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Paolo Poli in Favole

4 giugno 12008

Paolo PoliPaolo Poli. Non dico quanti anni ha, perché alle signore l’età non si chiede (e penso apprezzerebbe sia la cortesia che la frase 😉 )

Non dico quanti anni ha, ripeto, ma posso rivelare che ha tranquillamente passato da tempo quello che per me è il traguardo ancora distante dell’età pensionabile. E va ancora in giro per teatri a fare spettacoli dove per un paio d’ore tiene banco praticamente da solo. Al massimo, come in queste Favole che sono andato a vedere qualche sera addietro, con un accompagnamento di piano. Lui sta due ore a recitare, a differenza mia che per arrivare al teatro ansimavo perché c’era da fare una salita a piedi (io amo la mia Genova, ma è un amore contrastato dall’orografia)

Per due ore, dicevo, questo toscanaccio ha raccontato da par suo le favole di Perrault risciaquate alla bell’e meglio in Arno da Collodi, semplicemente con l’ausilio della sua voce, delle sue smorfie e battute, il piano con annesso pianista poco prima accennato e alcuni burattini che rivendicava orgogliosamente come suoi, fatti su disegni dell’ahimé scomparso Lele Luzzati. Concedendo, come gli ho sempre visto fare, dei fantastici bis con filastrocche e canzoni d’antan. Avrò assistito mille volte alla terribile e crudelisisma filastrocca “dei zolfanelli”, e mille altre volte vorrei vederla.

Fantastico e divertente. In sala erano presenti anche dei bambini, nonostante l’orario serale. Affascinati dai racconti, tanto che molti a fine spettacolo, vuoi spinti dai genitori, vuoi di propria sponte, hanno assediato l’affabulatore per chiedere autografi.

E devo dirlo, quella sera ho visto chiaramente avvenire una metamorfosi sotto i miei occhi.

All’inizio dello spettacolo, Poli ha fatto il suo ingresso, in abito da sera, ricevendo gli applausi di rito; e mentre recitava le prime pagine della Bella Addormentata, non ho potuto fare a meno di notare, comunque con la stessa affettuosa invidia che anima l’inizio di questo post, che aveva l’aria un po’ stanca: eh beh, pensai, vorrei anche vedere, alla sua età… Ma col passare del tempo, con lo scorrere delle pagine e col dipanarsi delle storie l’ho visto rifiorire, ringiovanire, illuminarsi (lo giuro!); persino i capelli, che all’inizio mi sembravano semplicemente grigi hanno acquistato una luce argentata che assicuro non può essere imputata solo a bravura dei tecnici delle luci: erano diventati persino più vaporosi! Uscendo, vedendolo ancora sul palco a firmare, attorniato da pubblico plaudente di ogni età, mi sono convinto che hanno davvero ragione quelli che parlano della magia della polvere del palcoscenico…

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