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Letture – Che la festa cominci

17 novembre 12009

Che la festa cominciNiccolò Ammaniti
Che la festa cominci
Einaudi

Roma, alla grande festa iperfaraonica di un palazzinaro si incrociano le storie di… beh, alla fin fine le trame sono solo due, la setta satanica de noartri che cerca il proprio momento di gloria e le afflizioni men che superficiali del bello scrittore alla moda. Con un po’ di comprimari a pioggia in una Villa Ada riempita di caricature (non sempre riuscite) di vipS e di arricchiti copiati (un po’ troppo e male) dalla nostra attualità, accompagnati da un serraglio di bestie selvagge un po’ rincoglionite. E con “qualcos’altro” nella breve terza parte, su cui preferisco stendere un dignitoso velo. Un pompino a freddo e qualche schizzo di vomito per fare trasgressione.

Mah. Che dire. Lettura anche piacevole, sì, più o meno. Divertente, a suo modo (quasi ovunque, all’inizio). Ma nulla di più. Anzi, forse anche qualcosina di meno.

Pur con tutto lo strombazzamento mediatico che lo accompagna, non pretendevo certo un indimenticabile capolavoro (anzi: soprattutto per lo strombazzamento). Ma ad essere gentile, mi sembra proprio un romanzetto simpatico e nulla più. Con qualche tratto anche fastidioso.

Con capitoletti veloci (pregio) e una certa alternanza delle scene (fin troppo buona, sembra -ahem- già pronta per la sceneggiatura: fastidio), le pagine scorrono, soprattutto nella prima parte, chiamiamola la “preparazione” della festa. Perché quando si entra a Villa Ada si finisce presto nello svacco. E la tanto attesa notte della festa diventa uno scherzo un po’ allucinato tirato via alla veloce, verso un finale che mah… chiamiamolo finale.

Se all’inizio l’ho continuato a leggere perché, onestamente, mi interessava, l’ultima parte l’ho letta giusto perché tanto vedevo dal numero delle pagine che era breve…

(Non per fare il veterofilologo nostalgico del 77, ma quando mai si è sentito gridare nelle manifestazioni “Siete merde e merde resterete”? Si urla “MERDE SIETE e merde resterete”: eccheccazzo, Ammaniti, la metrica e la rima salviamole!)

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  1. Max permalink
    22 febbraio 12010 11:11

    Mi ha ricordato “Ti prendo e ti porto via”, lo schema è lo stesso. Molto coinvolgente la prima parte. Divertente, in pieno stile Ammaniti, inconfondibile. Sinceramente mi aspettavo di più dal finale. Un pò troppo horror, avrei preferito un tono meno fantastico, più verosimile. Oltretutto le ultime righe mi hanno lasciato basito. Comunque la storia mi ha regalato momenti di totale divertimento.

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