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Letture – Le dernier souper et autres nouvelles

3 agosto 12009

Le Dernier souperShûsaku Endô
Le dernier souper

et autres nouvelles

Acquistato un paio di anni fa per un minimo di nippomania che mi era presa tempo addietro (e che forse non mi ha ancora mollato) in una libreria parigina dove i due euri del petit tascabile non son stati certo il salasso principale 🙄

Tre racconti, variazioni di carattere filosofico-religioso; nel primo l’autore (giapponese ma di fede cattolica, per colpa 😉 della madre, che lo fa battezzare dopo il divorzio) parla “a distanza” ad un ex-prete occidentale che a causa di una storia d’amore con una giapponese ha abbandonato la tonaca: prete rivisto di sfuggita, da solo in un ristorante, mentre si segna cercando di non farsi notare.

Nel secondo, il comportamento di un uomo che ritorna in Giappone dove sa che lo attende un’accoglienza ben poco amichevole viene messo in parallelo con la vita di un cagnolino pestato a sangue dal padrone ubriaco che, “rapito” da una vicina impietosita, finisce per tornare dal proprio padrone con il finale che ci si immagina.

Nel terzo, dal titolo macabramente ironico “L’ultima cena“, si assiste all’incontro di due uomini che, in condizioni differenti ma ugualmente estreme e disperate, si sono trovati a mangiare carne umana per sopravvivere. E che hanno elaborato (stavo per scrivere “metabolizzato” 🙂 ma forse non è il caso) in modo differente quel gesto così inumano e terribile.

Certo, le tematiche risentono del vissuto dell’autore. E a parte le mie sulfuree convinzioni, (i convertiti, specie se diventano cattolici, non sono certo una mia passione; questo, poi, era stato battezzato suppongo non a caso col nome di Paolo, il primo grande insopportabile pentito… 😈 ) immagino che nel 1930 essere cristiani in Giappone potesse non essere proprio una passeggiata.

Però, nonostante la sospetta finalità catechistica che traspare qua e là, i racconti scorrono molto piacevolmente.

Il fatto che Endô abbia vissuto a Kobe, il cui ricordo torna anche nelle opere di altre due scrittrici che nella città giapponese hanno vissuto, ovvero Dacia Maraini e Amélie Nothomb, mi porta a riflettere sulla sfortunata Kobe (sfortunata non per il fatto di essere stata bazzicata da scrittori, chiaro, ma per il disastroso terremoto del 1995)

Per penitenza dei miei pensieri impuri e atei 😀 mi azzardo nella traduzione di due passaggi

Era già scoppiata le Guerra in Cina, ma la situazione non era ancora troppo tesa per i cattolici giapponesi. Potevano far suonare rumorosamente le campane per tutta la notte di Natale e per il giorno di Pasqua. L’ingresso della chiesa era decorato con dei fiori, e noi eravamo non poco orgogliosi quando i monelli del quartiere guardavano con invidia le ragazzine con la testa coperta da un velo bianco come le ragazze occidentali.

Si accorsero presto che alcuni soldati, di un battaglione che si era unito al loro, durante la marcia mangiavano di nascosto della carne. Dicevano si trattasse di carne di lucertola seccata, ma non era così facile catturare quegli animali. Tsukada et Minamikawa avevano un vago sospetto di cosa si trattasse realmente, ma temevano di rivelarlo a voce alta, perché la guerra aveva già fortemente provato i nervi di tutti.

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