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Souvenir de Paris – Le surréalisme et l’objet

5 marzo 12014

ParisVII2007Mostra goduta al Beaubourg, erano gli ultimi giorni dell’esposizione ed era il mio ultimo giorno di vacanza parigina: cronocoerenza di un mattino invernale. (“mattino” inteso in senso ampio, preso dalla visione delle mostre del Pompidou, entrato alle dieci all’apertura delle porte del famoso flipperone ho finito col pranzare alle tre con una stanchezza indecente nelle zampe: mi sono concesso un più che abbondante répas a base di cucina corsa in un bistrot delle vicinanze che rimarrà per sempre fra i miei più piacevoli souvenir de Paris… 😀 )

Le Surréalisme et l’objet ovvero, per dirla molto male, una mostra di “scultura” surrealista. Dove erano appunto gli objets a fare mostra di sé, lungo un interessante percorso qua e là forse un po’ troppo buio come illuminazione per i miei gusti ma dove c’era sicuramente da divertirsi.

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Come ho detto, l’illuminazione non era il massimo per la mia povera digitale compatta costretta a privarsi di flash come da direttiva delle demoiselles di guardia nelle sale, in genere minute e graziose ma pronte a trasformarsi in sanguinarie Lady Oscar al primo lampo di luce esploso nei corridoi. Qualche ricordino un po’ meno tremolante son riuscito lo stesso a strapparlo.

In alcuni casi si trattava di vecchie conoscenze, come ad esempio Ma gouvernante di Meret Oppenheim, qua sotto a sinistra, che avevo “appena visto” a Stoccolma quest’estate al Moderna Museet; o come il Moonmad di Max Ernst messo a destra che mi pare di ricordare ci fossimo incontrati l’ultima volta a Basilea o nei paraggi, un po’ più di un lustro fa.

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E in un certo senso erano vecchie conoscenze anche le teste in gesso dei numi surrealisti (opera del cinese Wang Du avente per titolo l’oscuro ma forse non troppo acrostico BECOMPDDG: a parte Dalì e Magritte che sono facili da sgamare, non mi azzardo in altri riconoscimenti, anche se potrei forse permettermi di rischiare De Chirico e Cocteau) che accoglievano i visitatori all’ingresso della mostra 

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Da bravi surrealisti, non mancavano ovviamente le birichinate come questa (recentissima) raccolta di oggetti di Théo Mercier, intitolata La compagnie du bon goût (a destra un simpatico dettaglio)

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Come ovviamente non mancavano le “collezioni” di oggetti di varia natura con scritte e slogan dal significato più o meno criptico (ma faute, non ho memorizzato il titolo e l’autore di questa parete, spero in futuro di rimediare all’errore…)

Fo umilmente notare anche la presenza della foto del mitico Vincent Price in alto a destra… 😀

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Ma ammetto la mia banalità, le cose che ho maggiormente apprezzato sono state le sculture vere e proprie (che stia forse diventando troppo vecchio per le avanguardie, anche quelle del secolo scorso? 😀 ) dove ho molto ammirato (di nuovo) Max Ernst (qui sotto, i simpatici Asparagi della Luna e il malizioso scacchista Re che gioca con la regina)

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Pur soffermandomi anche su altre opere d’antan come Le Grand Transparent di Jacques Hérold o il Monument dans un desert di André Masson

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E spero si capisca il matematico in me che ha gradito la presenza alla mostra del gesso raffigurante Le 27 rette reali di una superficie cubica non rigata (cortesia dell’istituto Henri Poincaré) o il Non euclidean object I di Man Ray

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Chiudo questo album di fotografie (© dell’autore, ma vista la pochezza tecnica temo fosse evidente) con un’opera del 2013, À la main du diable di Arnaud Labelle-Rojoux.

Immaginarsi una musica di passerella finale da avanspettacolo.

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