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Un’Onda senza Lupa

16 agosto 12017

La contrada della Lupa, con buona pace della rossocrinita Brambilla e di tanti altri nazimalisti che non han ben chiare le cose sul come vengan trattati gli equini a Siena, si è ritirata dal Palio di stasera dopo aver chiesto (va’ a capire come avesser compreso che qualcosa non andava) una visita veterinaria per il proprio cavallo: risultato, il destriero ha dato da pensare ai medici ed è stato dichiarato non idoneo a correre.

E la Lupa, pur rubando un po’ la scena, è rimasta a vedere l’Onda che dopo una  mossa appena appena agitata per le rivali in campo, ha vinto il Palio dell’Assunta superando la Chiocciola che aveva tenuto la testa della gara per i primi due giri.

Peraltro, l’Onda era la contrada di Dupré, l’artista ricordato nel drappellone.

Drappellone di agosto

13 agosto 12017

Stavolta, con buona pace dei beghini, la madonna lascia il ruolo di primadonna a Saffo. Pure a petto scoperto, speriamo che nessuno protesti.

Per il cencio dell’Assunta, l’artista anglo-americana Sinta Tantra ha voluto ricordare lo scultore senese Giovanni Duprè, del quale ricorre il bicentenario, con la riproduzione di una sua celebre opera, Saffo abbandonata.

Drappellone agosto 2017

Fünfundneunzig Thesen mal fünfhundert Jahre

27 luglio 12017

Ovvero 95 tesi per cinquecento anni. Mezzo millennio fa, il monaco Martin Lutero, lungamente schifato dell’andazzo della chiesa cattolica di allora (si era pure visto a Roma l’anno santo 1500 di papa Rodrigo Borgia, tutto una vendita di reliquie ed indulgenze peggio delle pacchianate turistiche dei giorni nostri) inchioda le sue 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg (o forse le spedisce solo? ‘sta a vedere che le martellate di Lutero sono solo una leggenda…) dando inizio alla Riforma Protestante.

Nella sua natìa Alemannia, mi fa notare un mio corrispondente in loco, quest’anno del cinquecentenario è un fiorire di gadget anche non troppo religiosi, come si nota dalla minima esposizione qua sotto. Non è dato sapere come avrebbe reagito il monaco, ma qualche dubbio sorge.

In fondo anch’io nel mio piccolo sono appena passato a fare un salutino al burbero Luther nel mio ultimo Berlinreise. Non avevo mai notato le scarpe, avrei pensato che indossasse sandali, ma in effetti il clima mitteleuropeo non è quello mediterraneo.

per non dimentiCarlo

20 luglio 12017

soprattutto in questi giorni
di restaurazione e colpo di spugna
per tutti i carnefici del 2001,
grazie anche all’ipocrita nuova legge sulla “tortura”

Gojira, Girls & Georges

11 luglio 12017

Dopo aver passato un piacevole weekend allungato di quattro giorni per spezzare la noja con un viaggetto tedesco, stamani (anzi, ormai ierimani) Berlino mi ha salutato piovendo, e mica poco.

Per cui, stufo del temporale, sono andato in aeroporto in colossale anticipo sul necessario. E lì, la gentile (e secondo me materassabilissima) quarantina addetta al check-in è riuscita a trovarmi un posto per il volo precedente fino a Monaco. Perché c’era il serio rischio che il mio volo per Monaco finisse cancellato per il maltempo avanzante. La ringrazio e scappo per il boarding di lì a dieci minuti.

Taccio delle figure alla dogana raggiunta di corsa (spiccioli per terra, il metal detector che continuava ad accusarmi anche quando l’unico metallo che avevo indosso era il ferro nel sangue, cose così) e del come la bionda e giovine hostess Lufthansa, vedendomi sull’aereo accaldato come una stufetta e gocciolante come un rubinetto aperto, mi abbia portato subito un bicchier d’acqua e bottiglia annessa per eventuali rabbocchi prima ancora che mi sedessi.

A Monaco, dove son stato in attesa a lessare per quattro ore (perché intanto, giusto per il maltempo, anche l’aereo che doveva portarmi a Genova è partito con un’oretta di ritardo) mentre andavo con calma al gate, una ragazza che correva ahimé nella direzione opposta mi ha urlato “I love your t-shirt, Godzilla!” appellativo che meritavo non solo per la stazza e l’agile andatura in quel momento dimostrata, ma perché era proprio il buon vecchio Gojira che faceva bella mostra di sé sulla maglietta -ormai sudata oltre l’inverosimile- di oggi.

Insomma, alla fin fine rientro a casa poco dopo mezzanotte e se nessuno dei vicini ha chiamato la buoncostume per i versi che ho emesso durante la tanto agognata doccia, vuol dire che erano tutti in vacanza.

Come sigla del mio rientro umido e caldo da Berlino non carico Alexanderplatz di Milva o Lili Marleen magari con la Marlène, ma -mi sembra il caso- la canzone Les Passantes del caro vecchio Georges Brassens

Un palio lungo come il collo della Giraffa

2 luglio 12017

L’ultima volta che han rimandato il Palio al giorno successivo, mi pare fosse negli anni 90, c’era a Siena il fratello di una mia amica che ormai aveva il biglietto per il rientro l’indomani e tornò a Genova incazzatissimo: ore sotto il sole e senza neanche vedere il Palio…
E oggi ci siamo andati di nuovo vicini.

Tornasol, vero protagonista del Palio di luglio di quest’anno. Cavallo giovine, assegnato alla Tartuca, al primo Palio e costretto dal maltempo dei giorni scorsi ad entrare in piazza praticamente senza aver fatto prove, era evidentemente nervoso, nervosissimo, e non ha avuto nessuna intenzione di entrar fra i canapi, tenendo Siena, il TG2 e una buona fetta della popolazione televisiva (scrivente compreso) in attesa per oltre un’ora (al netto di un quarto d’ora di silenzio del segnale televisivo che ho occupato inviando alcune maledizioni, mai superflue, all’inutile e pernicioso Gasparri “autore” della legge sul digitale terrestre)

Dopo la sofferta decisione di non far correre il cavallo (intendo Tornasol, non Gasparri) per evitargli rischi e quindi tagliando fuori la contrada della Tartuca, con una mossa velocissima finalmente son partiti tutti. E fin da subito ha preso la testa la Giraffa, che ha lottatao -anche con una certa asprezza- con la nonna Aquila fino alla fine.
La cronista Rai, contradaiola proprio della Giraffa, ha commentato con una voce e con un entusiasmo orgasmico tale che mi permetto di invidiare vivamente chi occuperà l’altra metà del suo letto stanotte.
Incidentalmente, il fantino Jonatan Bartoletti detto Scompiglio ha fatto la tripletta: è il terzo palio consecutivo che vince, dopo aver regalato il cappotto l’anno scorso alla Lupa.

Cinquantasette anni dopo

29 giugno 12017

Mentre il mondo e la città sembrano andare a carfagne

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