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Le fait du prince

17 settembre 12008

Le fait du prince

Se un invitato muore a casa vostra, non avvertite mai la polizia. Chiamate un taxi e ditegli di portarvi all’ospedale con il vostro amico che ha avuto un malore. Il decesso sarà constatato all’arrivo al pronto soccorso e potrete garantire, col sostegno di un testimone, che l’individuo è morto durante il tragitto. In questo modo, sarete lasciati in pace.

È l’incipit dell’ultimo libro di mademoiselle Nothomb, una delle mie tante biblioperversioni: una scrittrice francese (a dire la verità è orgogliosamente belga di Bruxelles, anzi a dirla tutta è nata a Kobe in Giappone… vabbè ne parliamo un’altra volta) che è a dir poco particolare, e non solo per i cappelli che porta sempre, che a confronto Jamiroquai è un impiegato di borsa londinese. Ogni anno, in quel curioso momento letterario che Oltralpe è chiamata la rentrée, ovvero la fine dell’estate, quando nell’Hexagone vengono pubblicati i nuovi romanzi nazionali ed esteri, la suddetta signorina Amélie Nothomb pubblica un romanzo (uno solo, l’unico per tutto l’anno) che immancabilmente raggiunge le vette delle classifiche di vendita (con tirature che da noi se le sogna anche Bruno Vespa -chiedo scusa per il termine- a Natale)

Da alcuni anni seguo il “fenomeno” e immancabilmente acquisto il romanzo in francese appena esce (quest’anno, anziché affidarmi alla solita Amazon, ho approfittato della mia brevissima vacanza còrsa)
Secondo alcuni sondaggi francesi, il pubblico tipico di mademoiselle è formato da giovani donne, indicativamente trentenni, tendenzialmente di destra oh pardon volevo dire di droite (che uno non ci pensa, ma in fondo c’è ancora differenza). Essendo un maschio ormai cinquantenne ostinatamente di sinistra, forse dovrei prendere in considerazione qualche seduta di analisi. Ma lasciamo stare i miei problemi personali.

Le storie sono sempre alquanto particolari: certe volte si tratta di ricordi autobiografici (secondo me, le opere migliori: credo di non essere l’unico ad essere convinto che Stupore e tremori, cronaca di un anno trascorso a lavorare per una multinazionale nipponica, sia di gran lunga il suo capolavoro mai eguagliato) mentre in altri casi si raccontano gesta al limite del reale, anzi a volte il reale si passa tranquillamente: in Péplum, in italiano Ritorno a Pompei, la protagonista della storia è lei, la Amélie (o meglio la Mélie come dicono i suoi fans) che scopre con un viaggio nel tempo che il terremoto di Pompei è stato provocato da archeologi del futuro che volevano (o vorranno?) conservare sotto la lava la Pompei del 79 dopo Cristo, intatta o quasi.

Quest’anno, il diciassettesimo enfant (la Mélie chiama così i propri libri) narra di un parigino che una sera si vede arrivare alla porta uno sconosciuto che chiede di poter fare una telefonata per risolvere un problema tecnico alla macchina. E che muore all’improvviso una volta composto il numero. Titolo: Le fait du prince.
A me è piaciuto quanto basta (certo non eccelso, ma pensando alle sedute di analisi sopra accennate, forse non sono un granché come giudice), e particolarmente mi ha colpito l’incipit sopra citato, della cui traduzione sono il solo colpevole (per cui immagino e spero che la Voland, casa editrice italiana delle opere della Nothomb, non avrà niente da rimproverarmi).

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2 commenti leave one →
  1. Luisa permalink
    8 gennaio 12009 05:50

    Ho appena finito di leggerlo “Le fait du prince”, come sempre quando si tratta della Nothomb tutto d’un fiato. Ho conosciuto questa scrittrice a Parigi durante un mio soggiorno l’anno scorso, era appena uscita la sua penultima fatica “Ni d’Eve Ni d’Adam”, mi sono ritrovata in fila al Virgin store per farmene autografare una copia, devo dire che insieme a me c’erano persone di tutte le età e non credo fossero solo di “droite”. E’ vero i francesi o la odiano o la amano, molti la considerano un fatto commerciale, ma è fuor di dubbio una scrittrice che “ti prende”, credo che non tutto ciò che ha scritto sia degno di nota, ma è normale per una “logorroica della penna” come lei.
    Credo che continuerò a leggerla anche se ho più di trent’anni e sono di sinistra…magari riuscissi a scrivere e ad avere successo come lei!!

  2. 9 gennaio 12009 11:38

    Vero, mademoiselle ha scritto anche cose non degnissime di nota, ma in tutte è il suo stile che mi affascina, il suo modo di usare il francese, il lessico originale senza essere pretenzioso, la “musicalità” di certe frasi… poi che lei sia matta come un cavallo o abbia atteggiamenti vagamente autistici e talvolta inquietanti… pazienza :mrgreen:

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