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Letture – Fun Home

6 gennaio 12013

Fun HomeNon mi càpita spesso di voler finire un libro a tutti i costi, tanto da restar sveglio fino alle tre di notte e passa. Anche perché poi la pago il giorno dopo con un rincoglionimento da manuale, non ci’ho più l’età. Ma stavolta è successo.

Fun home, di Alison Bechdel, sottotitolato “una tragicommedia familiare”. Libro dell’anno 2006 della rivista Time, e non so quanti altri premi librari e fumettistici. Pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2007, e già fuori catalogo, irreperibile -no comment.

Meglio affidarsi ad Amazon e trovarne una copia inglese di seconda mano che anche con le spese di spedizione mi è costata meno del prezzo italiano.

Biografia a fumetti, genere foriero spesso di opere più che degne: penso agli arcinoti mostri sacri Maus di Spiegelman e Persepolis di Satrapi ma anche al meno conosciuto Gioco della Rondine della libanese Zeina Abirached. Lager nazisti, l’Iran degli ayatollah, Beyrut spaccata in due e bombardata. Sempre begli scenari allegri, a ben vedere. No, qui non ci sono guerre in corso. Qui siamo nei decenni finali del Novecento a Beech Creek in Pennsylvania, una di quelle cittadine USA che si trovano solo nelle Strade blu. Un posto dove “non succede niente”. Come Peyton Place. Ecco, appunto.

funhome3Si parla della famiglia dell’autrice, soprattutto del suo rapporto col padre, figura algida e -neanche troppo vagamente- inquietante. Nel primo capitolo, come promesso, “non succede niente” o quasi. Conosciamo il padre dell’autrice, infaticabile restauratore della propria casa e rigoroso senza remissione: mentre gioca con la figlia di pochi anni si interrompe per pulire il tappeto, a suo dire sporco.

“Non eravamo una famiglia che si esprimesse fisicamente” Nelle scene di vita familiare è evidente una freddezza oscura. Che a volte sfocia in una rabbia distruttiva.“È stato un buon padre? Vorrei poter dire che ‘almeno era presente’ Ma naturalmente non lo era. È vero che non si è ucciso finché non ho avuto quasi vent’anni.” Ahia. Si comincia a sospettare qualcosa.

E il secondo capitolo si apre con il funerale del padre; da qui in avanti ciò che rimaneva celato nelle prime pagine emerge, a partire dalla “Fun home” del titolo (la “funeral home”, l’impresa di pompe funebri della famiglia) passando per la silenziosa sofferenza della madre (e alla marginale presenza dei due fratellini minori), e ovviamente fino alla “rivelazione” del segreto paterno.

Non in modo così semplice, però. Le cose “si sanno” praticamente subito ma vengono narrate in modo non banale, andando avanti e indietro nel tempo lungo i ricordi, dall’infanzia di Alison fino agli ultimi giorni di vita del padre, poco dopo che la figlia ha rivelato alla famiglia la propria omosessualità.

funhome3-dreamOvvio che con certe premesse qualcosina dietro l’autrice se l’è dovuta portare (e pagare), e difatti “ammette” di essere una ossessiva-compulsiva: qualora il lettore non ne avesse già avuto il sentore, vedendo in quante vignette si è presa le briga di RIDISEGNARE brani interi di giornali, fotografie, pagine del PROPRIO diario di bambina, lettere, libri.

Libri, già. Onnipresenti, citati ovunque. Dalla Morte felice di Camus con la quale si discute del suicidio del padre (a dire il vero mai provato, e resta il sospetto fino alla fine che si sia trattato in realtà di un incidente), al dialogo finale fra padre e figlia dove si “scomoda” l’Ulisse di Joyce, passando per i “doverosi” Proust e Oscar Wilde (la madre, attrice dilettante, recita in un’edizione dell’Importanza di chiamarsi Ernesto) E mille altri sono i titoli che fanno capolino qua e là. E se non bastassero i libri, non mancano i richiami culturali più “popolari”, come riviste e programmi TV, particolari non solo “di ambientazione” sparsi nelle vignette: da Sesame Street all’impeachment di Nixon

Ci vuole un po’ a leggerlo tutto. Apposta mi ci son giocata una notte per godermelo (verbo un po’ strano da usare in questo caso) Non dando importanza allo sbagasciamento dei ritmi circadiani, ne valeva la pena.

220px-Alison_Bechdel_in_LondonHo visto che è appena stato tradotto il “seguito” (termine un po’ inappropriato), “Sei tu mia madre?”

Avevo comprato anche questo, sempre inglese usato sicuro, e lo sto leggendo con più calma. Qui si parla del rapporto con la madre (e con le successive “figure materne”, ovvero le analiste dalle quali la Bechdel si reca regolarmente: siamo pur sempre negli States di Woody Allen…) e di come questo rapporto sia evoluto anche a seguito della pubblicazione del primo libro, che “scoperchiava” un tombino mica da ridere della tranquilla famigliola; per tacere il fatto che la “bambina” Alison ormai deve preoccuparsi della menopausa (cavolo, ha pochi mesi meno di me, ma nelle foto sembra abbia trent’anni)

Ci sono sempre i libri e le citazioni compulsivamente ricopiate (ed “evidenziate”) però questa volta sono spesso di testi di psicanalisi (e ovviamente i sogni di Alison, già presenti in Fun home, qui spadroneggiano, introducendo ogni capitolo).

“Ma” 🙂 mi sembra altrettanto valido. Tant’è che pure questo lo han premiato à go-go.

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