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Anche questo è made in Italy

28 ottobre 12018

Les onze di Pierre Michon, libriccino preso al volo all’aeroporto parigino durante un ritorno vacanziero, iniziato allora in attesa del volo e hélas poi scordato. Ripreso iersera.

Ne riporto un trafiletto interessante, che descrive quella che per i cugini d’Oltralpe è un’usanza italiana molto particolare e curiosa.

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“E Tiepolo lassù rideva e bestemmiava che Dio è un cane, Dio Cane, come bestemmiano i Veneziani, con quello che in tal caso era solo un modo di dire, evidentemente”

Non è la prima volta che la trovo “citata” in qualche romanzo, dove intervengano degl’italiani. Già una volta, in una sorta di giallo storico ambientato in Corsica, l’investigatore genovese inviato della Superba aveva un assistente che smadonnava di brutto. Vero che les bleus bestemmiano in modo edulcurato,  parbleu anziché par Dieu,, morbleu anziché mort Dieu ovvero “mortoddio”, come insegna il bel romanzo dei Wu Ming L’armata dei sonnambuli, dove i jurons di sanculotti e giacobini vengono resi in italiano con degli splendidi mortoddìo, negoddìo, sangueddìo et cétera come già ebbi a narrare altrove

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Non saprò mai cosa è successo

22 ottobre 12018

ASDSDopo la vacanza settembrina in Albania (dovrò ben fare qualche post anche sul blog, ho tempestato Facebook con le cronache quasi live della mia settimana a Tirana -scusate la rima- vorrei scrivere due righe un po’ meno volatili…) mi è rimasta una certa voglia di saperne di più su quella regione, che tutto sommato ha sempre esercitato su di me un curioso fascino del mistero durante i decenni di isolamento sotto Hoxha; e diciamolo, quell’aquila bicefala che ho visto stampata e scolpita ovunque a Tirana è un bel marchio, un logo efficace.

Fra le tante lacune della mia conoscenza albanese (credo comunque che delle poche parole imparate in quella lingua illirica diversa da tutte le altre lingue europee non scorderò mai le lunghe falënderit e mirupafshim, rispettivamente grazie e arrivederci, per tutte le volte che le ho ripetute) non ho mai letto niente di Ismail Kadaré, credo il più noto scrittore del paese delle aquile.

Un buon momento per colmare la lacuna, ho già cercato e trovato il film con Marcello Mastroianni e Michel Piccoli tratto dal suo forse universalmente riconosciuto capolavoro, Il generale dell’armata morta. Film curioso, dove speravo di riconoscere qualche scorcio di Albania già visto o qualche paesaggio sconosciuto, finché non ho scoperto che a causa delle schizofreniche decisioni del regime di Hoxha la troupe, che aveva già cominciato a girare oltre Adriatico, fu costretta ad interrompere le riprese e a ricominciare tutto da capo in Abruzzo.

La storia? Anni 50-60, un generale dell’esercito italiano (Mastroianni) riceve l’impegnativo incarico di recuperare le salme di una lunga teoria di soldati rimasti uccisi e sepolti in terra d’Albania durante la nostra ignominiosa campagna alla conquista di un impero. In particolare, riportare nei sacri confini italici i resti di un colonnello, rimasto da decenni nella memoria dei militari come uno dei più grandi eroi di quella sfortunata epopea, e che ha lasciato in patria una allora giovane vedova che si raccomanda caldamente con il generale perché recuperi, a lei a alla nazione tutta, le spoglie del povero marito per poter definitivamente dichiarare conclusa la triste storia. La vedova è Anouk Aimée, scusate se è poco. Michel Piccoli interpreta la parte di un cappellano militare amico e commilitone dell’eroe defunto e ora confidente forse fin troppo intimo della inconsolabile vedova. Accompagnerà anche lui il generale nella insensata missione, condivedendone le fredde e ventose notti in tenda.

Volendo approfondire la storia (il film non è brutto ma diciamo così è un po’ scarno ed essenziale per tanti motivi, non ultima la sua tormentata genesi, con Michel Piccoli uno e trino che era in questo caso sia attore che produttore e sceneggiatore con velleità di regia, e con le già accennate difficoltà logistico-politiche a causa del governo di Tirana dell’epoca) cercai il romanzo, ahimé fuori catalogo da tempo. Recuperata in rete una copia di seconda mano, me la son fatta spedire nella mia ancora caotica ma comunque definitiva nuova residenza nel quartiere del Lagaccio genovese, in un palazzo degli anni 30 che ha visto tempi migliori e che ora ospita un certo melting pot di etnìe e di generazioni.

Il libro mi è arrivato oggi, solo che l’ho trovato privo di imballaggio e appoggiato sopra le cassette delle lettere. E nonostante la mia frequentazione di libri gialli e di complessi enigmi matematici, non riesco ancora a capire come si siano svolti gli eventi. Queste, finora, le ipotesi analizzate:

– il postino, vedendo che il pacchetto non entrava nella cassetta, ha tolto tutto l’imballaggio sperando -senza risucirvi- di infilarne il solo nudo contenuto attraverso la non troppo larga feritoja. Sensato, ma poco probabile

– un ignoto passante, inquilino o condòmino incuriosito dal pacchetto lasciato sopra le cassette postali, ha voluto controllarne il contenuto forse per assicurarsi non fosse un qualche pericoloso esplosivo, forse per appropriarsene indebitamente qualora fosse stato alcunché di valore. In entrambi i casi, le sue ipotesi si sono mostrate infondate

