Une tempête
Aimé Césaire
Aimé Césaire, poeta francese o meglio martinicano della negritudine. Scomparso da pochi giorni, gli sono stati riservati i solenni funerali di stato. Socialista, anticolonialista attivo fino alla fine, si era rifiutato di ricevere il piccolo Nicolas Sarkozy quando il signor Bruni, da ministro dell’interno, aveva espresso giudizi positivi su una contestatissima legge che stigmatizzava favorevolmente il valore del colonialismo francese.
Fra le sue tante opere, questa riscrittura della Tempesta di Shakespeare. Riscrittura, e non traduzione. Dove i personaggi e gli eventi sono quelli noti a tutti, ma passati attraverso il filtro della storia coloniale.
Il turpe Calibano diventa così uno schiavo negro oppresso, mentre il più mite e obbediente Ariel assume le fattezze di un mulatto. Si tinge di sinistro la figura del “padrone” Prospero che impone la propria volontà-civilità, e l’isola del racconto si colora dei profumi e della vegetazione dei Caraibi. E se Miranda non pronuncia più la famosa battuta sul mondo nuovo, ci si godono le proteste di Calibano che vuole cambiare nome e farsi chiamare X…
Il tutto in una lingua francese splendida e musicale.
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