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Mattina bruna

26 giugno 12008

Vabbè, io lo faccio: metto nel blog un racconto, Mattina bruna di Franck Pavloff, pubblicato qualche anno fa in Francia. (chi mastica francese trova notizie sull’autore qui, e sul racconto e la sua “fortuna” nelle scuole invece qui)  Presso l’editore originale il libercolo che lo pubblicava è fuori catalogo, ho cercato di chiedere permessi e autorizzazioni ma non ho ricevuto risposta… caso mai vorrà dire che lo cancellerò dal blog se mi diranno di farlo…

Si tratta di un racconto indirizzato ai ragazzi delle medie e, lo dico subito: sì, ricorda molto la famosa poesia di Niemöller attribuita a Brecht che in questi giorni circola fra i siti (e che anch’io ho messo in rete)

Per chi volesse confrontarlo con l’edizione originale (giusto per criticare la mia traduzione 🙂 ) lo trova in  formato PDF su questo blog di un amico belga (blog dal nome poco impegnativo di “la bandiera rossa”  😛 )

Infine, l’immagine a fianco è la copertina dell’audiolibro del racconto in vendita in Francia: il disegno è del grande Enki Bilal

Buona lettura, e spero di non dover cancellare tutto…


Franck Pavloff
Mattina bruna

Le gambe allungate al sole, non è che proprio ci parlassimo con Carlo, ci scambiavamo i pensieri che frullavano in testa, senza fare troppa attenzione a quanto diceva l’altro. Momenti piacevoli, in cui si faceva passare il tempo sorseggiando un caffè. Quando mi disse che aveva dovuto far sopprimere il suo cane, la cosa mi sorprese, ma niente più. È sempre triste un cane che invecchia male, ma passati i quindici anni, bisogna farsene una ragione che un giorno o l’altro morirà.

– Sai, potevo mica farlo passare per uno bruno.
– Be’, un labrador, non è proprio il suo colore, ma che malattia aveva?
– No, il fatto è che non era un cane bruno, tutto qui.
– Accidenti, è come per i gatti, adesso?
– Sì, uguale.

Per i gatti, lo sapevo. Il mese prima, avevo dovuto sbarazzarmi del mio, un randagio che aveva avuto la cattiva idea di nascere bianco a chiazze nere. È vero che la sovrappopolazione dei gatti diventava insostenibile e che secondo quel che dicevano gli scienziati dello Stato nazionale, era meglio tenere quelli bruni. Solo quelli bruni. Tutti gli esami e le prove di selezione dimostravano che erano quelli che si adattavano meglio alla nostra vita urbana, avevano figliate poco numerose e mangiavano molto meno. Per me, un gatto è un gatto, e il problema in un modo o nell’altro bisognava pur risolverlo, e quindi mi stava bene anche il decreto che stabiliva la soppressione dei gatti che non erano bruni. Le milizie civiche distribuivano gratis delle polpette d’arsenico. Mescolate alla zuppa, stendevano i gatti in quattro e quattr’otto. Subito mi era venuto un cuore piccolo così, ma poi si dimentica in fretta.
Sui cani, mi ero sorpreso un po’ di più, non so bene perché, forse perché un cane è più grosso o perché , come si dice, è l’amico dell’uomo. In ogni caso, Carlo ne aveva parlato con una tale naturalezza, come idel reato avevo fatto io per il mio gatto, e di sicuro aveva ragione. Troppa sensibilità non porta a niente e  coi cani c’è poco da fare, si sa che quelli bruni sono più resistenti.

Non c’era più granché da dire, ci si era salutati, ma con una strana sensazione. Come se non ci si fosse detti tutto. Un po’ a disagio.

Qualche tempo dopo, ero stato io a dire a Carlo che il Quotidiano Cittadino non usciva più. Lui era rimasto basito: il giornale che sfogliava ogni mattina quando prendeva il cappuccino!

– Sono falliti? Uno sciopero?
– No, no per l’affare dei cani.
– I bruni?
– Sì, sempre quello. Non passava giorno che non attaccassero la disposizione nazionale. Arrivavano a mettere in discussione i risultati degli scienziati. I lettori non sapevano più cosa pensare, certi addirittura cominciavano a nascondere le proprie bestie!
– A scherzare troppo col fuoco…
– E infatti il giornale ha finito coll’essere proibito.
– Accidenti, e le scommesse sui cavalli?
– Be’, vecchio mio, bisognerà che ti cerchi le dritte sul Giornale Bruno, non c’è rimasto che quello. Sembra che quanto a corse e sport sia ben informato. Visto che gli altri hanno passato il limite, bisogna pure che rimanga un quotidiano in città, non si può comunque fare a meno delle notizie.

Quel giorno avevo preso un caffè con Carlo, ma mi scocciava diventare un lettore del Giornale Bruno. Tuttavia, attorno a me i clienti del bar continuavano la loro vita come prima: avevo di sicuro torto io ad agitarmi.

Dopo questo, era stata la volta dei libri della biblioteca, un’altra storia non troppo chiara.
Le case editrici che facevano parte dello stesso gruppo finanziario del Quotidiano Cittadino venivano trascinate in tribunale ed era stata proibita la presenza dei loro libri sugli scaffali delle biblioteche. È vero che a ben leggere ciò che continuavano a pubblicare, si trovava la parola cane o gatto almeno una volta per volume, e non sempre vicina alla parola bruno. Dovevano pur saperlo, ad ogni modo.

– Non bisogna esagerare, diceva Carlo, tu capisci, la nazione non ha niente da guadagnare ad accettare che si aggiri la legge o si giochi come il gatto col topo.
Bruno”, aveva aggiunto guardandosi attorno, “topo bruno”, nel caso qualcuno stesse ascoltando la nostra conversazione.

Per precauzione, avevamo preso l’abitudine di aggiungere bruno o bruna alla fine di ogni frase o dopo le parole. All’inizio, chiedere un aperitivo bruno ci era sembrato ridicolo, ma poi, dopo tutto, il linguaggio è fatto per evolversi e in fondo non era più tanto strano mettere del bruno su tutto, un po’ come dire “cazzo” ogni due parole, come abbiamo sempre fatto.
Almeno, si era ben visti e si stava tranquilli. Eravamo perfino riusciti a vincere ai cavalli. Oh, mica chissà che, ma, insomma, la nostra prima scommessa bruna. Ci aveva aiutato a buttar giù la rottura di scatole delle nuove regole.

Un giorno, me lo ricordo bene, avevo detto a Carlo di venire a casa mia per vedere la finale di Coppa delle coppe, e abbiamo finito col ridere come matti. Non si è presentato con un nuovo cane? Magnifico, bruno dalla punta della coda a quella del muso, con gli occhi marroni.

– Vedi, è anche più affettuoso dell’altro e mi obbedisce a meraviglia. Non era il caso di farne un dramma, del labrador nero.

Aveva appena detto questa frase che il suo cane si era precipitato sotto il divano uggiolando come un pazzo. E non c’era verso di tirarlo fuori, bruno o non bruno non obbedisco al mio padrone e a nessuno! E Carlo aveva capito subito.

– Ma dai, anche tu?
– Be’, sì, guarda.

A quel punto, il mio nuovo gatto era schizzato fuori come una freccia per arrampicarsi sulle tende e rifugiarsi sull’armadio. Un micio dallo sguardo e dal pelo bruni. Quanto abbiamo riso. Che coincidenza!

– Sai, gli avevo detto, ho sempre avuto dei gatti, e quindi… Non è bello, questo?
– Magnifico, mi aveva risposto.

