Nobre Povo

180px-Portuguese_shield.svgGià la Spagna ci ha sorpassati da tempo sul cammino della modernità e della civiltà politica.

Senza andare tanto lontani, stiamo ormai mordendo la polvere di qualcun altro, come ottimamente scritto nel blog di Paniscus

Lo so, io sono parziale nel mio giudizio, ma non sottilizziamo…

Letture – Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio

Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggioMassimo Lolli
Il lunedì arriva sempre
di domenica pomeriggio

Mondadori

Confesso di averlo preso soprattutto per il titolo. Divertente, dicevano le presentazioni. Da sorridere, al massimo. E a denti stretti. Comunque l’ho letto tutto, senza piantarlo lì, quindi il giudizio “di livello zero” è quantomeno non negativo.

L’io narrante, cinquantenne vicentino in ottima forma fisica ma disoccupato da oltre un anno, passa il tempo fra infruttose ricerche di lavoro e avventurazze sessuali perlopiù attempate fra le discoteche di un Veneto descritto in maniera da far rabbrividire, uno spaccato di Veneto che francamente gradirei non frequentare. Dove i giovani non sono nemmeno più rampanti, tanto hanno perso ogni speranza, e i vecchi si fingono giovani per andare a ballare, avere storie di una notte con i giovani intristiti, insomma fare quello che non hanno mai fatto in passato.

Ci si diverte anche (amaramente e con juicio), leggendo certi dialoghi “bilingui” in italiano e in dialetto, ma la sensazione generale è di una tristezza infinita. Un ripetersi di giornate inutili, un eterno presente trascorso aspettando… mah, qualcosa, qualunque cosa che lo faccia cambiare.

Leggibile, non è certo scritto male, e qualche riflessione la stimola. Io che, ammettiamolo, sono un po’ prevenuto nei confronti del nostro laborioso NordEst attuale, non posso evitare di pensare (pur facendo tutte le tare del caso, ricordando che si tratta di un romanzo ironico e quel che si vuole) che in un tale sottobosco di persone vuote, (mi si passi la cattiveria) di ignoranti arricchiti convinti che non esista altro modo di vivere, non è poi tanto strano che si generino aberrazioni come i legaioli e le loro idee del belino.

Chi va piano

Tartuca2 luglio, giro di boa del calendario, e come sempre sono qui a vedere il Palio. Questa volta con solo 9 contrade in corsa, perché il cavallo della Civetta ha avuto un incidente (piccolo, continuano a ripetere; speriamo bene)

Ascolto con disattenzione i discorsi degli inviati RAI che con l’horror vacui sonoro che li caratterizza non tacciono un minuto, ripetendo da anni le stesse nozioni su contrade, cavalli, fantini e tutti i parafernalia senesi. Ormai qualcuna la conosco pure io. Poco fa cercavo di ricordare i nomi delle contrade morte, ma me ne mancano un paio. Quercia, Vipera e Spadaforte chissà perché me le ricordo facilmente. Ci son perversioni peggiori.

Ah, sì: ha vinto la Tartuca  dopo una mossa durata oltre un’ora. C’è una certa logica.

De Nefralgīa 2 – La vendetta

reneDa qualche mese avevo un simbionte minerale, ovvero un calcoletto renale finitomi in vescica in attesa che gli eventi e i fattori contingenti lo portassero a scegliere la strada della libertà. Con le conseguenze del caso.

Nell’appena trascorso giugno il dormiente si è risvegliato (cit.: Dune)

Una sera (il 2, festa della Repubblica; tanto per gradire) comincio a percepire le avvisaglie di qualche movimento interno poco ortodosso; il mattino dopo il mio impianto idraulico dà segni di sofferenza fino alla chiusura totale di tutte le uscite. E prima che sia troppo tardi per muoversi, mentre i reni cominciano a dare segnali di disturbo sulla linea, mi reco al pronto soccorso di S*, a due passi da casa. Dove, più che alla serie ER, mi viene da pensare ad un documentario sui lebbrosari del Bangla Desh (ci sono lebbrosari in Bangla Desh? Vabbè, ci siamo capiti) Il vicino pronto soccorso di A* è stato improvvisamente chiuso, e tutti i malati ed incidentati sono stati prontamente dirottati sul circondario. In pratica, una bolgia dantesca.

