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Dracula cha cha cha

7 settembre 12008

 Dracula cha cha chaDracula cha cha cha
Kim Newman

Ultimo capitolo della serie di romanzi cominciata con Anno Dracula, dove vampiri e umani convivono in un Europa alternativa ma non troppo. Il conte transilvano è riuscito prima a sposare la regina Vittoria, sconfiggendo Van Helsing, e dominare l’Inghilterra; poi a combattere fra i cieli della I Guerra Mondiale con il Barone Rosso, e infine a giungere nella Roma della Dolce Vita.

Carino, pregi e difetti sono quelli degli altri romanzi della saga; rende molto bene l’ambiente dell’epoca, e certe scene sono davvero gustose con i cameos di personaggi veri o immaginari, da James Bond a Orson Welles, da Albino Luciani ad un muscoloso “quarterback del Kansas” con gli occhiali 🙂

Ma spesso, soprattutto nelle scene “di famiglia” delle protagoniste principali, si sente la necessità di un taglio e si leggono le pagine di corsa per evitare la tentazione di buttarlo in un angolo.

Lettura comunque piacevole. Un bel romanzetto dark ambientato in una Roma felliniana, che  fra Togliatti e Pasolini non dimentica citazioni della Mater lacrimarum.

La copertina è fuori tema come in quasi tutti gli Urania recenti, ma pazienza.

E per restare nello spirito del blog, mi piace riportare questo passaggio, dove una delle vampire protagoniste riflette sulla religione mentre riceve la visita di padre Merrin, un sacerdote che occorre (ovviamente) immaginare con le fattezze di Max von Sydow 😉

Geneviève non ce l’aveva con Gesù di Galilea; ma erano esistiti cattivi come san Pietro, colui che rinnega, o l’imperatore Costantino, che avevano corrotto il ministero di Cristo. Si trattava di una religione fatta per schiavi e per irresponsabili che si era espansa a livello mondiale, sontuosa e corrotta come le altre.

Dio poteva anche avere un insegnamento da trasmettere agli uomini, ma le chiese sembravano il luogo meno adatto a riceverlo. A Geneviève era toccato subire per due volte le accuse dell’Inquisizione. Rivedeva i visi di quei santi uomini ebbri di lussuria mentre la torturavano con le pinze. Erano ancora peggio di quelli che avevano davvero creduto che avesse ammazzato e rubato in nome di Dio. Era stata perseguitata anche da inquisitori puritani del New England, e presa a sassate dai mullah alla Mecca. Nell’ultimo secolo Geneviève si era rifugiata in un monastero tibetano che si era poi rivelato un ricettacolo di intrighi meschini e di corruzione.

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