– il venditore del libro stesso, avaro peggio di Scrooge, per non pagare l’affrancatura e tantomeno sprecare un qualche tipo di imballaggio è venuto a consegnarmelo personalmente e non avendomi trovato in casa ho optato per la semplice deposizione nelle vicinanze

– per una incredibile serie di coincidenze, il libro non è quello che ho comprato io, ma una copia della stessa edizione posseduta da qualche passante, inquilino o condòmino che l’ha posata -dimenticandola- dove io l’ho trovata mentre, trovandosi a passare per un motivo a me ignoto nelle parti comuni del palazzo, aveva necessità di aver le mani libere

Ognuna delle ipotesi analizzate mi pare più o meno improbabile, unico dato di fatto è che il libro è ora fra le mie mani e devo dire che per essere un esemplare usato con qualche lustro sulle spalle è in condizioni ottime. E tanto mi basta.

 

Una straordinaria tartuca scossa

20 ottobre 12018

Contrada_della_Tartuca-StemmaDopo una mossa lunga che si rabbuiava velocemente (siamo pur sempre ad ottobre), dove sembrava che mossiere, cavalli e fantini volessero mostrarsi antimilitaristi per non correre il palio straordinario per il centenario della nostra vittoria nella Iª Guerra Mondiale, il cavallo della tartuca (se non ho visto male, dopo aver ben calpestato il fantino caduto, ma chissene del fantino…) fa vincere alla contrada il brutto cencio in odor di scopiazzatura. E per quest’anno è davvero finita coi Palij.

Il cencio straordinario

15 ottobre 12018

Per il drappellone del palio straordinario di ottobre, quello per celebrare il centenario dell’ultima guerra vinta dall’Italia (e alla quale il Palio si era già legato istituendo da allora la sbandierata della Vittoria) onestamente resto dubbioso, e sono gentile. Oltrettutto “pare” (eufemismo) che sia pure una scopiazzatura,

Non avrei mai pensato che un cencio finalmente senza la Madonna mi avrebbe deluso, che ci si può fare…

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Due microracconti (duas microcontas)

11 settembre 12018



fidanzamento
FIDANZAMENTO

Allungò amorevolmente le braccia e si fece avanti, le mani aperte, vogliosa di tenerezza.

“Sei tu Ernest, amore mio?”

Non era lui. Era Bernardo.

Il che non impedì loro di avere molti figli e di essere felici.

Tanto può fare la miopia.

Mário-Henrique Leiria



quadriglia
QUADRIGLIA

João amava Teresa che amava Raimundo che amava Maria che amava Joaquim che amava Lili che non amava nessuno.

João andò negli Stati Uniti, Teresa si rinchiuse in convento, Raimundo morì in un incidente, Mary rimase zitella, Joaquim si suicidò e Lili sposò J. Pinto Fernandes che non c’entrava niente con questa storia.

Carlos Drummond de Andrade


Mário-Henrique Leiria (1923 – 1980), scrittore surrealista portoghese. Era uno studente della Scuola Superiore di Belle Arti, dove fu espulso nel 1942 per motivi politici. Partecipò alle attività del gruppo surrealista di Lisbona.


Carlos Drummond de Andrade (1902 – 1987), è stato un poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Dopo aver seguito il corso universitario di farmacia, intraprese la carriera di insegnante e di giornalista. Negli anni successivi assunse il ruolo di funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione. Numerose furono le sue iniziative culturali, come ad esempio la fondazione della rivista letteraria A Revista e la partecipazione al movimento modernista.


 

Due curiosi microracconti, tradotti dal portoghese dal vostro affezionatissimo Topometallo, accomunati dal fatto di essere stati letti per la prima volta… come esercizi di traduzione di una grammatica portoghese! Questa, per l’esattezza, comprata un pajo di vite fa al tempo in cui mi era punta vaghezza di iscrivermi a Lingue (uno dei miei mille buoni propositi abbandonati, pazienza!)

Giuseppe Tavani
Giulia Lanciani
Grammatica Portoghese
ed. LED

La breve rincorsa della Lupa

16 agosto 12018

Contrada_della_Lupa-StemmaCome previsto, il cencio belga non è piaciuto ai più, compreso il vescovo che si è rifiutato di benedire un drappellone che non raffigurava l’iconografia del Palio come si deve. Amen. Motivo di più per farelo piacere,’sto cencio, l’odore di zolfo.

Ciononostante, le dieci contrade han corso la carriera intenzionate comunque ad aggiudicarsi il drappellone in odor di eresia, e a giudicare dalle scene finali, i contradajoli della Lupa -che era di rincorsa e poco favorita come cavallo, e invece dopo una breve mossa…- che si son gettati come da copione all’assalto del cencio conquistato non sembravano particolarmente colpiti dalle parole dell’eccellente e reverendissima autorità curiale.

Il cencio di agosto

10 agosto 12018

Per il drappellone del palio dell’Assunta, i senesi hanno scelto un belga: Charles Szymkowicz. Che già googlando un po’ a cercare le sue opere definite non a torto neoespressioniste, avevo immaginato che lo avrebbero criticato: e infatti curiosando qualche sondaggio “senese” in rete, vedo che non riscuote molti consensi.

Che dire, a me mi garba, forse per i colori intensi, forse perché lo stile non mi dispiace, forse -lo ammetto- perché la Madonna non sembra neanche la Madonna…

cencio agosto 2018

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