Skip to content

Brandelli

27 ottobre 12009

libri4Camminava sempre seguita da una frotta di cani. Erano una dozzina, e trottavano in perfetta fila indiana. Li aveva addestrati così per evitare che andassero sotto le macchine.

Erano di tutte le taglie e di tutti i colori e avevano una particolarità: erano i cani più brutti, rattoppati e malfatti della zona. La Mannara aveva una speciale abilità nel trovarli e curarli. Non aveva mai rottamato un quadrupede. Il suo preferito si chiamava Mottarello, ed era perfettamente diviso a metà, la metà dietro era nero e pelato con le zampe storte, la metà davanti bianco e irsuto con le zampe dritte. La leggenda diceva che la Mannara lo avesse creato cucendo insieme le parti sane di due cani straziati da un camion.

Seguivano poi cani zoppi, rognosi, mutilati, con le orecchie smangiucchiate, mezzi ciechi e sordi. Alcuni di essi avevano protesi, quali zampe di legno e code di corda.

Il più celebre era Billy il Maniaco. Era un bastardo nero che colpiva alle spalle in ogni occasione, senza distinzioni di sesso. Dopo ogni amplesso rimaneva incastrato, attaccato al partner, almeno ventiquattr’ore. Perciò la Mannara lo aveva dotato di rotelline nelle zampe posteriori: di modo che potesse essere trainato ancora ben aderente alla sua, diciamo così, locomotiva.

A volte la coda della fila era formata da tre, quattro cani uno infilato dentro l’altro, in erotica successione. Si narra addirittura, una volta, di cinque cani in trenino e in mezzo un cinghiale dall’aria rassegnata.

Stefano Benni
Pane e tempesta
Feltrinelli

Okappa, da qualche tempo lo smenazzo a tutti col fatto che come e peggio di ogni anno sento arrivare l’autunno, che è un periodo che dormo male e mi sveglio peggio, che mi sento costantemente abelinato (ignorerò signorilmente i salaci commenti dell’astanterìa) e che, cosa per me gravissima, non riesco più non dico a finire ma nemmeno a cominciare un libro: la sera, nel mio candido lettino nella mia puteolente branda rabboccata alla meno peggio, scorro appena un paio di pagine e perdo la concentrazione, si tratti di un romanzo, di un saggio o di un racconto di fantascienza che magari mi interessa pure.

Con quello che a me pare l’arrivo un po’ anticipato dell’estate dei morti (o estate indiana, per chi ha velleità letterarie USA) forse si sta concludendo il momento di crisi. A sere alterne riesco ad addormentarmi quasi decentemente e a piccole dosi sto riprendendo le letture. Affidandomi come ad una panacea a certi basilari pilastri della mia biblioteca quali Stefano Benni, ad esempio col suo ultimo libro acquistato or non è guari.

Intendiamoci, non sarà un testo che passerà alla storia. Bene o male, si tratta pur sempre dell’ennesimo Bar, un po’ Sport e un po’ Sotto il mare. Ma ghe ne fuîse, come si dice qui intorno al Bigo. (bisogna arrendersi, ormai per i foresti il simbolo di Genova non è più la Lanterna…)

E certi passaggi come quello citato, lo confesso, mi hanno fatto ridere come un cretino (e con ostentazione, insisto nell’ignorare commenti e allusioni) fino ai dolori ventrali. Ammettendo pure che l’immagine finale del cinghiale è stata fortemente influenzata dalle lunghe e ripetute frequentazioni degli albi di Asterix

Advertisements
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: