Sono spiacente di
Con un colpevole giorno di ritardo, ricordo i quarant’anni della scomparsa del mio primo spacciatore, riprendendo quanto scrissi (e riscrissi) pochi anni fa per una ricorrenza più gioiosa, il centenario della sua nascita…
Sono particolarmente legato a questo bellunese trapiantato a Milano, classificato come autore minore nella storia della letteratura italiana del 900. In fondo è anche per colpa sua se sono diventato un bibliovoro e mi trovo adesso ad avere la casa occupata da pile di libri che sfidano la legge di gravità (purtroppo non sempre vincendo, ad essere onesti).
Pur avendo imparato a leggere ben prima di andare a scuola, avevo trascorso tutta l’infanzia, fino alla soglia delle scuole superiori, praticamente leggendo solo fumetti. Una domenica pomeriggio, a casa di parenti, trovai su una poltrona un libercolo, interamente composto da raccontini brevi, spesso più corti di una pagina. Cominciai oziosamente a sfogliarlo, e dopo aver letto un po’ svogliatamente una pagina ne lessi subito un’altra, un po’ più interessato, e poi un’altra, e un’altra… insomma, l’unica cosa mi fece alzare gli occhi fu la voce di mio padre che ridendo mi chiedeva «Ma come fai a leggere al buio?» perché nel frattempo si era fatta sera e la stanza era quasi totalmente avvolta nell’oscurità.
Come si può facilmente immaginare dalle premesse, il libro galeotto era di Dino Buzzati; per l’esattezza si trattava della raccolta Siamo spiacenti di della quale, per completare la lettura interrotta, acquistai subito una copia due giorni dopo quella domenica fatidica (due giorni, non uno: perché illo tempore le librerie erano generalmente chiuse al lunedì). E da quel germe nacque l’invasione casalinga di carta stampata che mi trovo a fronteggiare adesso…
O tempora
Che lo so che poi passo per trinariciuto, retrogrado e vecchio dinosauro, ma pur con tutte le critiche che si possono e si poterono muovere alla bisogna, se proprio c’è da metterci una bandiera davanti, al tricolore, allora preferisco la scelta di un tempo…


Roaches are forever
Come ho spesso detto e scritto, io e san Valentino non ce la siamo mai detta bene per tanti motivi, nonstante abbia rischiato che proprio il 14 febbraio fosse il mio compleanno. Ciò ricordato, passo comunque a tal proposito un suggerimento romanticamente ecologico dal blog Animal news
Lo zoo del Bronx propone ai fidanzatini di New York, per l’occasione del santo ruffiano di metà febbraio, di battezzare col nome del proprio amore uno degli scarafaggi loro ospiti (ce ne sono 58 mila, dovrebbero bastare) per la modica cifra di 10 dollari. È anche concesso e suggerito, con una certa perfidia, di utilizzare invece il nome dell’eventuale ex, evidentemente con tutt’altro spirito.
I proventi dell’iniziativa andranno a sostegno dei parchi di New York e della Wildlife Conservation Society. E per ogni blatta battezzata, ovviamente, verrà rilasciato ai romantici benefattori un certificato che attesta che “ad uno scarafaggio è stato dato il vostro nome”
Non solo: per l’occasione è possibile anche acquistare dei simpatici cioccolatini che riproducono le fattezze delle kafkiane bestiole. Vedere per credere.
E che avranno di speciale ‘sti insetti? Beh, intanto sono belli grossi (vedi foto ad inizio post), poi hanno la simpatica caratteristica di sibilare (non dalla bocca, ma dai segmenti del corpo ed in almeno tre tonalità: sibilo sessuale, sibilo di sfida e sibilo “di disturbo”) e difatti sono noti come “blatte fischianti del Madagascar“; facendosi una googlata con il loro nome scientifico (Gromphadorhina portentosa) si trova che c’è pure gente che ama allevarseli nel terrario. Io continuo comunque a preferire la compagnia dei gatti.
