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Un saluto

4 ottobre 12011

Come tanti maniaci di fantascienza, ho avuto un’infanzia a base di film di Godzilla e di Urania paterni.

Ma l’adolescenza, ah quella, età splendida e terribile, fu tutta all’insegna di Galassia e di Robot, e dello scoprire un nuovo modo per vedere i futuri ipotetici con i quali ero cresciuto. Furono gli anni nei quali, come ogni giovane ribelle che rifiuta i padri, mi ribellai ad Asimov e ai dioscuri Fruttero e Lucentini. Il buon dottore Isaac l’ho perdonato in seguito, ai dioscuri riconosco solo la Donna della Domenica e l’aver sostenuto Lovecraft. Ma questo non conta.

Quello che conta è che un “maestro”, un amico che non sapeva di esserlo, in quegli anni (erano quelli di piombo, ma allora non lo si sapeva ancora) fu questo piacentino occhialuto e dalla potente energia.

Vittorio Curtoni, fondatore della rivista Robot, scrittore di fantascienza splendido nei racconti (ma io ricordo ancora il suo terribile romanzo privo di speranza Dove stiamo volando, ridotto ad un ammasso di fogli volanti per averlo letto e riletto e ahimé prestato agli amici: non è che la colla che teneva insieme le pagine dei Galassia fosse il massimo, diciamocelo) e anche, come scoprii in seguito, traduttore di molti dei romanzi che mi appassionavano.

Quando Robot chiuse i battenti, avevo 18 anni. Appena vidi la copertina con un robot malridotto cacciato su un monte di spazzatura e ferrivecchi capii subito cosa stava succedendo, prima ancora di leggere l’editoriale che salutava i lettori.

E quando seppi della rinascita della rivista, un paio di vite dopo, quando ero ancora un diciottenne ma purtroppo solo “dentro”, pensai di aver ritrovato un amico dopo decenni.

Ma leggendo gli ultimi editoriali, dove Curtoni raccontava a modo suo la lotta con la malattia, le seccature che la cura gli procurava, lui così amante della vita, della buona tavola e del buon vino, capivo che stava per succedere di nuovo, che presto avrei visto ancora quel robot buttato nella spazzatura.

È successo oggi, come raccontano brevemente sul blog di Urania. Quasi in sordina.

Chissà dove stai volando adesso, vecchio Vic. Grazie per tutto.


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