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Letture – Alice nel paese della vaporità

1 giugno 12010

Alice nel paese della vaporitàFrancesco Dimitri
Alice nel paese della vaporità

Salani

Una delle tante passioni del carissimo Martin Gardner da poco scomparso erano le avventure di Alice. Tanto che uno dei suoi libri più famosi e gettonati è proprio The annotated Alice ovvero la versione (copiosamente) commentata dei romanzi di Carroll. Più volte rimaneggiata, fino all’edizione “definitiva” che comprai in paperback. Anch’io subisco il fascino di Alice, qualora se ne dubitasse.

Alice è stata interpretata, aggiornata, parodiata, travisata, riassunta, rivista, riscritta, riletta, riveduta, corretta e corrotta in tutte le salse, da Disney ai manga, dall’horror al porno (molto tempo fa, uno dei cinema a luci rosse cittadini proiettava “Alice nel paese dei cazzi meravigliosi”, e confesso che un po’ mi dispiace non averlo visto). Si passa dal purtroppo deludente ultimo film di Tim Burton, ad un invece come ovvio interessante monologo teatrale di Lella Costa, da un famoso videogioco che comincia con Alice internata in manicomio, a versioni romanzate della storia ben più scabrose e trasgressive, e a dire il vero non tutte trascurabili anche se probabilmente avrebbero turbato mica poco il complicato reverendo Dodgson (il dottor Gardner penso di no, era più una pellaccia, anche se immagino che leggendo, per dire, certi brani dell’Aliss di Senécal avrebbe spalancato tanto d’occhi pure lui)

Ultima arrivata fra i miei scaffali, questa Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri. Di Dimitri avevo letto e apprezzato La ragazza dei miei sogni, un bel romanzotto horror originale e scuro quanto basta. Riordinando gli scaffali, ho fra l’altro scoperto tempo addietro di possedere anche un suo non essenziale ma leggibile Manuale del cattivo.

Quindi, con l’assenso della commessa libraria che all’atto dell’acquisto mi ha rivelato di essere rimasta pur’ella intrigata dall’accoppiata titolo-autore, mi sono apprestato alla lettura bypassando come faccio spesso tutti i volumi che, in uno dei tanti inutili accessi di buona volontà organizzativa, avevo schedulato come letture del futuro prossimo.

Come accennato, ormai ai molteplici avatar di Alice ne hanno combinato di cotte e di crude, e anche qui cominciamo bene: in una scena del breve capitolo introduttivo, sorta di Dickens in salsa steampunk, la piccola Alice incatenata è fatta bersaglio di interessi contronatura. E anche quando nel vivo della storia è ormai una giovane donna, non son certo tutte rose e fiori (e non c’entra solo il sesso, non vorrei si equivocasse). Ma noi che siamo pellacce (come Martin Gardner) proseguiamo imperterriti.

Un po’ di accenni ad una Londra-che-non-c’è ed alcune prime rielaborazioni delle atmosfere “classiche” (la caduta iniziale; il Dodo, anche se appena accennato; il gatto del Cheeshire che non può mai mancare…) lasciano ben sperare, ma presto la delusione affiora inesorabile, i personaggi che ci si aspetta di trovare “mimetizzati” nella storia latitano o sono talmente mascherati da essere irriconoscibili e a nulla valgono gli “omaggi” ad altri must letterari che, sebbene alieni dalla storia originale, non mancano certo nella biblioteca e nell’ìmmaginario di ogni buon carrolliano (va bene, va bene, di un carrolliano magari un pochino più dark della media). La tifoseria alla quale appartengo non accetta troppo volentieri di veder utilizzato il “marchio” Alice per una storia dove la protagonista potrebbe anche essere un clone di Rossella O’Hara, per quel che importa ai fini dell’intreccio.

Altra delusione quindi, dopo lo spiacevole Tim Burton. Peccato, qualche idea neanche male c’era pure, anche se un paio di scene mi hanno richiamato “troppo” da vicino altri rifacimenti già citati in precedenza; ma non voglio lanciare accuse infondate, è ben vero che in letteratura (soprattutto in quella discutibilmente marchiata “di genere”) spesso si finisce con il riscoprire l’acqua calda. Il problema adesso, è che non so come farò a dirlo alla commessa della libreria…

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One Comment leave one →
  1. 9 giugno 12010 08:50

    Sì, questo libro non ha convinto del tutto neanche me.

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