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Letture– Quella brava ragazza

2 settembre 12013

qbrPer me è difficile valutarlo serenamente, un libro che si svolge a Stoccolma, adesso che sono in piena follia scandinava. Gli ho dato quattro stelle su cinque, anche perché tre sono onestamente pochine.

Dunque vediamo. Primo romanzo di una per ora breve serie di quattro libri, detta “Omicidi di Stoccolma”; i titoli originali sono tutti “L’omicidio di Xxx” dove ogni volta Xxx è un diverso quartiere della città. In questo caso succede ad Östermalm, la più che ricca zona orientale di Stoccolma: per capirci, fossimo a Roma sarebbero i Parioli, qui a Genova la collina di Albaro.

Una ragazza di buona anzi ottima famiglia viene uccisa a coltellate nel proprio appartamento, e le indagini sono svolte dal commissario Axel Hake, figura massiccia e vagamente ombrosa, zoppo per una sparatoria di anni addietro e per questo accompagnato perennemente dal bastone e dalle preoccupazioni per i dolori al ginocchio.

Per risolvere il caso, Hake aprirà diversi armadi con i loro bravi scheletri nascosti, scontrandosi con il tutt’altro che collaborativo padre della vittima, con la madre divenuta fanatica bigotta, e con le conoscenze artistiche della ragazza che aveva velleità di pittrice: studentesse e insegnanti dell’Accademia, la coppia di galleristi presso i quali si svolge la prima mostra ahimé postuma della giovane, vicini semiesibizionisti che non si sa bene se han visto o meno qualcosa dalle finestre. Assisitito dalla sua squadra ben assortita, semiostacolato dal superiore troppo attento alla stampa e al non pestare piedi facoltosi, preoccupato per la propria situazione “familiare”: una compagna che si ostina a non voler fare vita comune nonostante una figlia da gestire, e una sorella maggiore veterinaria dalla vita sentimentale movimentata.

Hake è un commissario riflessivo, ma sa mettersi in azione quando è il caso, il suo continuo ricordare l’apprendistato alla polizia parigina e la sua passione per la lingua francese fanno passare sullo sfondo l’ombra di Maigret. Anche se il carattere sotterraneamente incazzoso forse lo avvicina maggiormente al nostro Montalbano.

Come poliziesco forse non è complicatissimo, ma i personaggi sono ottimamente definiti e caratterizzati; l’autore ha una grande esperienza in campo televisivo (suo è uno dei principali successi svedesi recenti, un serial su un medico, che per tre anni ha avuto indici di ascolto impensabili: Skärgårdsdoktorn, “il dottore dell’arcipelago”) e la cosa traspare dal rapido ma non eccessivo alternarsi dei cambi di scena, dai dialoghi realistici e mai noiosi. Il classico libro nel quale dici “okappa, ancora un capitolo poi mi metto a dormire” e ti trovi come niente in piena notte con la luce ancora accesa (e ripeto, nemmeno tanto per la trama “gialla”)

Simpatiche e non prolisse descrizioni e digressioni sulla città mandano in sollucchero i fanatici baltici come il sottoscritto. Anche se mi chiedo quanto sia simpatico e quanto controproducente, per un non-sveziomane il trovarsi davanti ogni tre per due i nomi della toponomastica stoccolmese (Strandvägen, Norr Mälarstrand, Kungsholmen, Västerbron, Hantverkargatan…) dove, io ora mi chiamo fuori, ma è dura capire se si sta parlando di una piazza o di un ponte o chissà di che altro. Per non parlare delle continue citazioni dell’acqua minerale Ramlösa, che spunta fuori ogni momento: pubblicità sotterranea, o semplicemente citazione d’ambiente in quanto nel regno vichingo è comune come la Coca-cola?

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