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Letture – David Vann, Aquarium

10 gennaio 12018

incipitEra un pesce così brutto che non sembrava neanche un pesce. Una pietra fatta di fredda carne, muschiosa e ricoperta di vegetazione, a chiazze verdi e bianche.


explicit: […] quando arrivava a casa e crollava a letto e lasciava che le crollassi addosso e mi aggrappassi a lei come un pesce rana, le mani e i piedi infilati sotto di lei, la morbida, possente montagna del suo corpo sotto di me, e sembrava che fossimo il mondo intero.


Ogni famiglia infelice, lo è a modo suo

Malcitare l’incipit di Anna Karenina è doveroso parlando dell’autore, David Vann, che scrive spesso (sempre?) di famiglie disfunzionali, problematiche, piene di conflitti inesplosi che esplodono (violentemente) nelle sue storie.

A quanto pare, (anche) perché la storia personale di Vann potrebbe essere uno dei suoi stessi racconti, con un padre che si suicida mentre parla al telefono con la moglie, affezionata matrigna di David; matrigna (pessimo vocabolo carico di pregiudizi negativi, lo stepmother inglese è decisamente più parentally correct) che già mesi prima aveva visto la propria madre uccidere il marito e poi sé stessa, dopo aver confessato alla figlia di non amarla…

Questo Aquarium sembra una storia per bambini, al confronto della real life di Vann e (tradunt, io non le ho ancora lette) delle sue precedenti opere. Ma non ci scherza neanche lui.

La voce narrante di Caitlin, la bambina protagonista, ci porta con sé nei lunghi pomeriggi di solitaria attesa dopo la scuola passati all’acquario cittadino. La madre, single, lavora obtorto collo come manovale al terminal container per tutta la giornata, per poter mantenere sé stessa e la figlia, e si trova costretta a lasciare che la bambina si “parcheggi” nell’acquario fino a sera, quando pùò finalmente riprenderla e portarla a casa per cena. Il tutto nel freddo Nord degli States, in una Seattle invernale e innevata (Vann è dell’Alaska, mi sa che anche le temperature rigide siano una sua sorta di firma)

Affascinata dai pesci, tanto che si rifiuta pure di mangiarne, Caitlin sogna di diventare ittiologa, di nuotare nelle acque calde dei mari del Sud assieme ai suoi amici pesci: Il difetto dell’acquario era che non potevamo nuotare insieme a loro

E davanti alle vasche incontra un vecchio col quale giorno dopo giorno stringe una curiosa amicizia “ittiofila”.

Il vecchio si scoprirà non essere un vero e proprio sconosciuto, e l’impatto di quest’incontro sulla minifamiglia di Caitlin sarà tutt’altro che indolore. Ma altro ahimé non si può narrare per non guastare la lettura. Al massimo si può dare un accenno alla sottotrama dei primi palpiti “scolastici” della bimba, ma anche qui, di più sulla trama non rivelo.

La scrittura e la traduzione sono piacevoli, scorrevoli, rendono bene l’idea di una dodicenne ancora ottimista e positiva, nonostante e a dispetto delle avversità.

Alcune pagine mi hanno dato ben più di un turbamento: intendiamoci, niente brutalità da Figth Club o orrorifico splatter (oddìo, qua e là forse forse, qualche aroma del genere si sente…) ma una sorta di violenza passiva della madre di Caitlin mi ha messo empaticamente alla prova. E il “solare” ottimismo della bambina sarà sottoposto a massacranti prove erculee prima di giungere al finale, o meglio al nuovo inizio.

 

Non garantisco di riuscire a leggere un altro romanzo di Vann, nonostante il libro mi sia garbato assai. Magari però, fra qualche tempo, azzarderò una sua antologia di racconti…


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12018

1 gennaio 12018

Vediamo di riprendere le vecchie abitudini, cominciando l’anno con un quadrato magico.
Il 2018 non mi lascia molta scelta.
Posso affidarmi al solo ordine 4.

Nel primo quadrato la somme di ogni riga, colonna diagonale,
di ogni gruppo di 4 caselle d’angolo e di molte altre configurazioni
è 2018.

I colori, banalmente, separano modulo 4 i vari numeri:
arancione scuro quelli divisibili per 4,
arancione più chiaro quelli che divisi per 4 hanno resto 1
ecc. ecc.

Nel secondo invece, le somma costante è 12018,
secondo il calendario dell’olocene.

In queso caso i numeri divisibili per 4 sono nelle caselle gialle.

