…ne ha dette tante di buone e di giuste, ma stavolta non c’entra.
In questi giorni, “grazie” all’ondata di razzismo e ai pogrom nei campi zingari, circola spesso nella rete una famosa poesia o meglio una delle sue tante riscritture, che già che ci sono esporrò anch’io in fondo al post, perché comunque leggerla male non fa, e che viene attribuita (erroneamente) allo zio Bertolt Brecht.
Senza nulla togliere né al compagno Bertoldo né alla poesia in sé, mi sento in dovere (io come tanti altri pignoli e pignole in giro per il web) di far notare che in realtà la poesia non è di Brecht (una delle tante leggende bibliopolitane) ma, a fidarsi della onnisciente Wikipedia, di Martin Niemöller, un teologo luterano che la scrisse all’epoca dell’avvento di Hitler.
Fidarsi è bene ma… come si legge nella stessa pagina di wiki, o meglio nella sua versione inglese, c’è ancora chi comunque pone dubbi sull’identificazione esatta dell’autore della poesia; chissà, qualcuno più pedante e secchione di me presto verrà a farmi le pulci…
Scherzi a parte, Brecht, Niemöller o chiunque sia stato a scriverla, meglio comunque leggerla una volta di più piuttosto che una di meno, vista la simpatica aria che tira nel “bel” paese e nel suo nuovo governo di legaioli e di nazi(onali)alleanze; e come ho preannunciato, ecco una delle versioni attualmente naviganti nella rete.
Buona lettura, e buona traversata del deserto a noi tutti:
Prima vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.Poi vennero a prendere gli ebrei
e rimasi zitto, perché mi stavano antipatici.Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
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