Da un commento di noirPink al precedente post sul tema scopro le ultime novità sul caso della rana crocifissa di Martin Kippenberger esposta al Museion di Bolzano.
Un nuovo articolo da Repubblica riporta gli ultimi aggiornamenti dei beghini sudtirolesi: assessori che si stracciano le vesti, arteriocattolici che minacciano digiuni e il Museion che (deludendo le mie e le altrui aspettative) nasconde la rana, pur senza toglierla. I cacciatori di rane avanzano, forti dell’arrivo in Alto Adige ad agosto del pastore tedesco.
Citando l’articolo “I vertici del Museo, la cui sopravvivenza dipende in larga parte dai finanziamenti pubblici della Provincia, per un po’ hanno rintuzzato le critiche (”l’arte resta libera e i musei devono proteggerla da ogni forma di ingerenza da parte della politica“), poi hanno cercato di costruirvi attorno una serie di schede esplicative nel tentativo di spiegarne il simbolismo recondito, infine hanno mascherato la rana con un tappeto di giornali.“
Si spera che una volta tornato in Lazio l’uomo che non si deve dire che veste Prada almeno il tappeto di giornali sparirà. Ma ho poche speranze.
Un po’ mi rincuora il finale dell’articolo (non certo dove parla di mobilitazione bipartisan, anche se la cosa, pur alterandomi la produzione biliare, purtroppo non mi stupisce): “Tempo fa il museo espose uno sciacquone con l’inno di Mameli, Alleanza nazionale andò su tutte le furie e i magistrati sequestrarono l’opera. Stavolta la mobilitazione è perfettamente bipartisan. Nel frattempo la rana è diventata un’icona pop. Gli adolescenti se la fanno tatuare sui bicipiti.“
Lo so, è solo un palliativo contro la marea montante dei Talebani di Cristo, ma tutto fa brodo come diceva un vecchio Carosello.
Che poi a me i tatuaggi non piacciono particolarmente, ma non mi sembra proprio il momento di fare gli schizzinosi…



Certa gente non e’ mai contenta.