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Sotto lo sguardo di Kala

18 gennaio 12013

kala melatoUno dice, ci’hai una mezza bronchite che ti pulsa nel petto come un embrione di Alien, va bene che ormai hai preso il biglietto per il teatro ma mica andrai in rovina per una dozzina di euri, perché non te ne stai a casa che oltretutto siamo nelle settimane più fredde dell’anno e stamani nevischiava pure? Difficile trovare obiezioni sensate a queste affermazioni. Ma siccome io sensato non sono, ieri sera, imbottito di aspirina, propoli e demenza senile sono andato comunque a vedere Piccoli Crimini Coniugali. A mia discolpa (trascurando il fattore “biglietto già pagato” che ammetto ha comunque influito nella ligure decisione) invoco il fatto che tanto era un atto unico di poco più di un’ora e che confidavo nel potere taumaturgico della sala, che posta praticamente nel sottosuolo, con le sue poltrone rosse e la galleria claustrofobicamente incombente è sempre stato uno dei luoghi più caldi delle mie serate teatrali. E anche ieri non mi ha deluso. Mentre lessavo, per una volta nell’ambita fila di corridoio dove si possono distendere le gambe, percepivo distintamente i miei anticorpi intonare la Cavalcata della Valchirie. Difatti stamani sto meglio, grazie.

Poi la pièce: ci tenevo a vederla, l’avevo già letta e pure già vista tempo fa messa in scena da una compagnia di mezzi dilettanti (fra i quali un collega, da cui l’aggancio che mi ha portato nel pubblico) e mi è sempre piaciuta “nonostante l’autore”, quell’Éric-Emmanuel Schmitt che è una delle mie croci-e-delizie librarie: idee originali, bello stile, peccato che sia un pentito (ex-ateo convertitosi al cattolicesimo, bah, di solito quelli così in partenza erano atei come io sono ballerino di flamenco) e che la “morale” che traspare dalle sue pagine finisca spesso per essere proprio “quella”. Ma pazienza, manco fosse l’unico che leggo con piacere e stridor di denti. 😈

E infatti ho apprezzato: dialogo non eccessivamente incalzante ma senza troppe pause fra due coniugi, tornati a casa dopo il ricovero di Lui a seguito di un incidente casalingo, una caduta con zuccata contro un mobile che gli ha causato la perdita della memoria. Eccolo quindi tornare “da sconosciuto” con una donna che non (ri)conosce ma che lo attrae, in una casa che non riconosce e dove forse le cose non sono avvenute proprio come Lei gliele sta facendo ricordare… storia intrigante, che ha meritato gli applausi.

E i commenti sentiti all’uscita, nel foyer da tempo pavesato con vecchi cartelloni dei principali spettacoli prodotti del teatro negli ultimi anni. E da un paio dei quali occhieggia, per ovvi motivi, il volto della recente buonanima Mariangela Melato che ormai da una quindicina d’anni si era fatta “adottare” dalla compagnia (che se non si fosse ancora capito, parlo del Teatro Stabile di Genova)

Nel marasma di gente e cappotti, ho sentito una impellicciata scignua che dopo aver osservato uno dei predetti manifesti si è rivolta alla compagna di serata più o meno così: “Eh, certo era brava… però, dài, meglio vedersi una cosa un po’ più originale come quella di stasera, che voglio dire anche lei certi mattoni…”  😯

Non potevo e non volevo certo contestare il giudizio, per me stupefacente: il pubblico genovese (sulla cui età media meglio tacere) con la Melato, come con altri interpreti “di spicco”, mi ha sempre dato la spiacevole impressione di venire agli spettacoli pronto ad applaudire indipendentemente dalla bontà della recita, “perché si deve”, un po’ come andare a messa la domenica…)

Ricordavo la probabilmente ultima volta che vidi la Melato, in una rivisitazione di Casa di Bambola ad opera di Ronconi di un par d’anni fa. Io, che la Nora di Ibsen è una delle mie eroine teatrali (anche nel doppio senso tossicodipendente, direi) quella sera, pur apprezzando alcune cosucce, una mezza ronconata nei testicoli l’avevo sentita anche se, per una volta, il regista non aveva optato per dodici ore di spettacolo (“Il teatro è spesso sofferenza, come sa bene il pubblico di Ronconi” – cit. da Sostiene Bollani) 😥

Giusto per contraltare, anagrafico e critico, non posso esimermi dal citare un’altra frase carpita al volo da un gruppetto di fanciulle in fiore che si mostravano decisamente entusiaste della visione, e dico visione non a caso: “…vabbè forse un po’ palloso, ma con uno bbono come quello mi vedevo anche un’altra ora di spettacolo…” -e siamo pure in pieno inverno, quando a queste arriverà la tempesta ormonale in primavera mi sa che non ce ne sarà più per nessuno… 😉

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