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San Giovanni non fa inganni

17 ottobre 12010

Tornato a casa alle tre di notte, con i polpacci che urlavano il Dies Irae e due cadaveri nelle scarpe che avrebbero estrinsecato tutto il loro potere di decomposizione a casa una volta sciolte le stringhe, dopo una tirata di sette ore (la seconda in un giorno) in un pullman che mi andava stretto di cavallo (e non solo a me, tanto per evitare le battute sulla stazza 😉 ), ma davvero soddisfatto: tantissima gente (e ora si scateni la solita riffa su quante centinaia di migliaia eravamo: io so che all’ingresso in piazza San Giovanni sono rimasto almeno una mezzorata a vedere il corteo che continuava a passare), il tempo quasi clemente (un po’ di spruzzate ogni tanto, ma niente di che) e nessun incidente, alla faccia gluteale dei ministri marroni che auspicavano l’arrivo delle brigate rosse serbe.
E alla faccia di chi non c’era, a partire dai dirigenti di un partito che si fa chiamare democratico per insufficienza di prove per arrivare ad alcuni colleghi purtroppo anche miei sul cui menefreghismo più che sulla codardia stendo un velo di silenzio per non stendere una cappa di insulti.

E ora, con permesso, provo a ritrovare l’uso delle gambe 🙂


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