Forte della mia “emergenza” (allarme giallo, tinta adatta al caso specifico) vengo depositato in fretta sulla barella dove per prima cosa mi sento chiedere “E adesso che facciamo?” che non è esattamente la frase che speravo di sentire. Il problema è semplice: l’ospedale di S* non ha più il reparto di urologia, chiuso per la “razionalizzazione” dei servizi ASL della Liguria (no comment), per cui al pronto soccorso non hanno specialisti ai quali affidarmi. Ripeto, non pretendo ER dove anche se hai un raro morbo tropicale trovi sempre di turno il medico che si è specializzato nel caso specifico, ma francamente speravo in qualcosina di meglio di un ospedale da campo.

In breve, dopo una mia poco piacevole “prima volta” col catetere, e dopo un’inutile ecografia che nulla rivela, vengo rispedito a casa con le tubature sgombre e nuovamente funzionanti, almeno fino al prossimo allarme. Il medico di turno mi consiglia, quando si ripresenterà l’occasione, di andare direttamente al pronto soccorso di V*, dove esiste ancora il reparto urologico.

L’occasione temuta, sperata ed attesa, si ripresenta, per l’esattezza la sera della vigilia del 24 (san Giovanni, altra giornata di festa, questa volta patronale: e riflettendo sulle date, penso che devo a tutti i costi cercare di risolvere il problema prima di Ferragosto)

Memore dei consigli ricevuti, mi faccio portare col taxi al pronto soccorso di V* (e il viaggio accidentato sulle strade genovesi, con l’asfalto distribuito in maniera frattale e le buche degne di un asteroide, non sarà stato come fare un trattamento ad ultrasuoni per frantumare il calcolo, ma ci va certo vicino) Si aggiunga al tutto che, come extrema ratio, avevo inutilmente provato l’astuta pratica detta colpo d’acqua (suggerito ad esempio qui e qui), ovvero l’ingestione in tempi brevi di grandi quantitativi di liquido con lo scopo pirotecnico (o meglio idrotecnico) di creare una pressione interna tale da spingere all’esterno tutto lo spingibile. Risultato, durante il viaggio continua a tornarmi in mente una scena dal film Mahabharata, dove una donna incinta del dio Sole partorisce una colossale pietra sferica. Don’t ask.

Finalmente sulla barella, per prima cosa mi sento chiedere “E adesso che facciamo?” Un caso lampante e spiacevole di déjà vu. Che prosegue: a V* per la razionalizzazione dei servizi della ASL ligure, è stato chiuso da poco (e senza troppo preavviso) il reparto di urologia… Se fossi stato niente niente paranoico avrei cominciato a sospettare di essere vittima di un complotto non dico a livello cosmico ma quantomeno regionale (viste le competenze territoriali)

Morale della favola, mentre i (pochissimi) infermieri e medici dell’emergenza di V* si occupano di un paio di incidenti stradali occorsi nel frattempo, io rimango disteso per un paio d’ore in attesa su una barella, con (di nuovo) un tubo infilato dove non avrei mai pensato e voluto si potesse infilare alcunché (spero vivamente non esistano estimatori della pratica, ma non mi stupirei di niente) riempiendo un’apposito contenitore di plastica con un bel litro e mezzo abbondante di liquido (il colpo d’acqua fallito citato prima) in mezzo al quale il medico di turno afferma non trovarsi nessun calcolo, ma solo una sabbietta dall’apparenza rosso-brunita (dal vezzoso nome tecnico di renella): un accidente, lo so io se ho sentito “passare” qualcosa di più corposo della sabbietta! (bestemmiando con veemenza tutti i santi del calendario compresi Emerenziana, Abercio e Piatone)

Comunque, le cose dovrebbero essersi risolte e per Ferragosto dovrei quetare. Anche perché ormai di posti di pronto soccorso nei quali far chiudere urologia non me ne son rimasti più tanti.

