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Dovrò nuotare altrimenti che nel Serchio

27 gennaio 12009

no lucca (sigh)

con il cortese tramite di Paniscus,
una notizia che mi fa male al cuore
(e un po’ anche allo stomaco)

Benché nato all’ombra della Lanterna (un po’ più in là, veramente, alla Foce) mi picco e mi vanto, per ascendenze paterne, di essere mezzotoscano (come i sigari)

E una delle città toscane che ho sempre adorato (spero non me ne vogliano i miei Lares pratesi) è Lucca, con il suo centro storico incastonato nella cinta muraria e con la fiera del fumetto e dei giochi di ruolo che si svolge ogni anno intorno ad Halloween.

Che i lucchesi non fossero proprio i migliori toscani dei quali incapricciarsi, in fondo lo sapevo già: enclave bianca nella rossa Toscana, prima democristiana e ora merdusconiana, basta girare per le splendide vie del centro storico or ora citato per capire che di grana, fra quei palazzi, ne circola e pure tanta (e circola, immagino di conseguenza, anche tanto sterco nelle coscienze). Non sarà un caso se i lucchesi, come i miei genovesi, han fama di essere avari e taccagni (tanto per metterci il carico da undici, c’è persino chi dice che la città sia stata fondata dai Liguri)

La notizia andrebbe catalogata fra le tante belinate con le quali nell’estate scorsa si riempivano i quotidiani, e cioè le leggine e le regole bislacche che le giunte locali in fervore di federalismo (a proposito, cordiali vaffanculo a tutta l’opposizione parlamentare che si è astenuta recentemente sulla riforma legaiola) han saputo creare seguendo i peggiori movimenti di pancia delle cittadinanze: no ai costumi da bagno sul lungomare, vietato sostare sulle panchine e minchiate simili.

I lucchesi (tanto per mostrare che magari al medioevo non siamo tornati, ma al tempo delle signorie sì) han tirato fuori che “al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse” Ovvero, niente venditori di kebab, ristoranti cinesi, indiani, africani, messicani, francesi e via discorrendo (regola che purtroppo, oltre a far sanguinare il mio cuore di turista, mi costringe obtorto collo a tenermi lontano dal Serchio alla prossima fiera del fumetto: microscopica e invisibile protesta, lo so, ma ognuno porta la sua goccia nell’oceano)

Ma dato che in Italia tutto finisce in commedia se non in farsa, ecco una perla del nuovo regolamento: il personale dei locali “dovrà essere a conoscenza della lingua inglese”. Il che, conoscendo le capacità linguistiche dei miei connazionali mi porta a prevedere nel futuro degli anzian di Santa Zita, una pletora di ristoranti dove il farro e la rosticciana DOC dovranno essere per forza di cose serviti da personale cinese, singalese, magrebino… ovvero dagli unici in grado di districarsi con le lingue straniere 😯

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One Comment leave one →
  1. 4 febbraio 12009 12:08

    Ogni volta che scrivi rimango senza parole!!!
    Quoti tutto quello che hai detto…e soprattutto poveri noi!!!

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