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Escher in het Paleis

29 giugno 12014

eschChé il vero motivo per cui son andato in Olanda la settimana scorsa, alla fine delle fini, era solo questo: il museo dedicato ad Escher all’Aja.

C’era anche il fatto che nei Paesi Bassi c’ero stato solo una volta quattro vite fa, all’inizio degli anni ’80, durante un campeggio da proletari figli di proletari dove per risparmiare ci eravamo portati gli spaghetti da casa, e ricordo che giravo col colapasta bianco di plastica appeso allo zaino. Roba che ci identificava come italiani meglio del tricolore. Non il modo migliore di entrare in contatto con la città, ammettiamolo. Ma si avevano tutte le attenuanti del caso (il cambio col fiorino era dissanguante e noi si era studenti squattrinati).

Come trenta e passa anni fa, mi son scoppiato il viaggio in treno, non tanto per sfizio nostalgico quanto perché di voli decenti e a prezzo abbordabile che non mi facessero perdere una giornata fra gli scali non ne avevo trovati. E a parte un ritardo di qualche ora all’andata a causa di uno sciopero ferroviario francese, e l’ovvio e scontato ritardo di un’ora al ritorno sul notturno italiano per “cause tecniche” (nella notte il treno marciava a passo d’uomo, please, don’t ask why), tutto sommato niente da segnalare.

L'Aja moderna...

...e L'Aja antica

Base ad Amsterdam, quindi, che come fascino è decisamente superiore alla sorella Den Haag (che ha comunque il suo perché, con un centro architettonicamente moderno e un centro storico antico che meritano la visita), e domenica, dopo un'(altra) ora di treno eccomi in giro per la capitale amministrativa, mancando solo per un paio di giorni la compagnia di Sua Altezza Reale Guglielmo Alessandro (da poco salito al trono olandese dopo l’abdicazione di mamma Beatrice dai famosi cappellini a grondaia) nella visita di quello che secondo molte guide è divenuto da subito uno dei must di ogni visita culturale olandese: il museo Escher in het Paleis, appunto.

sua altezza guglie sandro
Escher in het Paleis

Paleis che è stato, dagli ultimi anni dell’800 fino ad una decina d’anni fa, la residenza delle regine olandesi, dal tempo di Emma, bis-bis-nonna dell’attuale regnante Guglie Sandro (incidentalmente, primo re maschio olandese da non so quanti decenni). Mamma Beatrice ha poi spostato la residenza in un altro palazzo dell’Aja poco distante.
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Escher, che dire? Per un matematico qual io sono e fui un artista imprescindibile, ormai noto e stranoto ovunque grazie anche e soprattutto all’Internet. Alzi la mano chi non ha mai visto su una maglietta, su un poster, su una copertina di libro o rivista una delle sue opere dalle geometrie impossibili o da capogiro. Opere che, in molti casi, ovviamente si ritrovano qui, al museo dell’Aja, assieme ad opere giovanili meno note (e su quelle mi sono concentrato, sono la maggioranza delle opere esposte) e a foto di famiglia, diari di viaggio e parafernalia del buon vecchio Maurits Cornelis.
ritratto di uomo 1920
Delft 1939
vecchio ulivo, Corsica 1934
Pentedattilo, Calabria, 1930

Diario

biglietto

Come ad esempio questo biglietto dei coniugi Escher per uno dei tanti viaggi che li han portati in Italia. Via nave, da Rotterdam a Venezia, con la compagnia Tirrenia.
Da quanto dice un mio amico sardo che ne frequenta spesso i traghetti, la situazione della Tirrenia attuale non avrebbe certo spinto Escher a scrivere una lettera come quella qui sotto, nella quale difende a spada tratta il personale e la serietà delle linee. Con qualche perdonabile strafalcione in italiano.
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Maurits Cornelis Escher
Marsiglia, 1936
Classe nella Mezquita, 1920/1921
pubblicità di un club scacchistico, 1936Calvi, Corsica, 1933

Oltre alle opere di Escher, sono notevoli anche i lampadari del palazzo, costruiti appositamente per il museo da un artista locale, tale Hans van Bentem di Rotterdam.

Magari non esattamente lampadari che si potrebbero tenere in un appartamento odierno, ma immagino che non sarebbe dispiaciuti neanche ad Escher.
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le mediocri foto, ritoccate qua e là, sono ovviamente mie,
ad eccezione della foto di Escher in spiaggia
e di quella di Sua Maestà Guglie Sandro;
queste ultime le ho “rubate” e ritagliate dal sito del museo

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