Le Gromfadorine, oltre che portentose, sono delle celebrità molto richieste nel dorato mondo del cinema, e sono presenti, ovviamente sempre in scene che potremmo definire “corali”, in numerosi film di fantascienza quali ad esempio:
- Bug, insetto di fuoco (consigliato, dal romanzo La piaga Efesto di Thomas Page: da una crepa nel terreno sorgono sciami di insettoni intelligenti che fanno scintille dal sedere come fossero acciarini)
- L’ultima odissea, sorta di Ombre rosse postapocalittico, interessante pure lui, nel quale una scena vagamente famosa e inquietante era l’uscita improvvisa da una botola di un brulicante e zampettante ammasso di insettoni (tratto anche questo da un romanzo, La pista dell’orrore di Roger Zelazny)
- Men in Black, dove gli scarafaggi hanno un ruolo di rilievo, soprattutto nello scontro finale con l’alieno (“Oh, scusa, era un tuo cugino?“)
- Starship troopers – Fanteria dello spazio: (dal romanzo di Robert Heinlein, scrittore col quale ho un rapporto dialettico) e no, qui c’è poco da fare, l’unico motivo per vedere ‘sto polpettone di guerra spaziale con giganteschi insetti sono le scene nella doccia che permettono di apprezzare ampi panorami di Denise Richards
Uhmm… com’è che ero partito da san Valentino e sono arrivato a parlare di belle figliole nude sotto la doccia? Sì, decisamente sono l’ultimo dei romantici (ultimo come posizione in classifica, voglio dire)
Di spazi infiniti, di curve quadrate e di bagni turchi
Sembra pure simpatico, con quel berrettino bianco; somiglia più ad un pittore impressionista che ad un professore di matematica. Oltretutto tedesco. Anzi, proprio prussiano. Non faccio per dire.
Non aveva neanche quarant’anni quando presentò a Parigi nel 1900 la lista di quelli che a suo dire erano i 23 problemi che i matematici avrebbero dovuto risolvere nel nuovo secolo in arrivo. E che tennero occupati i matematici per un bel pezzo, se non proprio per tutto il Ventesimo Secolo.
Dopo oltre due millenni di sudore e lacrime, mise pure le mani nelle basi della geometria, riscrivendone gli assiomi riuscendo a metter ordine nel polveroso Euclide.
Per tacere del suo nome legato ad una delle prime curve frattali, agli spazi infiniti, ad un ormai famoso albergo ipotetico, e a non so quanti teoremi che una volta, quando studiavo analisi, di qualcuno sapevo anche cosa voleva dire. Mentre adesso…
E avrebbe voluto mettere ordine completamente anche negli assiomi della logica matematica, herr Professor, peccato che gli toccò assistere, ormai anziano, alla dimostrazione dei teoremi di un giovanotto chiamato Kurt Gödel che mandò tutto il programma a carte quarantotto…
Tipo originale, pare fosse pure donnaiolo; ma fu solo per amore della scienza che difese (quasi senza successo) a spada tratta la povera Emmy Noether, grandissima matematica alla quale il senato accademico di Göttingen rifiuto l’onere e l’onore della cattedra universitaria; e il prussiano Hilbert, prima di arrendersi suo malgrado e di nascondere sotto il proprio nome i corsi tenuti dalla Noether, cercò di convincere i sessisti baroni crucchi che trovavano poco dignitoso che una femmina avesse l’ardire di porsi gerarchicamente al disopra dei baldi studenti -maschi- teutonici, con una frase che suonava pressappoco “Signori, stiamo cercando di far entrare questa donna nel Senato Accademico, non in un bagno turco!”
David Hilbert, nato giusto centocinquant’anni fa a Königsberg, città che non a caso era già entrata nella storia della matematica
Drago bagnato, drago fortunato
Pare che il Drago d’Acqua sia il segno più bizzarro dell’astrologia cinese. E mi sembra logico: come insegna Falkor, il Fortunadrago della Storia Infinita, i draghi con l’acqua non è che se la sian mai detta troppo bene.
Comunque, siamo entrati nella giurisdizione del bestione bagnato, è cominciato il nuovo anno cinese. Speriamo bene, che come occidentali siamo pure nel bisestile, e ci si son messi pure i Maya a zompettarlo
Quandoque
Dalle stelle alle stalle
Sempre dal blog del calamaro ridente, che ormai consulto spesso.
Dalle stelle: RIHGA Royal, catena di hotel giapponesi, fra le prelibatezze fornite ai clienti propone delle praline di cioccolato dalle fattezze astronomiche. Ogni pralina “riproduce” (con un po’ di fantasia) uno degli otto pianeti del Sistema Solare, ognuno con un proprio aroma: Mercurio è mango e cocco, Venere crema limone, la nostra Terra è un non meglio specificato Cacao (azzurro? pare che in una versione precedente fosse all’aroma di litchi, ma evidentemente hanno cambiato ricetta…), Marte all’aroma di arancio, Giove un misto di cioccolato fondente e vaniglia, Saturno (senza anelli, peccato) un intrigante mix di uva passa e rum, Urano cioccolato al latte unito ad un tè amaro (verde pallido…) e Nettuno si permette un esotico “cappuccino”
Il tutto al modico prezzo di 400 yen cadauna. Più o meno 4 euri a pianeta.
Disponibili anche in confezione regalo: la serie completa con gli 8 pianeti al modico prezzo di 3200 yen o in confezione speciale di 9 praline (3800 yen) comprendenti anche il Sole (in realtà un sole nero: 70% di cacao puro criollo aromatizzato all’ananas)
Volendo, si potrebbe anche fare una pazzia, ma non oso pensare alle spese di spedizione.
