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Una straordinaria tartuca scossa

20 ottobre 12018

Contrada_della_Tartuca-StemmaDopo una mossa lunga che si rabbuiava velocemente (siamo pur sempre ad ottobre), dove sembrava che mossiere, cavalli e fantini volessero mostrarsi antimilitaristi per non correre il palio straordinario per il centenario della nostra vittoria nella Iª Guerra Mondiale, il cavallo della tartuca (se non ho visto male, dopo aver ben calpestato il fantino caduto, ma chissene del fantino…) fa vincere alla contrada il brutto cencio in odor di scopiazzatura. E per quest’anno è davvero finita coi Palij.

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Il cencio straordinario

15 ottobre 12018

Per il drappellone del palio straordinario di ottobre, quello per celebrare il centenario dell’ultima guerra vinta dall’Italia (e alla quale il Palio si era già legato istituendo da allora la sbandierata della Vittoria) onestamente resto dubbioso, e sono gentile. Oltrettutto “pare” (eufemismo) che sia pure una scopiazzatura,

Non avrei mai pensato che un cencio finalmente senza la Madonna mi avrebbe deluso, che ci si può fare…

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Due microracconti (duas microcontas)

11 settembre 12018



fidanzamento
FIDANZAMENTO

Allungò amorevolmente le braccia e si fece avanti, le mani aperte, vogliosa di tenerezza.

“Sei tu Ernest, amore mio?”

Non era lui. Era Bernardo.

Il che non impedì loro di avere molti figli e di essere felici.

Tanto può fare la miopia.

Mário-Henrique Leiria



quadriglia
QUADRIGLIA

João amava Teresa che amava Raimundo che amava Maria che amava Joaquim che amava Lili che non amava nessuno.

João andò negli Stati Uniti, Teresa si rinchiuse in convento, Raimundo morì in un incidente, Mary rimase zitella, Joaquim si suicidò e Lili sposò J. Pinto Fernandes che non c’entrava niente con questa storia.

Carlos Drummond de Andrade


Mário-Henrique Leiria (1923 – 1980), scrittore surrealista portoghese. Era uno studente della Scuola Superiore di Belle Arti, dove fu espulso nel 1942 per motivi politici. Partecipò alle attività del gruppo surrealista di Lisbona.


Carlos Drummond de Andrade (1902 – 1987), è stato un poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Dopo aver seguito il corso universitario di farmacia, intraprese la carriera di insegnante e di giornalista. Negli anni successivi assunse il ruolo di funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione. Numerose furono le sue iniziative culturali, come ad esempio la fondazione della rivista letteraria A Revista e la partecipazione al movimento modernista.


 

Due curiosi microracconti, tradotti dal portoghese dal vostro affezionatissimo Topometallo, accomunati dal fatto di essere stati letti per la prima volta… come esercizi di traduzione di una grammatica portoghese! Questa, per l’esattezza, comprata un pajo di vite fa al tempo in cui mi era punta vaghezza di iscrivermi a Lingue (uno dei miei mille buoni propositi abbandonati, pazienza!)

Giuseppe Tavani
Giulia Lanciani
Grammatica Portoghese
ed. LED

La breve rincorsa della Lupa

16 agosto 12018

Contrada_della_Lupa-StemmaCome previsto, il cencio belga non è piaciuto ai più, compreso il vescovo che si è rifiutato di benedire un drappellone che non raffigurava l’iconografia del Palio come si deve. Amen. Motivo di più per farelo piacere,’sto cencio, l’odore di zolfo.

Ciononostante, le dieci contrade han corso la carriera intenzionate comunque ad aggiudicarsi il drappellone in odor di eresia, e a giudicare dalle scene finali, i contradajoli della Lupa -che era di rincorsa e poco favorita come cavallo, e invece dopo una breve mossa…- che si son gettati come da copione all’assalto del cencio conquistato non sembravano particolarmente colpiti dalle parole dell’eccellente e reverendissima autorità curiale.

Il cencio di agosto

10 agosto 12018

Per il drappellone del palio dell’Assunta, i senesi hanno scelto un belga: Charles Szymkowicz. Che già googlando un po’ a cercare le sue opere definite non a torto neoespressioniste, avevo immaginato che lo avrebbero criticato: e infatti curiosando qualche sondaggio “senese” in rete, vedo che non riscuote molti consensi.

Che dire, a me mi garba, forse per i colori intensi, forse perché lo stile non mi dispiace, forse -lo ammetto- perché la Madonna non sembra neanche la Madonna…

cencio agosto 2018

Gli allegri artisti di Oslo

8 agosto 12018

Oslo_komm.svgOggi ad Oslo piove, tempo adatto per dedicarsi a due fra gli artisti più allegri del poco conosciuto pantheon norvegese. Beh, no, come devo aver già detto questi due li conoscono in tanti. Uno è il pittore Edvard Munch, famoso per l’Urlo, che in fatto di parodie e citazioni credo sia inferiore solo alla Gioconda. Il secondo è il già citato Henrik Ibsen, autore fra le altre cose di uno dei miei drammi favoriti, Casa di Bambola, il nome della cui protagonista Nora ho scoperto oggi in norvegese si pronuncia “Nura”.

 

Munch MuseetIl Munch Museet è un piccolo edificio, dove in una mezza dozzina di sale vengono esposte a rotazione diverse opere del pittore. Bello, piacevole da girare, ha due interessanti caratteristiche (almeno). La prima, la presenza di disposizione di una sorta di divano-muretto in ogni sala per accomodarsi e godere della vista dei quadri, e dove è possibile anche sdraiarsi per guardare un monitor sul soffitto che trasmette particolari delle opere esposte.

