Skip to content

Letture – Veckans Chock

22 agosto 12013

(Doverosa avvertenza: questo post è luuuuuungo, ma almeno è riccamente illustrato 🙂 )

vs_004

Ormai lo so, anche se in vacanza fra i Klingon o in un qualunque paese del quale non parlo la lingua, un libro almeno nell’idioma locale finisco per comprarlo.

Pirenei, 1985. Esvorancs, un libriccino di leggende della montagna in catalano, pubblicato mi pare da non so più quale pro loco del versante iberico. Il titolo significa crepe, riferito (anche) ai crepacci delle montagne.

Praga, 1990. Un’edizione per bambini dei due romanzi di Alice in ceco. Alenka v kraji divu a za zrcadlem, se interessa il titolo, di sicuro so che “zrcadlem” vuol dire specchio non so bene in quale caso declinato per indicare il moto per luogo.

Atene, 1994. Un libro di poesie in greco con autografo dell’autore, il ciabattino-poeta Stavros Melissinos. Chissà se è ancora vivo, e soprattutto chissà in che scaffale mi è finito il libro dal titolo non proprio originalissimo di Rubayiat che quantomeno per leggerlo era bilingue, anzi multilingue, traduzioni a fronte in inglese e francese.

Corsica, 2008. Petru Santu, album a fumetti, raccolta di tavole di un personaggio satirico locale, un classico vecchio di paese con bastone e basco. Ma il corso in fondo è facile, quando lo si ascolta sembra di sentire un sardo che parla toscano.

Bruxelles, 2011. Un’edizione fiamminga di Asterix, Asterix als legioensoldaat. Che a parte tutto, leggere i fumetti aiuta moltissimo per cominciare a capire una lingua, specie (ri)leggendo quelli dei quali si conoscono i dialoghi quasi a memoria, come nel caso in questione: credo che la storia di Asterix Legionario sia il capolavoro di tutta la serie del nano gallico.

Stoccolma, 2013. Vuoi che a questo punto mi sia fatto un problema a comprare un libro in svedese, anche se alla signorina Julie riuscirei sì e no a salutarla con “Hej” e al massimo dire “tack” per ringraziarla? A parte che (adesso, magari ai tempi di Strindberg qualche problemino in più l’avrei avuto) ormai tutta la bionda progenie dei vikinghi parla come seconda lingua un inglese perfetto, grazie al fatto che i film stranieri non vengono doppiati ma sottotitolati.

Oltretutto, invoco la clemenza della corte, si tratta di un libro perlopiù “di figure”, un volumetto di immagini fantastiche (sia come genere che come giudizio)

Veckans Chock di Hans Arnold, una raccolta di illustrazioni comparse fra il 1954 e il 1979 su VeckoRevyn, periodico femminile svedese, in edicola ormai da 70 anni e passa ed indirizzato ad un pubblico grosso modo di ventenni. Se google translate e i miei dizionarietti da turista non mi tradiscono, il nome del periodico significa semplicemente “Rivista settimanale”. Rivista  che, a giudicare delle immagini del libro, deve essere uno zinzino differente da Donna Moderna e da Cioè.

vs_014

Il titolo della raccolta, che poi era il nome della rubrica di Arnold sulla rivista, è a spanne “La scossa della settimana”. O meglio, è il titolo della rubrica di racconti horror illustrati da Arnold. Purtroppo nel libro i titoli delle illustrazioni, che suppongo siano i titoli dei racconti di riferimento, non riportano l’autore del racconto stesso, per cui non riesco a sapere se si tratta di racconti “locali” di svedesi o traduzioni di altri autori. Peccato.

Non conoscevo Arnold, anche se in realtà qualcosa di suo lo avevo già visto, come ad esempio la copertina di un Greatest hits degli ABBA (è inutile, se parli di Svezia questi quattro te li trovi tra i piedi comunque ti giri)…

vs_007

…che io erroneamente attribuivo a Pichard, fumettista francese dal tratto simile che spesso si abbandonava a storie erotiche con donnine succinte e prosperose ma che a me piace ricordare per lo splendido Ténèbrax, il fantasma del métro, con i suoi toponi giganti e gli occhiali scuri (e che a me ha sempre fatto pensare ad Andreotti, forse influenzato dal fatto di averlo letto la prima volta su Linus nei tempi belli e contestatori de ma jeunesse folle che ancora rifulgevano di luce sessantottina… ok, sto divagando come al solito)

E anche certe illustrazioni che trovo in rete, eseguite da Arnold per alcune favole (magari di Astrid Lindgren, tanto per continuare a spulciare l’albo d’oro delle celebrità svedesi) mi dànno una sensazione di déjà vu, in qualche modo herr Arnold  lo conoscevo già senza saperlo.

