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Elogio del maschio Beta (repliche)

5 novembre 12013

L’avevo pubblicato nel vecchio blog
nella primavera del 2008,
e mi è sempre piaciuto.
Ogni tanto lo tiro fuori dal cassetto.

Un lavoro sporcoChristopher Moore è uno scrittore statunitense; i suoi romanzi (beh, almeno, quelli che ho letto io) affrontano argomenti soprannaturali, con notevoli virate verso l’horror, in modo spiritoso e divertente: un demone cannibale imperversa nel New England (e uno dei personaggi è la copia sputata di Howard Phillips Lovecraft…); un dio-coyote pellerossa in grado di trasformarsi in uomo e in bestia sconvolge la vita di un suo “protetto”; un angelo pasticcione combina un disastro maleinterpretando il desiderio di un bambino e provocando un’invasione di zombie sotto Natale…

Oppure, come nel recentemente [si parla sempre del lontano 2008, ndB] tradotto Un lavoro sporco, un uomo relativamente tranquillo, dopo la morte in ospedale della moglie, si trova solo e disperato ad allevare la figlia neonata mentre intorno gli appaiono oggetti e personaggi a dir poco curiosi: un uomo altissimo in vestito verde menta, due cani colossali dall’appetito insaziabile che si impongono come baby-sitter, voci stridule dai tombini… e il sospetto che la lugubre signora con la falce lo abbia scelto come sostituto…

Il tutto in mezzo a brani (come ad esempio quello che segue) di quello che potrebbe essere definito un vero Elogio del maschio Beta, fattore determinante dell’evoluzione umana 🙂

[…]

Il problema di Charlie era che lo strascico della sua immaginazione di maschio beta aveva lo stesso effetto delle schegge di bambù sotto le unghie. Mentre i maschi alfa sono spesso dotati di attributi di superiorità fisica (taglia, forza, velocità, aspetto piace vole, attributi che il processo evolutivo seleziona tra gli esemplari più forti nel corso di milioni di anni) e si prendono praticamente tutte le ragazze, il gene del maschio beta è riuscito a sopravvivere, non andando incontro alle avversità e superandole, bensì anticipandole per poi evitarle. Pertanto, quando i maschi alfa andavano a caccia di mastodonti, i beta già capivano che attaccare un bestione lanuginoso con un bastone appuntito poteva avere risvolti negativi, e così rimanevano nell’accampamento a consolare le vedove in lutto. Quando gli altri andavano alla conquista delle tribù confinanti, a inanellare gesta eroiche e a catturare teste, loro riuscivano a prevedere che, in caso di vittoria, l’afflusso di schiave femmine avrebbe prodotto un surplus di donne sole, abbandonate per esemplari più giovani conquistati in battaglia, a cui non restava che conservare le teste sotto sale e archiviare le innumerevoli imprese coraggiose. Tra queste, alcune avrebbero trovato consolazione tra le braccia di qualunque maschio beta abbastanza intelligente da sopravvivere. In caso di sconfitta, beh, si ripeteva la faccenda delle vedove. Il maschio beta è raramente l’esemplare più forte o più veloce ma, essendo in grado di prevedere il pericolo, è numericamente superiore. Il mondo è guidato da maschi alfa, ma se funzio­na è solo grazie alla capacità riproduttiva del maschio beta.

Il problema (che poi era il problema di Charlie) è che l’immaginazione del maschio beta è diventata superflua nella società moderna. Come le zanne a sciabola della tigre, o come il testosterone del maschio alfa, è davvero troppa perché se ne faccia buon uso. Di conseguenza, molti maschi beta diventano ipocondriaci, nevrotici, paranoici, oppure sviluppano una dipendenza da porno o da videogiochi.

Ciò accade perché, se l’immaginazione di questi uomini si è evoluta per aiutarli a evitare i pericoli, come effetto collaterale permette loro di avere un accesso puramente fantastico a potere, denaro e modelle dalle gambe lunghissime, che nella realtà non li degnerebbero di un calcio nelle reni nemmeno per togliersi un insetto dalla scarpa. Questa esistenza fantastica spesso si riversa nella realtà, manifestandosi sotto forma di illusione, a livelli che rasentano la genialità. Molti maschi beta, contrariamente a tutte le prove empiriche, credono davvero di appartenere alla categoria alfa e di essere stati dotati dal loro creatore di un avanzato e segreto carisma che, per quanto imponente dal punto di vista concettuale, è assolutamente invisibile alle donne, a meno che non siano costruite in fibra di carbonio. Ogni volta che una supermodella divorzia dal marito rockstar, il maschio beta esulta in segreto (o, per essere più precisi, avverte grandi ondate di speranza ingiustificata), e ogni volta che un’affascinante stella del cinema si sposa, sente di aver perso un’op­portunità. L’intera città di Las Vegas, con la sua opulenza plastica, i tesori pronti per essere arraffati, le volgari torri e le cameriere con seni improbabili, è costruita sulle illusioni del maschio beta.

[…]

tratto da
“Un lavoro sporco”
di Christopher Moore
edizioni elliot

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2 commenti leave one →
  1. 5 novembre 12013 05:48

    sembra interessante il libro

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  1. Processi paralleli | I Sogni Ferrosi

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