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Montalbano contro Furtwängler

23 gennaio 12013

Luca-ZingarettiAnzi, tutt’altro. E mi scuso subito per il titolo furbetto del post. Ma è ovvio che per pochi secondi l’immagine si propone, quando vedi sul palco Luca Zingaretti che deve svolgere degli interrogatori assistito dall’ispettore Fazio, pardon, da Peppino Mazzotta (che non mi stancherò mai di elogiare, QUI, per RadioArgo). Oltretutto ad un certo punto per qualche minuto entra pure un inserviente che potrebbe fare il paio con Catarella…

Ma non siamo a Vigàta, siamo nella Berlino del ‘46, nella parte sotto il controllo statunitense; mentre a Norimberga sta cominciando un processo senza precedenti, fra le macerie di una capitale siamo al redde rationem. Zingaretti, ovvero il maggiore Arnold, è incaricato di svolgere indagini sul direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler. Che benché non sia mai risultato iscritto al partito nazista, non ha mai lasciato il Reich, anzi, è stato per decenni l’orgoglio musicale tedesco, dirigendo in patria e all’estero la Filarmonica di Berlino. “Adolf” in persona lo considerava il più grande di tutti, preferendolo anche all’allora nascente giovane promessa Von Karajan (che invece la tessera nazista l’aveva, anzi pare ne avesse due)

Arnold “da civile” lavorava nelle assicurazioni, e ha il senso pratico e poco portato alle smancerie intellettuali di un perfetto citizen USA: Furtwängler non sapeva nemmeno chi fosse, prima che gli venisse assegnato -forse anche in virtù di questa ignoranza- l’incarico da inquisitore. Incarico che svolge coscienziosamente: cerca in tutti i modi le prove che possano incastrare quello che chiama “il maestro di banda”, ma trova solo robetta, cose da poco. Certo, Furtwängler era antisemita, ma ha aiutato non pochi ebrei a fuggire, e pacchi di lettere e testimonianze a favore ostacolano il lavoro dello zelante militare.

Lo affianca Mazzotta, ovvero un militare giovane, nato ad Amburgo ma scappato bambino in America. E che benché sia ebreo, benché i genitori che non son riusciti a raggiungerlo siano “spariti” in uno dei tanti lager la cui inimmaginabile vista turba ora i sonni del maggiore Arnold, svolge una parte da “avvocato del diavolo”: ammira Furtwängler, non riesce a far tacere in sé la voce di una giustizia che non vuole solo la vendetta, come quella del superiore. Non riesce ad accontentarsi delle prove poco sostanziali che sembrano accontentare il maggiore (“Andiamo, mi trovi un non ebreo che non abbia mai detto una frase antisemita!”)

Furtwängler, interpretato da Massimo de Francovich, è antipatico al punto giusto. Pieno di sé, tutto sommato qua o là ancora arrogante nonostante la situazione. Difende la propria opposizione al regime, il non aver mai aderito al partito, invoca il suo essere musicista e artista: eccola, appunto la torre d’avorio. Non si è mai interessato di politica, ha sempre dedicato la propria vita all’arte. Ha scelto di usare l’arte per contrastare la “bruttura” che aveva intorno, perché la musica è universale, e aiuta l’uomo, lo porta in un “altrove” superiore, diverso. Perché la musica, l’arte riesce a elevare l’uomo al di sopra del letame che lo circonda. Parole alle quali il maggiore contrappone con veemenza i milioni di morti appena scoperti, la barbarie da poco scoperchiata, la visione delle fosse comuni che gli ha tolto il sonno.

E qui, lo confesso, mi prendo in pieno anch’io l’accusa di materialista con la quale Furtwängler schernisce bonariamente Arnold. Perché anche se mi accorgo che il dramma non vuole fornire una risposta definitiva, di condanna o di assoluzione; anche se so benissimo che dietro il volto dell’integro maggiore Arnold non traspare l’umanità di Montalbano ma il germe fanatico del senatore McCarthy, non riesco a restare equidistante, e finisco comunque col “condannare” Furtwängler. Ma il dibattito, ammetto, è aperto.

A prescindere, comunque, i lunghi applausi finali della prima genovese di iersera se li sono meritati in pieno.

(ohu belin, mi accorgo ora che ho dimenticato di dire il titolo del dramma: La torre d’avorio, di Ronald Harwood)

Addenda successive: scopro anche che dal dramma fu  tratto un film, A torto o a ragione, con Harvey Keitel nel ruolo di Arnold, e con Furtwängler interpretato da quello Stellan Skarsgård divenuto in seguito uno degli Uomini che odiano le donne nel Millennium versione USA, e più noto presso le mie conoscenze femminili in quanto padre dell’ormonalmente apprezzato vampiro Eric Northman di True Blood. Dovrò recuperarne la visione.

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