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È un uccello! È un aereo! No, è… un cervo????

21 febbraio 12009

cervo volante(Anche) per distrarmi dai recenti eventi politici e sociali, e dimenticare le triste e deprimenti vicende italiche, nel fine settimana mi butto nella lettura del New Scientist, una rivista scientifica britannica. Della quale, oltre a molti articoli, apprezzo una delle rubriche fisse, posizionata strategicamente nelle ultime pagine: Feedback, una sorta di comica finale dove si raccolgono tutte le notizie più strane, curiose, divertenti, che abbiano un qualche aggancio scientifico. Dai Darwin Awards alle più folli istruzioni per l’uso (rigorosamente documentate) agli strafalcioni dei giornali  negli articoli divulgativi…

Questa settimana, uno degli argomenti riguardava alcuni incidenti aerei avvenuti a velivoli statunitensi; per l’esattezza, quelli causati dallo scontro con animali in volo. Può capitare, infatti, che un uccellino di neanche una decina di grammi, trasformato malgré soi in un inconsapevole kamikaze, riesca a provocare su un bombardiere danni per circa 75 mila dollari.

Gli estensori della rubrica del New Scientist partivano da una semplice osservazione: come era possibile che nei rapporti di tali incidenti venissero addirittura identificate le specie esatte degli animali colpiti? Anche ammettendo una (poco probabile) perfetta conoscenza ornitologica nei piloti, era difficile immaginare che riuscissero a distinguere che la cosa strana alla quale si stavano avvicinando ad una velocità di centinaia di chilometri all’ora fosse un passero o una cinciallegra. E anche distinguere un gufo da una civetta non sembrava particolarmente verosimile.

Occorre sapere che il Governo degli USA finanzia (vista l’entità dei possibili danni, l’idea è tutto sommato meno peregrina di quanto sembri a prima vista) un apposito ufficio di “ornitologia legale” che fra le altre cose si occupa di studiare i resti dei volatili “recuperati” dagli aerei. In genere si tratta di resti di piume, mediante i quali è possibile risalire alla specie della “vittima”, sia esso un gufo, un’oca o un regolo dalla cresta dorata (l’uccellino da 75 mila dollari citato poc’anzi)

Ovviamente, non sempre si riescono a recuperare indizi così evidenti come le piume. Ma i progressi della scienza e della tecnica permettono il riconoscimento anche tramite l’analisi del DNA delle minime tracce organiche recuperate. E qui sorgono alcuni problemi.

Già, perché in alcuni casi qualcosa non quadrava: ad esempio, nel caso di uno scontro verificatosi a circa 500 metri di altezza, l’esame del DNA ha rivelato che il tessuto organico rimasto sull’aereo apparteneva… ad un cervo! In altri casi, sono state trovate tracce di una tartaruga e di un armadillo. 😯

La soluzione del mistero, nel seguito del post 🙂

Beh, no, non si trattava di mutazioni genetiche che hanno portato cervi, armadilli o altro a sviluppare la capacità di volare.

Molto più banalmente, giusto nel caso del misterioso cervo volante (che non era un insetto e tantomeno un aquilone) un’analisi più approfondita ha permesso di recuperare alcune minuscole tracce di piume sfuggite ai primi esami; piume che si sono rivelate come appartenenti ad un avvoltoio.

A questo punto, la conclusione è banale: l’avvoltoio è volato ignaro incontro al suo destino nei cieli dopo un pasto a base di carcassa di cervo (suppongo anche che il povero spazzino dell’ecosistema fosse lieto del lauto banchetto: come poteva immaginare che si trattava dell’ultimo pasto di un condannato a morte?)

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2 commenti leave one →
  1. Giulio permalink
    22 febbraio 12009 11:23

    Sei troppo forte Sergio! Se non fosse per ovvi motivi saresti ma mettere sul comodino! 😉

  2. 23 febbraio 12009 12:43

    Ah ah ah bellissima questa. Mi immagino lo stupore di biologi nel laboratorio. 😀

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