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undici settembre 1973

11 settembre 12017

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Inezie di viaggio: Ljubljana, il più grande poeta sloveno

31 agosto 12017

Ljubljana, la statua di France Prešeren, poeta sloveno (è suo il testo dell’inno nazionale “Zdravljica”, Il brindisi)

Il suo capolavoro è una raccolta di 14 sonetti (“Sonetni venec”, ghirlanda di sonetti) dove l’ultimo verso di ogni sonetto richiama il primo del sonetto successivo, e i primi versi dei 14 sonetti formano il 15° sonetto della raccolta; dove, per finire, le lettere iniziali dei versi di questo 15° sonetto formano il nome della donna da lui amata, Julija Primic che pare non se lo sia filato di striscio manco una volta neppure per sbaglio.

Se notate che le lettere del nome non sono 14 è perché non sapete che in sloveno i nomi e i cognomi si declinano: l’acrostico esatto è PRIMICOVI JULJI che credo sia una roba tipo “per J.P.”

Una via di mezzo fra il giovane Werther e Stefano Bartezzaghi, insomma.

Pedanteria finale e sfoggio di nozionismo: mi corre l’obbligo altresì di far notare a margine che lo sloveno, oltre alla declinazione dei cognomi, ha anche i classici tre generi maschile-femminile-neutro, sei casi nella declinazione dei sostantvi, un lessico del tipo “compra una vocale” (esempi: trg=piazza, hvala=grazie, zajtrk=colazione, odprto=aperto ecc.) e last non least non si accontenta di distinguere fra singolare e plurale ma comprende anche il duale (esempio: ena riba=un pesce, dve ribi=due pesci, tri ribe=tre pesci) caratteristica della quale i linguisti sloveni vanno pure fieri.

Inezie di viaggio: Heidelberg, la scimmia del ponte

28 agosto 12017

Come ho abbondantemente smenazzato sui social, in agosto ho fatto una breve vacanza recuperando la memoria di due luoghi dai quali mancavo più o meno da una trentina d’anni.

Uno di questi era Heidelberg, sede della più antica università tedesca, dominata dai resti di un vecchio castello che le regala belle cartoline.

Heidelberg

Nel nebbioso Lete della memoria (son passati solo 36 anni…) la ricordavo quasi come un paese fra i boschi. Ho ritrovato una metropoli, propaggine della colossale Mannheim poco distante. Ma per fortuna il centro storico mantiene il suo fascino. Infatti, sebbene ignorata dagli italiani, è una meta assai frequentata dal turismo “interno” tedesco, nonché da quello dei vicini francesi e -per motivi che ignoro- da quello coreano.

alte BrückeOltre al castello, uno dei luoghi cult è l’alte Brücke, il ponte vecchio sul fiume Neckar. Particolarmente, la Brückentor, la porta di accesso al ponte.

A destra della quale si trova una di molto fotografata scultura, opera del tedesco Gernot Rumpf, i cui simpatici bronzi adornano molte città in Germania. (nonché una fontana leonina a Gerusalemme)

La statua in bronzo è una sorta di rifacimento in chiave moderna di una antica statua presente nello stesso luogo, con analoghe caratteristiche, risalente almeno al XV secolo e scomparsa ahimè durante le Guerre di Successione del Palatinato alla fine del XVII secolo. Nel 1977 l’associazione Alt-Heidelberg ha indetto un concorso per una ricostruzione moderna dei ponti, e nel 1979 l’opera vincitrice di Rumpf ha fatto la sua comparsa.

Brückenaffe Ed eccola, la Brückenaffe, la scimmia del ponte.

Si tratta di un mandrillo, in ricordo di quello ospitato un tempo nel castello; ha la testa cava, nella quale i turisti “inseriscono” la propria per delle simpatiche foto ricordo; sorride sorniona, e regge uno specchio, nel quale i passanti sono invitati metaforicamente a guardarsi e, seguendo il consiglio della poesiola riprodotta nel cartiglio posto a fianco, riflettere su quale delle due “scimmie” abbia più cervello…

Oltre al cartiglio (una poesiola del 1632 di Martin Zeiller, scritta appositamente nel tedesco dell’epoca per la prima versione della scultura) accanto al mandrillo si trovano un paio di bronzei topolini, anch’essi “memento” di quelli veri che un tempo affollavano la zona, anche a causa della presenza nelle vicinanze della piazza del Kornmarkt, ovvero il mercato del grano.

cartiglio

Ah, la maggior parte delle nozioni con le quali ho fatto indecente sfoggio di cultura in questo post provengono dalle pagine di wikipedia inglesi e tedesche relative ad Heidelberg e all’alte Brücke, la Brückenaffe, Gernot Rumpf e Martin Zeiller.

Le foto, che ho cercato di rendere più decenti grazie a diveri ritocchi, sono ovviamente tutte opera mia.

lato B
Si noti anche la cura artistica nella rappresentazione del lato B della scimmia…

Un’Onda senza Lupa

16 agosto 12017

La contrada della Lupa, con buona pace della rossocrinita Brambilla e di tanti altri nazimalisti che non han ben chiare le cose sul come vengan trattati gli equini a Siena, si è ritirata dal Palio di stasera dopo aver chiesto (va’ a capire come avesser compreso che qualcosa non andava) una visita veterinaria per il proprio cavallo: risultato, il destriero ha dato da pensare ai medici ed è stato dichiarato non idoneo a correre.

E la Lupa, pur rubando un po’ la scena, è rimasta a vedere l’Onda che dopo una  mossa appena appena agitata per le rivali in campo, ha vinto il Palio dell’Assunta superando la Chiocciola che aveva tenuto la testa della gara per i primi due giri.

Peraltro, l’Onda era la contrada di Dupré, l’artista ricordato nel drappellone.

Drappellone di agosto

13 agosto 12017

Stavolta, con buona pace dei beghini, la madonna lascia il ruolo di primadonna a Saffo. Pure a petto scoperto, speriamo che nessuno protesti.

Per il cencio dell’Assunta, l’artista anglo-americana Sinta Tantra ha voluto ricordare lo scultore senese Giovanni Duprè, del quale ricorre il bicentenario, con la riproduzione di una sua celebre opera, Saffo abbandonata.

Drappellone agosto 2017

Fünfundneunzig Thesen mal fünfhundert Jahre

27 luglio 12017

Ovvero 95 tesi per cinquecento anni. Mezzo millennio fa, il monaco Martin Lutero, lungamente schifato dell’andazzo della chiesa cattolica di allora (si era pure visto a Roma l’anno santo 1500 di papa Rodrigo Borgia, tutto una vendita di reliquie ed indulgenze peggio delle pacchianate turistiche dei giorni nostri) inchioda le sue 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg (o forse le spedisce solo? ‘sta a vedere che le martellate di Lutero sono solo una leggenda…) dando inizio alla Riforma Protestante.

Nella sua natìa Alemannia, mi fa notare un mio corrispondente in loco, quest’anno del cinquecentenario è un fiorire di gadget anche non troppo religiosi, come si nota dalla minima esposizione qua sotto. Non è dato sapere come avrebbe reagito il monaco, ma qualche dubbio sorge.

In fondo anch’io nel mio piccolo sono appena passato a fare un salutino al burbero Luther nel mio ultimo Berlinreise. Non avevo mai notato le scarpe, avrei pensato che indossasse sandali, ma in effetti il clima mitteleuropeo non è quello mediterraneo.

per non dimentiCarlo

20 luglio 12017

soprattutto in questi giorni
di restaurazione e colpo di spugna
per tutti i carnefici del 2001,
grazie anche all’ipocrita nuova legge sulla “tortura”

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