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Letture – Dieci dicembre

19 novembre 12013

Dieci DicembreOgni anno la sera del Ringraziamento seguivamo come un gregge papà che trascinava il vestito da Babbo Natale in giardino e lo sistemava su una specie di crocefisso che aveva costruito con un palo di metallo. La settimana del Super Bowl la croce portava una maglia da football e il casco di Rod e Rod doveva chiedere il permesso a papà se voleva riprendersi il casco. Il Quattro Luglio la croce diventava lo Zio Sam, il giorno dei caduti un soldato, ad Halloween un fantasma. La croce era l’unica concessione di papà all’entusiasmo. Potevamo prendere solo un pastello per volta dalla scatola. Una volta la notte di Natale papà sgridò Kimmie perché aveva sprecato uno spicchio di mela. Quando versavamo il ketchup ci ronzava intorno dicendo: Basta, basta, basta. Le feste di compleanno erano a base di merendine, niente gelato. La prima volta che ho portato a casa una ragazza lei mi ha detto: Perché tuo padre ha messo quei due pali in croce?, e io non sapevo dove guardare.
Siamo andati via di casa, ci siamo sposati, siamo diventati genitori, abbiamo scoperto che il seme della grettezza fioriva anche dentro di noi. Papà ha cominciato a decorare la croce con più complessità e con una logica più ermetica. Il Giorno della Marmotta l’ha coperta con una specie di pelliccia e ha trascinato fuori un riflettore per creare un effetto ombra. Quando c’è stato un terremoto in Cile ha abbattuto la croce e dipinto una crepa per terra con lo spray. È morta mamma e ha mascherato la croce da Morte e sul braccio orizzontale ha appeso le foto di mamma da piccola. Passavamo a salutarlo e trovavamo strani talismani della sua gioventù disposti ai piedi della croce; medaglie dell’esercito, biglietti del teatro, vecchie felpe, cosmetici di mamma. Un autunno ha pitturato la croce di giallo vivo. E in inverno l’ha coperta d’ovatta per tenerla al caldo e fornita di prole piantando col martello sei mini croci in giardino. Ha passato pezzi di spago tra la croce e le mini croci e ci ha attaccato lettere di scusa, ammissioni d’errore, richieste di comprensione, tutto su cartellini scritti con mano affannosa. Ha dipinto e appeso alla croce un cartello con la scritta AMORE, poi un altro che diceva PERDONARE? e poi è morto in corridoio con la radio accesa e abbiamo venduto la casa a una giovane coppia che ha sradicato la croce e l’ha lasciata sul ciglio della strada perché la portasse via il camion dell’immondizia.
Questo è Croci, il racconto più breve del libro di George Saunders Dieci dicembre, recentemente uscito per minimum fax, casa editrice che adoro ma non andateglielo a dire che fanno già la ruota del pavone da soli 🙂

Ok, diciamolo subito, ogni racconto è una mazzuolata al fegato, anche quello conclusivo che dà il titolo alla raccolta ed è in fondo quello col finale meno tragico. (pure quello riportato qui sopra direi che come allegria non scherza, no?)

Ma la scrittura e la traduzione (di Cristiana Mennella, citiamo anche le traduttrice, che è il caso) non ti permettono di mollare la storia, una volta cominciata.

Anche se quello che leggi ti dà un certo malessere, come quando i personaggi nei loro monologhi ti lasciano ad esempio intravedere situazioni familiari che potrebbero benissimo degenerare in Psycho (il ragazzino in Giro d’onore)

Anche quando ti ripeti sì, però basta, lo so da solo che il mondo è una merda, ma lasciami un attimo respirare… (il reduce del racconto Casa con la risposta-saluto-tormentone ‘Grazie di aver servito la patria’ ormai svuotato di qualsiasi sincerità)

Anche quando ti sembra che ti stia ricicciando una minestra riscaldata, come nei due racconti ‘farmacologici’ (Fuga dall’aracnotesta – forse il migliore, ex aequo con il primo Giro d’onore – e Fiasco cavalleresco) che virando al fantascientifico utilizzano lo stesso espediente con risultati affatto differenti.

Anche quando per capire il titolo ci metti quella decina di pagine più del necessario (mi è successo con Le ragazze Semplica, altro similfantascienza, il più lungo della raccolta)

Anche quando sorridi di certe situazioni, (a suo modo Saunders è pure divertente, il monologo del paladino in Fiasco cavalleresco non lascia indifferenti) e mentre sorridi ti sembra stiano sanguinando le gengive.

Il più bel libro che leggerete quest’anno” recita lo slogan del NYT riportato sulla copertina, a suo modo identico a quello letto su mille altri titoli. Ma stavolta devo dire che sono quasi d’accordo (ok, non dite neanche questo a minimum fax… 😀 )

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