La seconda, una sala disegno al termine del percorso dove chi ne ha voglia può cimentarsi con pastelli e matite colorate per copiare un’opera posta a modello (anche qui, scelta a rotazione) I disegni sono esposti sul la parte a fianco, e certi devo dire che mostravano un certo stile.

Munch Museet

 
 

Il famoso Urlo non è fra le opere esposte, si trova alla Nationalgalleriet vicino al Palazzo Reale. Come cartolina, un pot-pourri di volti raccolti dall’esposizione di oggi.

Munch Museet

 


 

Ibsen WCL’altro protagonista di questa giornata piovosa anche lui con il suo bel museo personale, è Henrik Ibsen, iperpresente in busti, ritratti, sagome al neon, riproduzioni sulle porte e anche sulle mattonelle del bagno (si veda a fianco: un attimo di problema l’ho avuto, a liberare i tubi mentre qua e là dei piccoli Ibsen sul muro mi indicavano a dito…)

 

Ibsen neonSe la visita “libera” all’esposizione di poster, locandine di ieri e di oggi, qualche vecchio vestito di scena e -come accennato-mille raffigurazioni dell’autore, può interessare forse solo un vecchio topo di teatro come me, la visita guidata (in inglese) alla casa Ibsen, l’ultima residenza del drammaturgo è più interessante (purtroppo le rigide regole -non toccare nulla, non separarsi dal gruppo, e soprattutto non fotografare col flash&hellips;- non mi hanno permesso di avere un granché di documentazione fotografica. Pace, in fondo era la casa di un benestante norvegese di fine ottocento, con mobili e oggetti lasciati intonsi dalla morte di Ibsen, e spesso con le sale chiuse e inaccessibili, visibili solo dietro un vetro.

 

Ibsen bustoLa parte migliore era l’aneddotica associata alla vita di Ibsen: il fatto che ogni tanto guardasse fuori dalla finestra senza sapere che sulla strada la gente aspettava che si affacciasse solo per dire di averlo visto (si accontantavano di vedere i famosi favoriti bianchi che durante la residenza in Italia gli avevano valso il soprannome di “capellone”); il continuo avvicendarsi delle domestiche licenziate dalla gelosa e devota moglie Suzannah, perché pare che il canuto norvegese avesse una personalità carismatica e riscuotesse successo fra le donne maxime le giovani; e il fatto -subodorato dalla presenza di tanti ritratti- che fosse un pochino ma poco poco narcisista.

 

Saluto Ibsen, seduto in maniera forse non troppo dignitosa al di fuori della propria casa, di guardia al marciapiede dove sono riportate incise o a lettere di metallo citazioni dalle sue opere

Ibsen Museet

 

Colonne di gente ammassata

7 agosto 12018

Oslo_komm.svgVigelandpark, il parco delle sculture di Oslo. Pare che ogni anno sia visitato da un milione di visitatori. Non stento a crederlo. Oggi non si capiva se c’era più bolgia nel vialetto principale o sulla famosa colonna-obelisco (o per chiamarla col suo nome Monolite) che troneggia nel cuore del parco.

 

Oslo case Dovrebbe essere un luogo sufficientemente noto, un giardino pubblico sempre aperto, nella parte occidentale di Oslo, circondato (si fa per dire, non è un vero assedio) da villini dei quali non oso pensare il prezzo (in corone norvegesi o in Euri, indifferente) e che ospita una piacevole pletora di belle sculture dell’artista Gustav Vigeland, questo temo ignoto ai più (trovare norvegesi DAVVERO famosi non è facile: adesso qualcuno conosce Munch per l’Urlo, magari qualcun altro si ricorda di Ibsen a teatro, e a grattare bene forse salta fuori il nome di Amundsen al Polo Sud, ma è grasso -di foca- che cola…) la più famosa delle quali è appunto un monolite dove si affastellano corpi nudi in una sorta di “corsa” verso l’alto. Altro must delle fotografie è la Ruota della vita subito alle spalle del monolite.

Monoliteruota

Oslo VigelandL’altro monumento più fotografato del parco è un odioso marmocchio frignante e col belino di fuori (la maggior parte delle statue del parco pratica il nudismo integrale, senza distinzione di sesso o età) che tutti accarezzano, suppongo come gesto apotropaico, proprio sul prepuzio. Tutti i bronzi hanno questo destino, un pezzo sporgente che dovrebbe portare fortuna: il seno di Giulietta a Verona, il bozzo nei pantaloni sul monumento funerario del povero Victor Noir a Parigi, sul quale ormai le ragazze facevano esibizioni di lapdance

Ci sono diversi temi che ritornano fra le statue, coppie uomo-donna forse innamorati, età della vita a confronto, lottatori… io ne ho trovate alcune che potrebbero essere catalogate come ultimate eXtreme Baby Sitting

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A fianco del parco si trova il Vigeland Museet ovvero l’edificio dove lo scultore visse e lavorò negli ultimi anni di vita (ultimi un belino, le cronache dicono dal 1919 -era già famoso internazionalmente allora- al 1947, quando ci lasciò il gambino) lavorando appunto alla costruzione del parco, in accordo con la città di Oslo che in cambio del vitalizio urbanistico otteneva il lascito di tutte le opere dell’artista.

Nel museo, che è in pratica una gipsoteca, come dicono quelli che se ne capiscono di arte, oltre a molti gessi propedeutici alla costruzione delle statue del parco, raccoglie anche altre opere di Vigeland, tipo questo studio per il sarcofago di Ibsen (quel simpaticone sempre sorridente già citato sopra, lo si incontra spesso parlando di Oslo) e che potrebbe avere come titolo un genovese “non vuol quetare manco da morto

Ibsen

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