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L

15 febbraio 12010

Maddalena in differita, sperando di essere a vagare fra le strade di Lisboa, e se anche cade a chuva oblíqua, poco importa…

Avrei dovuto nascere a san Valentino, cinquant’anni fa. Era domenica e la sera poco dopo cena mia madre, già ricoverata in corsia per alcune avvisaglie con le quali avevo cominciato a rompere i coglioni, avvertì l’inizio del travaglio. Era solo l’inizio, purtroppo. Nacqui poco dopo le dieci e mezza di mattina del lunedì, meglio non fare il conto delle ore. In quella per lei temo eterna notte di febbraio ebbi il tempo di fare i miei porci comodi, compresa una sorta di carpiato intrauterino giusto per presentarmi podalico e, ciliegina sulla torta, rendere necessario l’uso del forcipe. Nel frattempo, come da copione, in una sala d’attesa mio padre si massacrava i polmoni con le Nazionali cercando inutilmente di pensare ad altro leggendo un libro (pessima scelta, era il corposo Giuoco delle perle di vetro di Hesse; per una probabile maledizione bibliokarmica neanch’io son mai riuscito a reggerlo per più di qualche decina di pagine)

Era il 1960, la rivoluzione giovanile aveva cominciato ad andare a scuola da poco e sapeva a malapena leggere e scrivere, non era più il dopoguerra ma mica poi da tanto, in pratica tutto era ancora avvolto in un bianco e nero neorealista e pudico. Mia madre era una signorina (d’accordo, al momento della narrazione era già signora, ma lo spirito era quello) che si scandalizzava seriamente anche solo a sentir dire «belandi» (la forma edulcorata, quasi “per minorenni”, del più famoso fra i vocaboli genovesi). Ma quando in quel mattino invernale il medico, tentando e sperando di risollevare il morale di quella povera puerpera massacrata, le annunciò «È un maschio, signora!!!» con tutto l’entusiasmo che l’occasione poteva ispirare, sentì la primipara rispondergli con un roco filo di voce «E chi cazzo se ne frega…» (rivelando, fra l’altro, come nel suo passato di timida e morigerata maestrina fossero evidentemente presenti frequentazioni sociali meno rispettose della forma, ad esempio quel metalmeccanico di papà)

Sì, mamma mi ha sempre voluto un bene dell’anima: figlio unico di madre mediterranea, penso non occorra aggiungere altro. Ma quando ricordava il giorno della mia nascita io, guardandola in quei bellissimi occhi grigi che rimasero affascinanti anche sul letto di morte, vedevo una sorta di velo che durante la narrazione le mascherava lo sguardo, dissolvendo per alcuni momenti nel nulla tutto il suo amore materno. Detto onestamente, non potevo certo darle torto.

Ah, dimenticavo,
e mi spiace se rovina un po’ l’atmosfera del
post:
auguro un costante eczema purulento e fastidioso
a quegli imbecilli coprocefali
che hanno ideato la ganzata di istituire per oggi,
15 febbraio, la cosiddetta “festa dei single”.

Chiunque voi siate,
che lo scolo vi sia compagno fedele di letto,
cari ed immaginifici creativi
la cui testa si potrebbe circoncidere.
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2 commenti leave one →
  1. 18 febbraio 12010 05:26

    Auguri in ritardo, e effettivamente la nota finale rovina un bel po’ l’atmosfera del post!

  2. 27 febbraio 12010 06:00

    (ingegneranda, non so che dirti, il filtro spam ce l’ha con te! meno male cherecupero gli interventi…)

    sul finale acido, lo so, ma la cosa mi manda in bestia ogni volta che ci penso…

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