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Gaia Madrid

22 luglio 12008

Con il governo Zapatero la Spagna è diventata probabilmente uno dei paesi più avanzati per quanto riguarda la libertà sessuale. E infatti per Madrid non è raro vedere coppie di ragazzi gay “abbandonarsi” senza problemi ad effusioni che altrove (ad esempio, in paesi arretrati come l’Italia…) verrebbero salutate da occhiatacce e commenti velenosi quando non da reazioni più violente.

Curiosamente, durante la mia recente vacanza madrilena, non ho notato coppie lesbo, mentre molti ragazzi gay “in libera uscita” si facevano notare, erano evidentemente più vistosi e appariscenti. A parte le movenze da Vizietto alle quali molti si abbandonavano forse con teatrale gusto dell’eccesso, a volte l’abbigliamento era… come dire… ecco, un’immagine vale mille parole: ragazzo biondo ottimamente palestrato, gel nei capelli, occhiali da sole alzati sulla testa, pantaloni corti, ciabatte da spiaggia anche per passeggiare in Gran Vía (e fin qui potrebbe essere un qualsiasi turista estivo, si vede ben di peggio); proseguiamo però con canottiera nera di rete a maglie fitte associata a bretelle larghe tre dita difficilmente utili per reggere dei bermuda, ma sicuramente perfette per copertura tattica dei capezzoli; e tocco finale, il borsone a tracolla di stoffa bianca con disegno di (grandi) rose rosse con foglie verdi. (un po’ come le poltrone e il divano del salotto buono, se si capisce cosa intendo) Il biondo passeggiava tranquillamente, mano nella mano con quello che suppongo fosse il suo galante (anch’egli vestito in maniera allegra sebbene non altrettanto vistosa) nella quasi totale indifferenza dei passanti (se si esclude un turista italiano… spero di aver mantenuto un certo aplomb mentre guardavo la sua mise e di non aver fatto la classica figura da provincialotto 😯 )

Vale, questo è un “caso limite”, ma penso renda l’idea dell’aria rilassata che si respira fra le calles.

Ammetto comunque la mia ipocrisia: quando cercavo in rete una stanza per la mia breve vacanza madrilena, avevo notato che fra le più economiche ce n’era qualcuna all’hostal gay del quartiere di Chueca. Quartiere che, come ho avuto modo di notare in loco, è contraddistinto da una forte percentuale di locali che espongono orgogliosamente la bandiera arcobaleno LGBT (o GBLT, o GTBL o… dannazione, neanche sull’ordine delle lettere negli acronimi ci si riesce e mettere d’accordo!). Lo confesso, non ho avuto il coraggio di prenotare la stanza nel quartiere gay. (quello che suppongo per molti miei connazionali sia l’ingresso di Sodoma e Gomorra)

Capiamoci: non che avessi paura di dover rifiutare le attenzioni indesiderate di qualcuno; proprio il contrario, avevo il timore che il problema non si sarebbe posto, che NESSUNO ci avrebbe provato; il che, diciamocelo chiaro, sarebbe stato veramente un maledetto colpo basso alla mia (per quanto etero) autostima: sai che figuraccia, nessuno che ti si fila nemmeno a Sodoma?  😉

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