Skip to content

I dolori del cane Pippo

12 luglio 12008

in memoria del cane PippoUn ricordo delle vacanze, “registrato”  e mandato in playback.
Mentre spero di essere a Madrid a crepare dal caldo per un allungato
week-end. 8)

Asiago. Per molti anni i miei vi passarono le vacanze estive. In albergo, perchè mia madre voleva che le vacanze fossero veramente tali, e almeno in quel periodo non intendeva minimamente preoccuparsi di fare la spesa, cucinare, fare i letti o chissà che altro: per cui ogni anno la mia anziana coppietta investiva, senza farsi mancare nulla ma senza nemmeno scialacquare, una fetta del patrimonio familiare in almeno un mese di riposo totale sull’altopiano veneto.

Entrati da subito in amicizia con i padroni dell’albergo (una famiglia locale che da un paio di generazioni gestiva l’impresa) avevano preso l’abitudine di portare in giro al guinzaglio, nelle loro passeggiate, il cane degli albergatori che altrimenti sarebbe stato costretto a gironzolare al più nei dintorni dell’edificio.

Brick (questo era il nome del cane, immediatamente affezionatosi ai miei), un bastardino intelligentissimo di piccola taglia (lo ammetto, il mio giudizio è parziale) doveva avere sicuramente, mescolati all’eredità genetica delle chissà quante razze canine presenti nel pedigree, i caratteri genetici di un lontano antenato cane lupo, perché durante i giri per il paese mostrava un particolare interesse per le femmine di quella razza, generalmente alte almeno il doppio di lui; la cosa stupefacente era che tale interesse, ostacolato oltre ogni dire dalla logistica (alla quale Brick cercava di ribellarsi provando goffamente a porsi ritto sulle zampe posteriori per raggiungere… a-hem… chiamiamolo il bersaglio), era spesso ricambiato dalle lupe, almeno a giudicare dalle platoniche scodinzolate e reciproche annusate (i geni del bis-bis-bis-nonno di Brick dovevano produrre dei ferormoni degni di un latin lover).

Durante i loro giri turistici, i miei incontravano ormai ad appuntamenti quasi fissi alcune conoscenze di Brick, cosa che li portava a fare amicizia con i rispettivi padroni. Uno degli amici canini più assidui era Pippo, un cagnone giallo con gli occhi da buono che i padroni lasciavano spesso libero nei dintorni del loro villino e che non mancava mai di correre incontro alla comitiva dei miei familiari (fra i quali, temo si sia capito, veniva annoverato al pari di un mio fratellino minore anche il piccolo quadrupede).

Come è noto, c’è solo un motivo che può rovinare una bella amicizia fra due maschi: una donna. Cioè, in questo caso una cagna. (e non si tratta, ovviamente, di un giudizio morale sulla femmina in questione)

In uno dei villini vicini comparve una splendida femmina di cane lupo, degna di un’esposizione, alla quale i padroni non concedevano la stessa libertà di Pippo, lasciandola alla catena nel giardino. Catena quantomeno abbastanza lunga da permetterle di raggiungere l’inferriata che circondava la casa. Dove, sporgendo il muso fra le sbarre la cagnola cercava di avere un minimo di vita sociale fatto dalle carezze dei passanti e dalle effusioni canine (purtroppo destinate a “non quagliare”) che concedeva ai maschi che le mostravano interesse. Brick “ci provò” subito, incurante delle sbarre e della logistica già accennata, issandosi sulle zampe per riuscire almeno a leccare il muso della bella prigioniera. Ma dovette presto tirarsi indietro quando Pippo, fino ad allora compagnone e gioviale, lo costrinse ad allontanarsi ringhiando. La bella amicizia si stava incrinando. Ma Brick fece buon viso a cattivo gioco, e lasciò campo libero all’amico innamorato.

Sì, ho detto innamorato, signori della giuria: da allora in poi, chiunque si fosse trovato a passare nei dintorni del villino già descritto avrebbe visto il cane Pippo col muso perennemente incastrato fra le sbarre, impegnato a baciare (onestamente, mi sembra il verbo migliore per descrivere la situazione) la sua bella incatenata.

La storia proseguì per diversi giorni, finché i padroni della lupa tornarono in città portando ovviamente con sé l’animale. Lasciando il giardino deserto. E sprofondando Pippo nella disperazione più nera.

Passò un paio di giorni quasi ininterrotti  nei pressi del villino ad ululare il suo dolore, povera bestia, ricevendo sì tante coccole di comprensione dai passanti (ormai la storia dell’amore distrutto era nota in paese), ma anche tante urla («Pippo! Siemo, va via de là!») dalle finestre dei vicini, soprattutto di notte: Morfeo non se la intende troppo con Cupido.

E nei giorni successivi molti villeggianti lo videro correre da un lato all’altro della strada statale vicina dove le auto, pur senza essere bolidi da formula uno, viaggiavano ad una velocità quantomeno sostenuta e dove spesso gli autisti si trovavano costretti a manovre azzardate e frenate degne di un film d’azione per evitare di investire quel cane che sbucava improvvisamente davanti alla vettura.

Chiamiamo le cose col loro nome: Pippo voleva suicidarsi, cercando di buttarsi sotto una macchina. E purtroppo un giorno il cane giallo dagli occhi buoni e dal cuore spezzato riuscì nel suo intento: travolto da un inconsapevole carnefice al volante, abbandonò Asiago per entrare nel Walhalla degli eroi romantici, a fianco di Abelardo, Tristano, Romeo e Werther (una bella compagnia di allegroni, a ben pensarci: spero che fra tutti, ogni tanto, almeno una grattatina in testa gliela facciano, povero Pippo)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: