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Undicimila (più una)

11 ottobre 12012

Elftausend Jungfrauen. Undicimila vergini, quelle di sant’Ursula. Di quel mostro tedesco dei fumetti che è Ralf König

Che col mio tedesco meno che turistico io capisco sì e no una vignetta su ventitré. Ma bastano quelle per farmi morire. Come l’inizio, fra i venditori di reliquie sante di Colonia, che hanno finito i pezzi di sant’Ursula, che ormai non si trovano neanche al mercato nero 😀

Finché durante i lavori per le mura della città si scoprono uno sproposito di ossa provenienti chissà da quale epidemia del passato. E con una minima rilettura delle iscrizioni, ach so!, ecco che la principessina Ursula e le sue “XI M.V.” ovvero le undici Martiri Vergini che la accompagnarono nel viaggio a Roma, diventano undici-Mila Vergini, e ci sono reliquie per tutti, tanto da tappezzarci la parete di una chiesa, usando femori e ossa lunghe per scrivere a lettere maiuscole il nome della santa patrona di Colonia: e la vidi pure tre o quattro vite fa, in una vacanza tedesca che ricordo a malapena, quella macabra opera d’arte riprodotta ora nei disegni di König; che se penso che in questo periodo i disegni originali sono in mostra a Colonia, dannazione, mi verrebbe voglia di fare una (altra) pazzia e giocarmici un weekend…

Ho riso alle lacrime leggendo come potevo il dialogo fra il papa e la Trinità, con le tre persone distinte ciascuna da un diverso carattere tipografico (a spanne comincia con “Papa! Siamo la Trinità, qui parla lo Spirito Santo…” per proseguire à deux con la voce del Figlio “Posso parlare io adesso?” “Fai pure, siamo in teleconferenza…”, e finendo col carattere goticheggiante ed iracondo del Dio Padre già presente nella trilogia biblica di König…)

Per tacere della cena delle vergini, giunte a Roma, nella “Pizzeria San Siffredi” 😉 dove la piccola Ursula (dalle rotonde tette, occorre dirlo) ordinerà in italiano “panna cotta” innamorandosi fino alla levitazione mistica del cameriere Giuseppe…

Il tutto ovviamente con lo stile giocondamente osceno del “Re” Ralf, con suore piagate dal cilicio pieno di parassiti e non esattamente “in odore di santità”, un principe sodomita col naso dalla forma imbarazzante (“Ma da chi avrai preso quel naso?” chiede il re suo padre; risposta: “Dal massaggiatore di mamma”) in mezzo a frati che si eccitano con le frustate e si innamorano del modello scelto per il quadro di san Sebastiano, e con una scena orgiastica finale con i barbari degna di un film hollywoodiano…

Spero che Linus traduca e pubblichi anche quest’opera, come ha fatto per molte storie di König. Io, intanto, la follia di comprarlo subito appena uscito sull’Amazon tedesco l’ho fatta.

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