Poi avevamo acceso la tv, mentre i nostri animali bruni si spiavano con la coda dell’occhio.
Non ricordo chi abbia vinto, ma so che avevamo passato una bella serata e che ci sentivamo al sicuro. Come se il fare quello che era semplicemente dettato dal buonsenso di tutta la città ci rassicurasse e ci semplificasse la vita. La sicurezza bruna, poteva avere qualcosa di buono.
Certo, mi tornava in mente anche il ragazzino che avevo incrociato sul marciapiede di fronte, e che piangeva per il suo barboncino bianco, morto ai suoi piedi. Ma dopo tutto, se avesse ascoltato con attenzione quello che gli dicevano: i cani non erano proibiti, non doveva fare altro che cercarsene uno bruno. Se ne trovavano anche di cuccioli. E, come noi, anche lui si sarebbe sentito in regola e avrebbe dimenticato presto quello vecchio.

E poi ieri, incredibile, io che mi credevo tranquillo, per poco non mi faccio prendere in trappola dalle milizie civiche, quelle con le divise brune che non fanno sconti a nessuno. Non mi hanno riconosciuto, perché sono nuovi del quartiere e non ci conoscono ancora tutti.
Stavo andando da Carlo. La domenica, è da Carlo che giochiamo a carte. Avevo una confezione di birre,  dovevamo scolarcele in due o tre ore, mangiucchiando qualcosa. E appena arrivo, sorpresa: la porta del suo appartamento sfasciata in mille pezzi e due miliziani piantati sul pianerottolo che facevano circolare i curiosi. Ho fatto finta di andare al piano di sopra e sono sceso con l’ascensore. Sotto, la gente parlava a voce bassa.

– Ma il suo cane era un vero bruno, l’abbiamo visto tutti!
– Sì, ma pare che prima ne avesse uno nero, non uno bruno. Uno nero.
– Prima?
– Sì, prima. Il delitto adesso è anche averne avuto uno che non fosse bruno. E questo non è difficile da scoprire, basta chiedere ai vicini.

Ho accelerato il passo. Un rivolo di sudore mi bagnava la camicia. Se “averne avuto prima uno non bruno” era un delitto, io ero perduto. Tutti nel mio stabile sapevano che prima avevo un gatto bianco e nero. Prima! Questa poi, non l’avrei mai pensata!

Stamattina, Radio Bruna ha confermato la notizia. Di sicuro Carlo era fra le cinquecento persone che sono state arrestate. Non è certo perché si è acquistato da poco un animale bruno che si è cambiata mentalità, hanno detto.

Avere avuto un cane o un gatto non regolare, in qualunque momento, costituisce un delitto.” L’annunciatore ha pure aggiunto: “Offesa allo Stato nazionale.” E ricordo bene il seguito. Anche se non si è tenuto personalmente in casa un cane o un gatto non regolare, ma qualcuno della famiglia, ad esempio il padre, un fratello o una cugina, ne ha posseduto uno, anche una sola volta nella vita, si rischiano gravi conseguenze.
Non so dove abbiano portato Carlo. Adesso però esagerano. Siamo alla follia. E io che mi credevo tranquillo col mio gatto bruno. Certo, se indagano sul “prima”, non la finiscono più di arrestare proprietari di cani e di gatti.
Non ho dormito per tutta la notte. Non avrei dovuto fidarmi dei Bruni, fin da quando hanno imposto la prima legge sugli animali. Dopo tutto, quello era il mio gatto, come l’altro era il cane di Carlo, avremmo dovuto dire di no. Resistere, ma come? Va tutto così in fretta, c’è il lavoro, ci sono i problemi di ogni giorno. Anche gli altri abbassano le braccia per stare un po’ più tranquilli, no?
Bussano alla porta. Di mattina, così presto, non era mai capitato. Ho paura. Fuori fa ancora bruno, non è ancora giorno. Piantatela di bussare così forte, arrivo.

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2 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    15 marzo 12017 11:20

    adesso io vivo in francia e lho letto pure in francese e dovrei dire che é la prima volta che leggo un testo del genere carino

  2. Anonimo permalink
    15 marzo 12017 11:23

    é abbastanza difficile da capire ma non capisco il perché questa differenza tra questi cani gatti e animali sono ugualiii e non poteva essere un delitto se avevi un animale non bruno secondo me dicono se é bruno ok e se invece é di unaltro colore non va bene ceeeeee

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