Coralaine

coraline96Onestamente, mi rendo conto di essere privo di istinto paterno. Anzi, fino a poco tempo fa ero completamente pedofobo. Proprio phòbos, phòbos, terrore raggelante; ricordo ancora quando un amico mi posò simpaticamente sulle ginocchia il suo frugoletto di poche lune: rimasi paralizzato come Dracula davanti al crocefisso. Ora va meglio, grazie. Sono quasi convinto che anche gli infanti siano esseri umani. (il che, considerando quel che penso dell’umanità in genere, non so se sia tanto una gran bella valutazione…)

Ieri, però, mentre con gli occhialini speciali di ordinanza assistevo alla proiezione in 3D (uàu!! e si vedeva pure bene! d’accordo, io adoro Neil Gaiman e non faccio testo…) di Coraline e la porta magica non ho potuto evitare di provare un po’ di compassione e solidarietà per… no, non tanto per il bambino in età abbondantemente prescolare terrorizzato e frignante della fila dietro (sarò cambiato, ma con jucio!) quanto per la povera mamma che ha dovuto abbandonare la sala a metà proiezione col pupo ormai traumatizzato e tremante avvinghiato alle vesti.

Chiedo a chiunque legga queste righe un momento di comprensione per quella povera donna che, ignara, sperava di fare cosa grata portando la prole al cinema e si sarà invece ritrovata la sera (e chissà per quante sere ancora…) costretta a far fronte ad un’esperienza di quelle che ti temprano il carattere.

Incidentalmente: sì, il film può spaventare un bambino. Cosa che sospettavo già avendo letto il libro. Apposta a me era piaciuto… :wink:

Letture – Acque oscure

Acque oscureAmmetto di non essere mai stato un fan di Evangelisti e del suo Eymerich, ma in tempi di carestia da buone letture nere si prova (di) tutto.

Un po’ speravo di ricredermi con i racconti “scherzo” con l’inquisitore contro Dan Brown e Palaniuk (lo so, da qualche parte nel cognome dovrei mettere almeno una h) ma meglio tacerne. E anche gli altri racconti brevi hanno, onestamente, il solo pregio di essere brevi.

I racconti più corposi sono perlopiù ristampe e rielaborazioni: O gorica ecc. credo di averlo già ormai in triplice o quadruplice copia; Gocce nere, l’unico che mi poteva interessare un po’, mi dava uno strano senso di déjà lu, e come infatti ho scoperto in seguito si tratta di un patchwork di due o tre precedenti racconti.

Insomma, morale della favola, se questo doveva essere uno dei gioielli o delle teste d’ariete della nuova collana Epix, eh beh…

Genova 30 giugno 1960

ge_giugno60

Giusto per ricordare.
Anche se io avevo appena quattro mesi.

Gaio orgoglio

Logo+gaypride_0Incredibile, vivo in una città ospitale e moderna. O almeno questo è quel che mi è sembrato sabato scorso, vedendo quanta gente di tutte le età, ceto e colore ha accolto con allegria e partecipazione il Gay Pride. Zena così allegra, affollata e colorata era da un pezzo che non si vedeva (se mai la si è vista…)

Uniche dolenti note, l’afa degna dell’atmosfera del pianeta Venere e l’incidente alla trans caduta dal carro della Comunità di San Benedetto, che da quel poco che ho letto sembra comunque essere fuori pericolo all’ospedale.

Persino la sindaca Vincenzi ha deciso alla fine di partecipare personalmente all’evento (dopo una stima del numero dei potenziali elettori presenti, mi verrebbe da dire cattivamente, ma io sono una notoria bestiaccia cinica e malpensante…) e il cardinal generale Bagnasco ha voluto fare a tutti il piacere di NON farsi vedere nonostante gli inviti rivoltigli dall’organizzazione (e soprattutto non farsi sentire, a parte suppongo sul TG regionale che riporta da sempre ogni scorreg sospiro della curia); ma come pretendere che uno che va in giro vestito con una gonna purpurea si possa far vedere insieme ad un gruppo di uomini vestiti da donna…

Io purtroppo ho commesso l’errore di andare alla partenza del corteo sotto il sole e il clima venusiano di Piazza Principe, e dopo poco non capivo se le madonne che vedevo erano mie visioni mistiche da collasso o persone festanti sui carri. Non avevo neanche la forza e la volontà di fare foto decenti, saccheggerò in giro per la rete :wink:

Gente in festa per le strade, e arcivescovado chiuso sdegnosamente in un livido silenzio: ci vorrebbe un Gay Pride tutti gli anni. Come minimo.