Alle stalle: per evitare i problemi della spedizione intercontinentale, seppur rinunciando alla prelibatezza di cioccolate raffinatissime, ci si può divertire cucinando dei dolcetti per bambini colorati e sbrilluccicanti.
Sì, per chi se lo stesse domandando, la traduzione esatta dall’inglese del nome del dolcetto è proprio “Cacca di unicorno”
Che alla fin fine, sono biscottini all’uovo, ma il colore e la forma (LE forme: una volta fatto l’impasto, come si può vedere curiosando dalla galleria di immagini, ci si può sbizzarrire) in questo caso hanno ovviamente un’importanza fondamentale
Afflictis Celeres
Con buona pace del Dottor Manhattan e degli altri Watchmen, il Bulletin of the Atomic Scientists ha aggiornato il Doomsday clock, l’orologio “dell’apocalisse” che segnalando “quanto manca alla fine del mondo” stigmatizza lo stato di pericolosità dell’umanità sulla Terra in base principalmente alla stupidità della razza (crescita degli arsenali nucleari, situazione politica fra potenze ecc.)
L’ultimo avanzamento dell’orologio risaliva al 2011, a seguito dell’undici settembre delle Torri Gemelle, e aveva portato le lancette a mezzanotte meno sette.
Tanto per salutare il nuovo anno, le lancette sono state ancora spostate di un paio di minuti in avanti, principalmente grazie agli sviluppi nucleari delll’Iran e alla simpatica situazione internazionale che evidentemente ne consegue, in Medio Oriente e ovviamente non solo.
Manca cinque a mezzanotte, insomma.
Forse non avevamo nemmeno bisogno dei Maya, quest’anno…
Ottimismo per il nuovo anno

Una botta di entusiasmo
del vignettista el Roto,
da el País
Dodicimiladodici
E lasciatelo ridere, povero Alan. Che avrebbero dovuto dargli una medaglia, farlo baronetto, dedicargli monumenti, vie e piazze; ché è stato anche grazie a lui e al suo genio matematico che la fredda Albione è riuscita a decifrare i messaggi nazisti. Ed invece, siccome era “colpevole” di essere gay lo hanno condannato ad una cura idiota e perniciosa di ormoni che gli ha rovinato il fisico e lo spirito. Fino a portarlo a suicidarsi con una mela avvelenata, Snowwhite style. (E citiamo pure la nota leggenda metropolitana secondo la quale sia quella mela mordicchiata ad avere ispirato il logo dalla Apple…)
Indifferente. Ricordiamolo adesso, con questo nuovo anno che comincia e nel quale ricorre il suo centenario. E che è stato ufficialmente dichiarato come Anno di Turing. Meglio che niente.
Non è il solo centenario che ricorre, certo. Magari meglio evitare le morti e le ricorrenze funebri, come il viaggio del Titanic, o la nascita di personaggi a dir poco discutibili come la signora Eva Hitler nata Braun, o la signorina Claretta Petacci.
Qualcosa di degno da ricordare però si trova, in questo anno maledetto dai Maya (ma quando il 23 dicembre non sarà successo niente, Giacobbo cosa fa, si suicida? Per coerenza, voglio dire…)
Ricorre il centenario della spedizione Amundsen al Polo Sud, per dire. E fra i tanti che avrebbero toccato la soglia del secolo nei prossimi mesi mi piace ricordare Jackson Pollock, pittore dagli schizzi caotici (un interessante test, qui); in qualche modo artisticamente perverso associo Pollock a John Cage, anche lui centenario; Pierre Boulle, non foss’altro per aver scritto Il pianeta delle Scimmie; Eugène Ionesco e i suoi assurdi drammi di rinoceronti e cantatrici calve; e in qualche deserta strada statunitense si fermeranno anche Vilcoyote e Bip-bip a ricordare il babbo Chuck Jones; mentre dalla biblioteca spuntano i nomi di Elsa Morante e dello sfortunato Guido Morselli, scoperto solo dopo il suicidio (e che a me piace molto, e non solo per il suo Roma senza Papa)
Incidentalmente, nell’universo di carta quest’anno raggiungeranno i cinquant’anni Hulk, l’Uomo Ragno e Diabolik.
Unica ricorrenza funebre che voglio citare, i settant’anni dalla morte di James Joyce. Ma solo perché questo significa che adesso i diritti d’autore sulle sue opere sono scaduti e gli editori suppongo possano scatenarsi a ristamparlo. Sempre che trovino un modo decente di tradurre Finnegan’s Wake…
Ah, sul perché nel blog io aggiungo sempre un diecimila alla data, rimando come al solito ad un vecchio post dove cito il calendario dell’Olocene.





