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Cronaca locale

2 ottobre 12009

Sestri_Ponente-StemmaUn articolo del manifesto di oggi cita la mia piccola Stalingrado, ovvero Sestri Ponente, delegazione di Genova così soprannominata negli anni ’50 per evidenti motivi politici: terra di fabbriche e cantieri, popolosa di operai e partigiani ed orgogliosamente trinariciuta. Tanto che il famigerato arcivescovo dell’epoca, quel Siri entrato papa in tre conclavi e da tutti e tre sortito cardinale (ma quanto mi è dispiaciuuuuuto 😉 ), rifiutava di recarsi da queste parti anche quando c’erano pargoli da cresimare (incombenza che spetta al vescovo, appunto)

Il motivo della citazione delle mie terre sul quotidiano comunista stavolta è purtroppo legato alle vicende del nuovo corso scolastico imposto dalla nipotina di don Gelmini, la ahinoi ministra che recentemente, sul Fatto quotidiano, il sulfureo Odifreddi (e a chi non piace il professor Piergiorgio, come diceva Nazzari, péste lo cólga 😀 ) ha brillantememente paragonato al cavallo di Caligola.

In pratica, per evitare di avere classi elefantiache con quasi quaranta alunni le uniche soluzioni sono: o pagare con gli scarsi  fondi della scuola, intesa come singolo istituto scolastico, altri insegnanti, oppure “invitare” i genitori ad iscrivere i figli altrove, ad anno scolastico iniziato, e compilando “liste di proscrizione” (vanno molto di moda, di questi tempi) basate su simpatici criteri.

Segue articolo.

GENOVA
«In questo istituto siete troppi,
andate a iscrivervi altrove»

Alessandra Fava
GENOVA

Che cosa fare se tuo figlio si trova in una classe di più di 31 alunni? Se lo stanno chiedendo diversi genitori genovesi. In una scuola, due classi seconde del liceo scientifico tecnologico presso l’Istituto tecnico industriale statale Italo Calvino a Sestri Ponente, hanno deciso di protestare ad oltranza e rifiutarsi di trasferire i ragazzi in surplus altrove. In un’altra scuola genovese, l’Istituto professionale di stato per l’industria e l’artigianato Attilio Odero, sempre a Sestri, hanno diviso la classe di 38 in due con l’ausilio di alcuni precari e l’utilizzo dei fondi della scuola altrimenti destinati a corsi di teatro, inglese e attività varie. Insomma due modi diversi di trovare rimedi ai tagli del governo. Come il manifesto aveva già raccontato il 18 settembre, nelle due seconde, la A e la B, del Calvino ci sono 33 e 32 alunni e all’Odero addirittura una classe con 38. Ieri mattina genitori, alunni, docenti e rappresentanti sindacali del Calvino hanno manifestato davanti alla direzione scolastica regionale con il supporto del comitato dei precari liguri, e alla fine una delegazione con due docenti, tre genitori, un rappresentante degli studenti, un rsu e un rappresentante d’istituto sono stati ricevuti dal dirigente dell’ufficio scolastico regionale e provinciale Rosaria Pagano, ma non dal direttore Anna Maria Dominici.

A sentire i genitori, la scuola sta facendo ogni tipo di pressione per cacciare un tot di alunni e riportare le due seconde alla normalità (almeno il tetto dei fatidici 31 fissato dal ministro Gelmini): «Venerdì scorso è arrivato in classe un dirigente della direzione scolastica che ha spiegato ai ragazzi come cambiare scuola – ha detto Nadia Bovone, una delle madri – poi il giorno dopo a una decina di noi è arrivata una lettera del direttore della scuola e dopo poche ore ci hanno chiamato per dire che il nulla osta per un’altra scuola era pronto». Il colmo dell’assurdo è che la decina di alunni da allontanare sono stati scelti secondo certi criteri: «Hanno preso chi arriva da un altro istituto come mio figlio o chi abita fuori sede – spiega un’altra madre – ma se devi andare altrove te lo devono dire all’iscrizione, non certo a scuola iniziata».

In effetti la lettera della dirigente scolastica Daniela Cambiaso ai genitori, datata 25 settembre, non potrebbe essere più chiara: dopo aver ammesso che le due classi «sono molto numerose», si legge che «l’ufficio scolastico regionale per la Liguria ha comunicato l’impossibilità di istituire una terza di questo indirizzo. Risulta che presso altri istituti scolastici cittadini o di provincia esistono classi seconde delle stesso indirizzo una delle quali composta da 20 alunni: quest’ultimo numero determina una situazione più favorevole per il percorso scolastico degli alunni. Si invitano pertanto le SS.LL (signorie loro) a riflettere su tale possibilità». Diversa la scelta operata all’Odero: «La classe di 38 alunni non esiste più – spiega il direttore Gennaro Schettino – sono riuscito ad ottenere che un certo numero di ore, 18, siano coperte dai precari e per il resto facciamo con risorse proprie, vale a dire il fondo dell’istituto e il recupero dei dieci minuti. Non è la soluzione – ammette il direttore – ed è tutto da vedere come funzionerà». In pratica la terza di 38 alunni è stata divisa in due: mentre alcuni alunni sono nelle officine, gli altri stanno in classe e viceversa. Diciotto ore sono coperte con supplenti esterni e quindi trovano lavoro alcuni precari e altre diciotto ore vengono recuperate con straordinari. Per pagare il tutto la scuola ci mette i suoi fondi di solito destinati ad attività alternative, e di solito spalmati su tutte le classi. Morale: sarà difficile che le altre classi riescano a fare inglese, teatro o attività non previste strettamente dal programma.

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