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Nella vita e nell’asprezza

23 settembre 12009

colicAbitante condominiale, vivo in un edificio costruito non voglio pensare con quale criterio di scelta dei peggiori materiali edilizi nei lontani anni ’60; per non usare frasi fatte, le pareti sono di carta velina, e il rispetto per la privacy altrui è spesso impedito dall’acustica.

Grande classico nel genere, in questo periodo l’appartamento del piano di sopra è stato allietato dalla nascita di un grazioso frugoletto che la sera rivela spesso la propria presenza con un energico uso delle corde vocali con le quali, come prevede esplicitamente il Contratto Collettivo Nazionale dei Neonati e degli Infanti, contrasta la altrui visione del telegiornale o del film di prima serata esibendosi in un concerto per pianto e grida sulla cui durata è sempre difficile azzardare ipotesi significative.

Il pessimo isolamento acustico delle stanze mi permette molte volte di cogliere anche la voce del padre che tenta di placare la furia sonora della propria prole con canzoncine e ninne nanne che si rivelano generalmente inutili.

Questa sera, dopo un cinque minuti di energico sottofondo del figliolo, il desperate houseman è probabilmente giunto a raschiare il fondo del proprio repertorio musicale e l’ho sentito accennare, con una vocina mezzo in falsetto con la quale cercava di spacciarlo per canzoncina infantile, l’inizio di Bandiera rossa.

Ho sorriso, e mi sono ricordato delle mie cronache familiari, quando mio padre si lanciava a raccontarmi (sotto sotto forse anche con l’intento di rinfacciarmele) le serate e le notti pressoché insonni alle quali lo avevo costretto durante i miei primi mesi di vita.

Anche lui, una volta esaurito il repertorio dei Sanremo dei quali aveva memoria, concluso il florilegio del Quartetto Cetra, esauriti i ricordi di Natalino Otto e di altre glorie dei propri anni verdi, aveva cercato l’aiuto delle canzoni politiche, ma né Bandiera Rossa né tantomeno Bella ciao erano riusciti a calmarmi. Al culmine della disperazione il pover’uomo aveva cominciato a cantare anche Giovinezza. Ottenendo l’insperato risultato di farmi addormentare. E come ebbe modo di notare nei giorni seguenti, ripetendo l’esperienza con vero zelo scientifico, la canzone fascista riusciva sempre dove le altre musiche fallivano.

Sospetto che il motivo del successo fosse da ricercare in un fattore non immediatamente intuibile: mentre per le altre nenie il suo tono di voce era più o meno normale, non foss’altro per cercare di contrastare i miei strilli, per cantare quell’inno dall’indiscutibile sapore politico, mi confessò una volta,  abbassava la voce onde evitare di essere scambiato per un nostalgico da casuali ascoltatori. Papà aveva una voce bellissima (come diceva mia madre, era una delle cose che l’aveva fatta innamorare) e il prudente cambio di registro lo portava evidentemente a toccare quei toni caldi e rilassanti che riuscivano ad assopire la mostruosità che albergava nel mio corpo di poppante.

Mi è venuto un brivido: se io, cullato con le note di un inno fascista sono diventato… beh, quel che sono diventato, un bieco trinariciuto ateo e comunista, razionalista bestemmiatore senzadio e non so che altro mettere in conto, non è che per lo stesso contrappasso puericultur-musicale il pupo del piano di sopra, addormentandosi con l’inno dei proletari mi diventa un fascio della più bell’acqua? 😉

Evviva il comunismo e la li-ber-tà” conclude la vocina volutamente leziosa oltre il mio soffitto; ma sulla sillaba “ber” il silenzio che si stava avvicinando viene ricacciato nel buio della notte da uno straziante pianto infantile: niente da fare, anche Bandiera Rossa ha fallito. Forse il pericolo di un piccolo camerata è stato sventato, come si dice, sul nascere. 😀

Ah, la foto. Mi sembrava adatta all’argomento, si tratta del poster di un film thailandese, “Colic”, che vorrebbe essere horror, ma del quale purtroppo le cose più spaventose e perciò interessanti sono, appunto, i manifesti e i trailer. Ispirato del titolo l’ho visto a casa durante uno dei miei recenti attacchi di, nomen omen, coliche renali. Una sorta di tentativo di video-omeopatia.

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2 commenti leave one →
  1. 23 settembre 12009 09:09

    Mi devo preoccupare? Il Nano canta “bandiera rossa” (anche se da piccolo piccolo diceva “la bandiera di volteeerra”).

  2. 23 settembre 12009 09:12

    uhm… quesito interessante… no, direi che non c’è rischio, a parte che come età dovremmo essere ormai fuori pericolo, l’esperimento tende a dimostrare che l’importante è che non gliela cantaste come nenia 😀

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