vs_002 vs_013

Facendo un po’ un patchwork con le notizie delle pagine presenti in rete in due o tre lingue nessuna delle quali neolatina, e sperando nelle mie traduzioni più volonterose che affidabili, si viene a sapere che Arnold nasce nel 1925 a Sursee, in Svizzera, nel cantone di Lucerna. Nel capoluogo cantonale studia arte (e violino). La sua vena caricaturale si fa viva già nel periodo scolastico, durante il quale vende agli altri studenti le caricature dei professori. Dopo aver vissuto a Parigi e Copenhagen nel 1947 si trasferisce definitivamente in Svezia dove metterà su famiglia, sposando una svedese, e come ci tiene a far sapere la wikipedia locale, avendo due figli gemelli (eterozigoti, immagino, essendo maschio e femmina)

Nel paese adottivo, dove i panorami gli ricordano l’Elvezia (si parva licet, come ho avuto modo anch’io di verificare, in effetti, la vegetazione svedese anche  a livello del mare sembra quella di un paesaggio di montagna, ciò che manca in altezza si recupera evidentemente in latitudine), riesce presto a farsi notare come illustratore: come gli piace raccontare, il primo disegno pubblicato per un editore svedese rappresenta un vecchio che suona il violino seduto su una bara. Giusto per chiarire subito l’andazzo.

vs_011

Raggiunge presto la notorietà, e oltre alla rubrica Veckans Chock di cui si diceva, pubblica illustrazioni per narrativa infantile, horror e erotica, disegna diverse copertine di dischi, lavora come scenografo al Kungliga Operan, il Teatro dell’Opera Reale di Stoccolma. Si cimenta anche nell’animazione, che aveva già sperimentato nella natìa Svizzera, e firma una serie televisiva a cartoni animati di grande successo, Matulda e Megasen (qui a fianco: Matulda è la signora che pilota la scopa, Megasen lo pseudoporcellino sul manico; dietro di loro Mats e Mi, bambini coprotagonisti della serie)

È ovvio che però il motivo che mi ha spinto all’acquisto del libro, a parte la mia ben poco genovese tendenza allo scialaquìo quando sono in vacanza, è il lato decisamente oscuro e surrealista di questo baffuto signore, lato oscuro e surrealista che già si intuisce in questo autoritratto caricaturale.

Paragonato per lo stile e la fantasia a Giger, sì, quello di Alien. E in effetti, come Giger, riesce a rappresentare oggetti più o meno quotidiani deformati in modo inquietante. Onestamente, a me in molti casi ricorda maggiormente il mio mito Karel Thole, “quello delle copertine di Urania” ma non solo.

Autore di culto nella patria svedese adottiva, partecipa a numerose convention di fantascienza, e cerca anche di organizzare una sorta di Accademia Horror Svedese. Non sarà un caso se il volume l’ho trovato in una libreria di Stoccolma specializzata in letteratura fantastica e talmente nota da essere citata anche in alcune guide turistiche.

vs_001
vs_019

Certo, qualche ‘difettuccio’ glielo si deve purtroppo riconoscere; conservatore ipercattolico, con una forte convinzione nell’esistenza di paradiso e inferno, viene talvolta criticato per la sua rappresentazione spesso stereotipata e sessualizzata delle donne (l’ho detto che era cattolico?), chi vuole analizzare freudianamente, prego si accomodi. Un libro svedese a lui dedicato, immagino biografico, si intitola, guarda guarda, “Hans Arnold: racconti, sesso e il dito di Dio”

Pazienza, rispettiamo i morti (sì, dopo una lunga malattia se n’è andato nel 2010, facendosi seppellire nella Sursee natale) e godiamoci i frutti (proibiti, come nel caso della ‘indossatrice’ qui a fianco che si intitola appunto Frutto proibito) della sua fantasia.

Chiudo quindi questo lungo sproloquio con una serie di illustrazioni tratte dal volume che tanto mi ha intrigato, alcune recuperate in rete, altre miseramente fotografate dal vostro affezionatissimo. Per eventuali errori nelle traduzioni dei titoli, che a volte sembrano non aver nulla a che vedere con l’immagine come quelli di Magritte, fàtemene pure una colpa. Conto di sopravvivere. 😀

(Addenda: beh, una correzioncina successiva me la sono concessa, facendo diventare “segreta” una ricetta che avevo tradotto come “di famiglia”; già che ripasso completo le note dicendo che l’illustrazione della copertina del libro ha per titolo Il pozzo)


vs_020L’indice del destino vs_021La legge del più ricco

vs_005Suggerimento dal destino vs_008Sogno di un omicidio vs_010Il delitto perfetto

vs_006Volo ad alta quota vs_016Scultura d’amore

vs_018Naufragio vs_009La ricetta segreta vs_003Omicidio con metodo

vs_015
Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: