L’ottava vibrazione
Carlo Lucarelli
Notevole. Anche per le corpose ricerche, che per quanto “vigliaccamente” facilitate, come confessa Lucarelli in una sorta di postfazione, hanno dato ottimi frutti.
Capitoli brevi e veloci; con una punta di malizia si potrebbe pensare che Lucarelli ha già scritto una sceneggiatura per un film, hai visto mai servisse?
La trama in fondo non c’è o quasi: siamo nel 1896 in Eritrea, e le vite incrociate di un piccolo mondo coloniale de noartri scorrono o meglio corrono verso il disastro finale di Adua (oops vuoi vedere che ho rivelato il finale?
) fra coloniali, ascari e autoctoni che parlano tutti i dialetti d’Italia e alcune delle lingue del corno d’Africa, con un paio di sottotrame dall’aroma giallo e forse anche un po’ nero (che sono in fondo i colori predominanti della torrida colonia africana)
Bello, senz’altro. A voler ben vedere, anche se supera le 400 pagine, il Lucarelli poteva dilungarsi un pochino di più nei capitoli finali, dove è ben vero che ormai il lettore sa già abbastanza bene come si concluderanno le storie (e non parlo solo della disfatta di Adua) ma non gli sarebbe dispiaciuto sentirselo raccontare un po’ meglio.


