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Di spazi infiniti, di curve quadrate e di bagni turchi

23 gennaio 12012

Sembra pure simpatico, con quel berrettino bianco; somiglia più ad un pittore impressionista che ad un professore di matematica. Oltretutto tedesco. Anzi, proprio prussiano. Non faccio per dire.

Non aveva neanche quarant’anni quando presentò a Parigi nel 1900 la lista di quelli che a suo dire erano i 23 problemi che i matematici avrebbero dovuto risolvere nel nuovo secolo in arrivo. E che tennero occupati i matematici per un bel pezzo, se non proprio per tutto il Ventesimo Secolo.

Dopo oltre due millenni di sudore e lacrime, mise pure le mani nelle basi della geometria, riscrivendone gli assiomi e riuscendo a metter ordine nel polveroso Euclide.

Per tacere del suo nome legato ad una delle prime curve frattali, agli spazi infiniti, ad un ormai famoso albergo ipotetico, e a non so quanti teoremi che una volta, quando studiavo analisi, di qualcuno sapevo anche cosa voleva dire. Mentre adesso… 🙂

E avrebbe voluto mettere ordine completamente anche negli assiomi della logica matematica, herr Professor, peccato che gli toccò assistere, ormai anziano, alla dimostrazione dei teoremi di un giovanotto chiamato Kurt Gödel che mandò tutto il programma a carte quarantotto…

Tipo originale, pare fosse pure donnaiolo; ma fu solo per amore della scienza che difese (quasi senza successo) a spada tratta la povera Emmy Noether, grandissima matematica alla quale il senato accademico di Göttingen rifiutò l’onere e l’onore della cattedra universitaria; e il prussiano Hilbert, prima di arrendersi suo malgrado e di nascondere sotto il proprio nome i corsi tenuti dalla Noether, cercò di convincere i sessisti baroni crucchi che trovavano poco dignitoso che una femmina avesse l’ardire di porsi gerarchicamente al disopra dei baldi studenti -maschi- teutonici, con una frase che suonava pressappoco “Signori, stiamo cercando di far entrare questa donna nel Senato Accademico, non in un bagno turco!”

David Hilbert, nato giusto centocinquant’anni fa a Königsberg, città che non a caso era già entrata nella storia della matematica


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