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De Nefralgīa

28 febbraio 12009

reneDiario medico dei miei ultimi acciacchi

Notte

Dolore. Sul fianco, all’altezza del rene. Correzione. NEL rene. Cazzo. Fa male. Sembra si muova verso l’addome.

Il primo pensiero, accompagnato da una silenziosa bestemmia verso l’ignoto santo invocato nei casi di nefralgìe: ci mancherebbe solo di avere i calcoli (pur essendo matematico, non apprezzerei); eppure bevo a sufficienza, almeno mi sembra, ogni volta che piscio è una gioia, ma si sa, in certe cose non si può mai dire, uno pensa di non aver niente ed invece, ci vorrebbero tre litri d’acqua al giorno per essere sicuri… insomma mi faccio da solo la sagra delle banalità. A velocità warp 2.

Il secondo pensiero è in realtà un vocalizzo, che trova strada oltre la bocca ed inebria delle sue gutturalità la notte condominiale altrimenti silente.  Seguìto a denti stretti dall’esplicitazione a voce bassa della bestemmia ideata or non è guari. (Ho poi controllato chi fosse il santo ‘invocato’ sulla fiducia: sant’Anastasio vescovo di Brescia, ricordato il 20 maggio)

Altri versi meno spettacolari e nuove bestemmie sussurrate a fil di morso fra contorsioni del corpo (non roba da tarantolati, ma un minimo sindacale in questi casi è d’obbligo). A tratti un mezzo ululato riaffiora, e anche in questo buio di dolore mi scopro a sperare che almeno qualcuno scambi i rumori per gli effetti di una selvaggia cavalcata à deux fra le lenzuola. Stupido orgoglio maschile, lo ammetto, ma sempre meglio del pensare che sono solo in casa, alle tre di notte, con uno stiletto rovente nel fianco abilmente manovrato da un torturatore esperto.

L’invisibile Torquemada si diverte per qualche minuto finché, còlto dall’ispirazione della disperazione, provo a bere un bicchier d’acqua tanto per fare buon peso con la dose giornaliera. Sembra che il liquido fosse la quota mancante per il mio equilibrio  oligominerale, e lo stiletto si dissolve. È sempre presente, sento che non se ne è andato. Ma mi concede una pausa. (In realtà dubito che l’acqua appena ingerita sia già arrivata a lenire i dintorni dei fianchi, ma tale appare la coincidenza degli eventi e tanto mi basta: scoprirò in seguito, come sospettavo, che si trattava di un calcolo vagante, fortunatamente non troppo voluminoso)

Provo a tornare a letto. Ad ogni movimento sento una sofferenza potenziale in agguato, ma con juicio riesco a ritrovare una posizione orizzontale quasi rilassata. In realtà sono teso come un elastico e temo ogni involontario scatto legato ad eccessiva fiducia o distratto relax, ma in breve mi abbandono ad un sospiro di sollievo. Ha ’dda passa’ a nuttata…

Dopo una settimana

Una settimana circa di malattia, fra antibiotici, antidolorifici et similia. E naturalmente, esami urgenti. Fra i quali, un’ecografia. Dove scoprirò di avere in effetti un paio di sassolini che dal rene son finiti in vescica.

Arrivo al laboratorio, l’impiegata riconosce il mio nome, è lei che mi ha parlato al telefono per concordare la data; scopre che siamo nati nello stesso anno, e come fanno sempre tutti i coetanei si lancia nel classico repertorio del sixties pride, ovvero un glorioso Come eravamo fatto di caroselli, televisioni in bianco e nero e tutto il parafernalia di questi Amarcord nei quali lo slogan di fondo, dichiarato o sottinteso, è sempre Noi del ’60 siamo i migliori. Sorrido, annuisco, butto lì anch’io qualche parola d’ordine (mi ricordo l’alluvione, l’austerity…), in genere queste cose non richiedono una partecipazione troppo attiva. Non devo neanche sentirmi troppo in colpa per averla fatta lavorare di sabato, in pochi minuti la sala d’attesa si riempie.

La radiologa è giovane e carina, anche l’occhio vuole la sua parte, e trovarsi mezzo nudo su un lettino, nella penombra di una sala, con una neanche trentenne che mi palpa (con tanto di gel e gadgets elettronici: siamo alla perversione!) non è certo la cosa peggiore che mi sia capitata. E la baby doc mi magnusca entusiasta (“Mi scusi, la devo abbracciare un po’…” “Si figuri, è la parte migliore della mattinata”), non tanto per una propria particolare devianza erotica, quanto perché a dispetto del girovita le immagini del mio io più intimo sono perfette (per un’ecografia) e la jolie spécialiste si esalta nell’esaminare i miei reni (puliti da calcoli, gratis et amore dei), la milza, il pancreas…

Come dico sempre, io sono bello dentro. E oggi ne ho avuto la prova. Scientifica.

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