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Tristano è morto

26 marzo 12012

Sì, è una di quelle persone che mi ha davvero cambiato la vita. Anche se non subito. Anzi, le prime volte che lessi qualcosa di suo, tre o quattro vite fa, per carità, trovai che scriveva bene, ma nulla di che. E vidi anche un film tratto dal suo Notturno indiano, senza troppo entusiasmarmi. Anche se in realtà in quel romanzo e nel film il germe che mi avrebbe contagiato c’era già, accennato, latente, un po’ in disparte. Certo, le idee politiche me lo rendevano affine, e non solo le battaglie contro Berlusconi o meglio Eliogabalo e la sua corte. Penso ad esempio alla sua netta presa di posizione in difesa di Sofri. O le sue battaglie (vinte) contro l’indecente elefante Ferrara.

Poi, chissà perché ricordo ancora distintamente la scena, col libraio (dell’unica libreria decente che ci fosse all’epoca a Sestri, ora ovviamente al suo posto c’è un negozio di scarpe) che mentre mi consegna il libro fa un commento del tipo “eh, sì, il Tabucchino si vende sempre bene…” Il Tabucchino, ricordo il termine. Il libro era Requiem, nella prima edizione Feltrinelli, copertina bianca (e di dimensione ridotta rispetto ai soliti Canguri ai quali ero abituato) con al centro un gatto. Un po’ sui generis, come gatto; era una foto degli azulejos del Palácio Fronteira di Lisbona, che come avrei scoperto anni dopo raffigurava dei gatti a concerto.

Già, perché oltre ad inocularmi il virus cronico della lusofilia con quel libro (ero evidentemente predisposto, fresco reduce dal mio primo viaggio in terra lusitana) e a provocarmi un insano interesse per tutto quanto odorasse di saudade (o magari di bacalhau), dalle poesie di Pessoa ai romanzi di Saramago, dagli scrittori protoghesi d’Africa alle scoperte geografiche del XVI secolo; insomma a parte l’insana passione per tutto quanto abbia attinenza col Portogallo (passione dalla quale non dico che sto uscendo ma che almeno adesso cerco di controllare) la lettura dei libri di Tabucchi mi spingeva anche a scegliere i luoghi da visitare: a parte il Palácio Fronteira ora citato, ricordo il gusto col quale ho visitato le Azzorre dopo i suoi racconti di Donna di Porto Pim, o la decisione di tradire Lisbona per visitare, peggiore della capitale sia come salite sia come autisti indisciplinati, la tripeira Oporto della Testa Perduta di Damasceno Monteiro. E vorrei evitare di dire che ho cercato la via ad Alfama dove abitava il Pereira che non so quanto volte ho visto col volto di Mastroianni.

E domenica mattina, basta, finito. Nella sua Lisboa, ovviamente, terra che (lo) aveva adottato.

E io oggi, forse stupidamente, mi metto a rileggere per la decima, o forse quindicesima volta, Requiem. Quante lettere ha l’alfabeto latino?

Che in realtà detesto riaccendere il blog
dopo un silenzio di settimane per una notizia del genere,
ma per me era doveroso.

Antonio Tabucchi

24-IX-1943
25-III-2012


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