 

La difesa della razza

7 dicembre 12017

 

SADE

cantante, compositrice

madre britannica,
padre nigeriano

KAY RUSH

giornalista, scrittrice

madre giapponese,
padre svizzero-tedesco

HALLE BERRY

attrice

madre anglotedesca,
padre afroamericano

KRISTIN KREUK

attrice

madre sino-indonesiana,
padre olandese

 

Bibliovoyeur – Utopies réalistes

16 ottobre 12017

il-più-grande-uomo-scimmia

Rutger Bregman

Utopies réalistes

ed. Seuil

Traduzione di Jelia Amrali

Autobus linea 1, Genova, verso le 8 di mattina

Femmina, 40 (?), occhiali da sole spostati sulla testa, foulard bianco a trama grossa, forse canapa (francamente sembra una picaggia da cucina) camicetta bianca, pantaloni blu, sandali “con gli occhi”, nel complesso elegante. Carica di borse, compresa una probabile custodia per PC portatile.

Notevole il fatto che legga un saggio che, sebbene definito “stimolante e appassionante” in rete, non so se io sarei in grado di affrontare a quest’ora (e di lunedì!), anche s eammetto che mi interessa, presenta delle idee “rivoluzionarie” come una settimana lavorativa di 15 ore…

Curioso il fatto che sia l’edizione francese del saggio, originariamente in inglese e comunque tradotto in italiano credo da Feltrinelli. Forse la lettrice è un’insegnante della lingua gallica. O più probabilmente un’interprete, col PC portatile…


Brandelli

14 ottobre 12017

libri4La seconda storia riguardava proprio lui Beonio, e in fondo non aveva niente di misterioso, ma era di un paradosso senza uguali.

Beonio Brocchieri va a Lourdes per un’inchiesta giornalistica e lassù, nella contrada dove i paralitici camminano, le piaghe si cicatrizzano, i dolori scompaiono, egli cade in una buca e si rompe una gamba.

Ebbene, la sua infermità, assolutamente irregolare e abusiva nella terra delle guarigioni, non poteva essere presa sul serio.

Di medici ce n’erano a decine, di infermiere a centinaia, di stampelle a migliaia, ma tutto, medici, infermiere, stampelle, era destinato ai pellegrini sospinti dalla fede, non a un bracconiere del dolore come lui.

Morale, dovette farsi caricare di peso su un treno e sbarcare a Tolosa.

Dino Buzzati
I misteri d’Italia

Antologia di articoli scritti dal buon vecchio Dino che quasi fanciullescamente cercò e trovò il paranormale fra i maghi, fattucchiere, fantasmi e similari della nostra penisola negli anni ’60 -ovviamente non manca quel grand’imbroglione carismatico che fu Rol, del quale Buzzati ingenuamente rivela un trucco definendolo “scherzo”

Questo brano, tratto dall’articolo “Il veggente prende un granchio sulla data della propria morte” mi piaceva ovviamente per il riferimento alla santa truffa di Lourdes, e per il paradosso di un malato che non può essere curato in terra di guarigioni miracolose…

undici settembre 1973

11 settembre 12017

Inezie di viaggio: Ljubljana, il più grande poeta sloveno

31 agosto 12017

Ljubljana, la statua di France Prešeren, poeta sloveno (è suo il testo dell’inno nazionale “Zdravljica”, Il brindisi)

Il suo capolavoro è una raccolta di 14 sonetti (“Sonetni venec”, ghirlanda di sonetti) dove l’ultimo verso di ogni sonetto richiama il primo del sonetto successivo, e i primi versi dei 14 sonetti formano il 15° sonetto della raccolta; dove, per finire, le lettere iniziali dei versi di questo 15° sonetto formano il nome della donna da lui amata, Julija Primic che pare non se lo sia filato di striscio manco una volta neppure per sbaglio.

Se notate che le lettere del nome non sono 14 è perché non sapete che in sloveno i nomi e i cognomi si declinano: l’acrostico esatto è PRIMICOVI JULJI che credo sia una roba tipo “per J.P.”

Una via di mezzo fra il giovane Werther e Stefano Bartezzaghi, insomma.

Pedanteria finale e sfoggio di nozionismo: mi corre l’obbligo altresì di far notare a margine che lo sloveno, oltre alla declinazione dei cognomi, ha anche i classici tre generi maschile-femminile-neutro, sei casi nella declinazione dei sostantvi, un lessico del tipo “compra una vocale” (esempi: trg=piazza, hvala=grazie, zajtrk=colazione, odprto=aperto ecc.) e last non least non si accontenta di distinguere fra singolare e plurale ma comprende anche il duale (esempio: ena riba=un pesce, dve ribi=due pesci, tri ribe=tre pesci) caratteristica della quale i linguisti sloveni vanno pure fieri.

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