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Mezza mucca è meglio di niente

18 novembre 12009

(Dal numero di Der Spiegel in edicola)

Una classica immagine della zootecnìa: una veterinaria, con indosso ampi e lunghi guanti di gomma (ed una tuta, per ogni evenienza…) inserisce il braccio, fino al gomito e forse oltre, nelle intimità  (spero) poco eccitanti di una mucca, allo scopo di verificare mediante l’esame in loco l’eventuale gravidanza dell’animale o la presenza di anomalie patologiche. (E pensare che noi maschietti di homo sapiens ci preoccupiamo quando c’è da fare il controllo della prostata)

Come si dice, nessuno nasce imparato, e fino ad ora le studentesse di veterinaria si sono impratichite in questa affascinante tecnica (una versione decisamente hard del Pap test) con esercitazioni effettuate in corpore vili (senza offesa per le bovine), in genere poco piacevoli per le due partecipanti.

Per alleviare appunto i fastidi di entrambe le parti in causa, la dottoressa Sarah Baillie, veterinaria ed esperta di computer del British Royal Veterinary college di Hatfield ha messo a punto una cybermucca (o meglio mezza cybermucca: solo la parte che serve) da utilizzare per l’addestramento: l’esterno dello “strumento” riproduce con realismo il lato B dell’animale, mentre l’interno è composto da pareti di plastica che riproducono nel modo tattilmente più verosimile le interiora della bestia, alle quali sono collegati dei sensori che trasmettono i segnali ad un PC e che permettono di verificare i corretti movimenti della studentessa (è previsto anche un muggito registrato che si attiva quando l’esame risulti troppo “fastidioso” per la paziente)

Una veterinaria “esperta” può così seguire i movimenti della studentessa sullo schermo del PC ed eventualmente correggerne gli errori indirizzandola correttamente verso il “bersaglio”.

Nella foto, la dottoressa Baillie (al centro, col berrettino) esegue una dimostrazione del funzionamento del suo apparecchio (i cui costi, fra l’altro, sembrano pure relativamente contenuti) con l’assistenza di una studentessa del corso e sotto lo sguardo attento di una delle future pazienti, evidentemente interessata al funzionamento dei sensori.

Pare che il successo (per questo “haptic simulator”, come si chiama tecnicamente, cioè “simulatore tattile”, la dottoressa ha pure ricevuto un premio come “insegnante più innovativa del 2009″) sia stato tale da spingere la Baillie a dedicarsi a nuovi sviluppi dell’idea: dopo le mucche è intenzionata ad occuparsi dei cavalli e dei gatti, che immagino rappresentino le più cospicue “fette” del mercato veterinario…

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