La morte e la fanciulla

Farrah_Fawcett 96Che poi, diciamocelo. Difficilmente i film di Farrah Fawcett verranno riconosciuti come capolavori nel futuro. Però che dire, quella biondona occhiazzurri dai capelli così laccati che l’ozono urla ancora di dolore, era entrata nel novero delle icone dello spettacolo. Per evidenti motivi di carattere endocrino, senza dubbio. Anch’io confesso che quando la vidi per la prima volta rimasi particolarmente turbato. Sì, è vero, avevo un’età prepubere nella quale mi avrebbe turbato anche la vista di Ugly Betty in costume da bagno, ma garantisco che vedere l’infermiera Holly ne La fuga di Logan NON ERA in alcun modo paragonabile al vedere Ugly Betty, per quanto al suo meglio potesse essere.

Poi, negli anni 80 ero anch’io fan delle Charlie’s Angels (anche se credo che a rivederli adesso, quei telefilm mi annoierebbero a morte nonostante gli splendidi panorami femminili) E tralasciando certi film con Burt Reynolds appena appena superiori ai Pierini nostrani, ricordo tutto sommato con piacere il claustrofobico Saturn 3 con Kirk Douglas e Harvey Keitel dove la bionda Farrah provocava pensieri inverecondi anche nel robot Hector (mica fesso pure lui, anche se decisamente non asimoviano). E non dimentico alcuni suoi telefilm successivi, come si dice in questi casi “della maturità”, dove senza lacca e senza trucco affrontava temi molto meno ridanciani come la violenza familiare sulle donne.

D’accordo, la storia finale del suo (mancato) matrimonio in punto di morte suona un po’ troppo Carolina Invernizio, ma con quello che ha passato con la malattia, non mi posso certo permettere di fare il cinico a tutti i costi.

La Grande Consolatrice, capricciosa peggio di come la descriva José Saramago, ha però evidentemente deciso di concludere i conti in pareggio, e ha voluto liberarci anche di una sgradevole entità. Mi secca un po’ che la notizia della morte di Michael Jackson offuschi i necrologi della più famosa delle Charlie’s Angels. Ma pazienza, se è per l’equilibrio karmico… purtroppo noto che è partita l’operazione di beatificazione di Jacko. Bah. Molto meglio ricordare la mia infermiera Holly.

Se gioventù sapesse

jpg_1655678Di solito si dice che i ragazzi di oggi sono più svegli di quelli di una volta, e soprattutto si tende a pensare che in fatto di sesso, con quello che vedono in TV e al cinema e con quello che leggono (perlomeno quelli che leggono, of course) mangino il riso in testa alle generazioni precedenti.

Pare proprio di no.

Grazie alla disinformazione per la quale non cesseremo mai abbastanza di ringraziare l’ipocrisia cattolica dei nostri diseducatori, grazie ad una scuola (pubblica per insufficienza di prove) che si preoccupa maggiormente di fare ore di religione che di educazione sessuale, ci troviamo ad avere adolescenti che hanno le idee a dir poco confuse: leggere il link per credere.

A parte il fatto che mi auguro che nessuno si confonda e non si metta ad usare il CUKI alluminio o la carta da forno, mi pongo dei problemi logistici: ma il… coso, sì insomma, il birillo, quando te lo fasci? “prima” che sia sull’attenti? rischioso, se stringi troppo… “al momento buono”, quando è nel pieno del suo fulgore? ci vuole il suo tempo, vorrai darli almeno un tre-quattro giri, col rischio che la passione per così dire scemi…

Che poi, se qualcuno ha mai avuto a che fare col domopack, sa come abbia la spiacevole tendenza a non fasciare subito “bene” alla prima e come spesso la maledetta pellicola si accartocci irrimediabilmente…

Lo confesso, ai miei tempi si diceva che per non restare incinta  bisognava lavare la patatina con un potente getto di Coca Cola® agitata sul momento, ma mi sento di dire che al confronto eravamo dei drittoni (pun intended?)…