cieca da 43 anni, una vita difficile di fatiche, un mondo scuro, nero. E più nero è diventato con la morte di mio marito. Rimasi completamente sola. Oggi, dopo alcuni anni, c’è una coppia che vive con me, mi ha sempre aiutato a pagare l’affitto e facendomi un po’ di compagnia. Ho avuto qualche aiuto dal Centro Diurno per Anziani, associato al Centro Sociale di quartiere dove vado a pranzo e cena. In ogni caso, mi aiuta a passare il tempo e la vecchiaia. Ma quello che volevo di più nella vita, e più dei soldi per vivere, erano i miei begli occhi…»

Le corsero alcune lacrime lungo le guance, mentre si preparava per andare a pranzo presso il Centro. La salutai, cercando di confortarla con frasi di affetto e di amicizia, ma la vita è un cane che non conosce padrone… Si allontanò lasciandomi con un saluto intrecciato ad un malinconico sorriso, fatto di Ribeira, Bonfim e Pasteleira…8

Aurelia Monteiro Magalhães, la Lela, la Lelinha, la ciechina del 9, è morta il 2 giugno del 1992, a 82 anni di età. Ma la Menina nua è ancora viva, fissa ed eterna, là sulla Avenida dos Aliados, avvolta dalle nebbie cittadine, nebbie perpetue e di fuoco, fra i drammi e le vittorie di questo popolo.


Dal libro Pasteleira City di Raul Pinto Simões
– edizioni O progresso da Foz – 1999
l’approssimata traduzione dal portoghese
come pure le note qua sotto
sono ovviamente del vostro affezionatissimo.

1153

1 Curiosità: il cognome Magalhães, molto comune in Portogallo, è quello che noi conosciamo, dalla geografia e dal Monopoli, come Magellano

2 Scultore di Oporto, molte sue opere, oltre alla Menina, decorano le vie e gli edifici della città, anche nella stessa Aliados

3 Scrittore di Oporto del XIX secolo, gloria nazionale, romantico e liberale, molto attivo politicamente e noto per romanzi storici e legati alla regione del Douro. La sua statua, di fronte alla Câmara Municipal, domina la Avenida dall’alto. Il Dom Pedro IV citato poco dopo è invece uno dei tanti re portoghesi, e la sua statua a cavallo si trova in fondo alla Avenida, nella Praça da Liberdade

4 Salazar, il beghino dittatore fascista e paternalista che tenne il Portogallo per quarant’anni; la PIDE, la temuta polizia politica della dittatura. Se non conoscete questi nomi, non avete mai letto Tabucchi o Saramago 🙂

5  Credo, ma non son sicuro, sia un riferimento alla Madonna di Fatima, icona religiosa usatissima da Salazar per mantenere il Portogallo in una sorta di ottocento semifeudale fino agli anni ’70 (si diceva infatti che la dittatura abbindolasse il popolo con le tre “F”: Fado, Fatima e Futebol)
Correggo questa nota, con quel che ho scoperto in rete: “o tempo da outra senhora” (il tempo dell’altra signora) è un modo di dire portoghese utilizzato ormi per indicare, appunto, il periodo censorio e dittatoriale di Salazar; inizialmente indicava un qualsiasi periodo politico antecedente e differente (i lusitani son passati attraverso diverse peripezie istituzionali): come quando in una famiglia ottocentesca moriva la moglie, padrona della casa, e veniva sosituita da un’altra sposa, un'”altra signora” appunto, che modificava tutte le regole di comportamento con i domestici. Detta un po’ in fretta.

6 Ora Maputo, in Mozambico, che all’epoca era una colonia portoghese

7 Foresta-parco, area protetta per le specie vegetali presenti, nell’interno del Portogallo, fra Oporto e Coimbra, vicina alle terme di Luso che fornirono ai romani il nome Lusitania

8 Nel caso non si fosse ancora capito, tutti quartieri di Oporto 😀

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